R Recensione

8/10

White Stains & Psychic TV

At Stockholm

Nel magmatico e fluorescente panorama delle produzioni discografiche curate Genesis P. Orridge si inserisce l'album "At Stockholm", che costituisce un capitolo un po' a se stante nello sterminato universo creativo degli Psychic TV.

Concepito come formulario musicale per una lunghissima dissertazione recitativa, il disco è una raccolta eterogenea di brani strumentali su cui la voce suadente e sibillina del fondatore dei mitici Throbbing Gristle va a tessere considerazioni e assiomi che spaziano dalla religione alla sociologia, dall'esoterismo alla sessualità; toccando temi cari all' artista e senza indulgere in quelle provocazioni che spesso caratterizzano titoli da lui firmati.

Avvalendosi della creatività sonora del duo svedese formato da Carl Abrahamsson and Thomas Tibert, P. Orridge riesce a creare un atmosfera coinvolgente anche per chi non è in grado di afferrare il senso compiuto delle parole; ed evidenzio questo elemento in quanto l'album è di fatto una produzione musicale degli White Stains, ma che priva dell'intervento vocale del suddetto non avrebbe lo stesso impatto e la stessa coerenza formale.

La musica delle quattordici tracce, che si snodano quasi senza soluzione di continuità (essendo collegate tra loro da vari tappeti sonori), rimbalza tra generi affini proponendo momenti di apertura psichedelica a squarci di allucinata oscurità, ricamando melodie rarefatte dai contorni inquietanti ("Testicle Waltz") e trascinanti overture tribali ("Casa Delirium"), che sottolineano con efficacia i riferimenti alchemici ed esoterici dei testi di P. Orridge. Le sonorità rispecchiano in modo abbastanza netto i gusti del periodo, con parti ritmiche asciutte e tastiere rotonde, impreziosite da filtri elettronici che le distorcono deliziosamente nei passaggi apparentemente più solari. Assenti, invece, gli ingredienti che più facilmente ci si aspetterebbe da un album esoterico dei primissimi anni '90, ovvero le ballad acustiche dell'apocalyptic folk che tanto imperversavano grazie ai Current 93 e ai Death in June. Qui siamo in terra scandinava e domina un'elettronica che di folk non ha davvero nulla.

Nel complesso lo svolgersi dell'opera non ha cedimenti e se a tratti si dilunga un po' - evidentemente per reggere la misura del recitativo - le invenzioni di Tibert e Abrahamsson tengono il passo e intrigano.

Certo: la comprensione del testo è fondamentale per apprezzare appieno questo album, che nasconde proprio nelle pieghe delle parole sottili sentori che rendono il suono ancora più penetrante.

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