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R Recensione

8/10

Nine Inch Nails

Pretty Hate Machine

La fine degli anni '80 vede la nascita e lo sviluppo di un nuovo genere musicale, originale fusione delle parti: le sonorità dark di stampo prettamente wave, la violenta estetica metal più l'aggiunta di inediti inserti elettronici derivati dagli esperimenti della scuola tedesca e avanguardista industriale. Il genere in questione viene denominato "industrial metal".

Nel mezzo di questa nuova rivoluzione musicale, comincia a venire a galla il talento dei Nine Inch Nails, pseudonimo dietro quale si cela Trent Reznor, che nel 1989 dà alle stampe la sua opera d'esordio "Pretty Hate Machine".

Il disco inizia tra sottili rumori metallici e scorie elettroniche, mentre il battito sordo della batteria viene circondato da cori femminili prima che il canto di Reznor, prima subdolo e suadente (nella strofa) quindi urlato e rabbioso (nel ritornello) squarci con violenza il velo elettronico accompagnato da pesanti chitarre distorte. Il testo è una feroce invettiva contro il "Dio denaro" e contro la società del consumo: un tema ricorrente nei testi del tenebroso Reznor. Senza soluzione di continuità di passa al secondo pezzo, "Terrible Lie": il ritmo rallenta, l'atmosfera si fa tesa e drammatica senza riuscire a trovare alcuna valvola di sfogo nemmeno nell'efficace ritornello.

La traccia n. 3, "Down In It" (anche estratta come singolo) è uno straniante ma riuscito esperimento rap (ovviamente deviato dalla concezione "industrial" dei NIN).

Battiti meccanici, basso plastico e lontani synth fungono da introduzione alla traccia seguente, "Sanctified": Reznor si fa narratore suadente e morbido di una storia a sfondo sessuale (" And if she says come inside I'll come inside for her...") fino al ritornello, dove il canto esplode intervallato da violente bordate elettroniche.

Nella metà esatta dell'album, la traccia n. 5, si fa strada il capolavoro dell'opera, che risponde al nome di "Something I Can Never Have". Nel brano, Reznor abbandona gli orpelli industrial e rumorosi del brani precedenti, creando una sorta di burrone dal quale non si vede la luce : su uno sfondo di rumori metallici sparsi in lontananza, il leader dei NIN piazza alcune note sospese di pianoforte, a creare un'atmosfera di grande contrasto. A dominare tutto, una melodia immortale, che narra una storia di un amore utopico estremamente toccante. Il brano è una dimostrazione del reale talento melodico di Reznor, autore lucido e dotato di un gusto per la melodia e la canzone invidiabile.

Le tre tracce successive, "Kinda I Want To", "Sin" e "That's What I Get", ritornano in territori più consoni, andando a formare una triade quasi synth-pop, rumorose e drammatiche, ma dalle forti cadenze ballabili (soprattutto per quanto riguarda "Sin"). Non a caso, "Pretty Hate Machine" diventerà praticamente un culto nelle discoteche alternative di inizio anni '90.Tre brani che, benché belli e apprezzabili, risentono troppo dell'influenza dei maestri Ministry".

"The Only Time" è guidata da un basso dub e dalla voce malata di Reznor, sempre pronto ad avvolgere l'ascoltatore in una spirale di perdizione (spesso e volentieri sessuale).

L'opera si conclude con "Rigfinger", mutevole e camaleontica, che non aggiunge però molto a quanto già espresso in precedenza.

In conclusione, il primo colpo inferto dai NIN è un buon colpo, che si dimostra anche molto coraggioso in più di un' occasione, benché ancora abbastanza acerbo e succube dell'esperienza di alcuni dei gruppi "storici" dell'industrial. La dimostrazione del grande talento di Reznor si paleserà nei lavori successivi, a partire da "Broken", ma soprattutto nel capolavoro "The Downward Spiral".

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 19 voti.
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Gimmy 8/10
george 8/10
loson 7,5/10
D10S 8/10
Lelling 8,5/10
K.O.P. 5,5/10

C Commenti

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DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 14:10 del 27 maggio 2007 ha scritto:

I'm on my hands and knees I want so much to believe

Ottimo album, la giusta consacrazione di un autore scaltro e intelligente nel formattare in un originale e accessibile formato post-metal tutte le pulsioni elettoro - industrial degli anni 80 ( un nome su tutti: Foetus). Se gli anni 80 furono gli anni della divisione dei generi,le varie barriere caddero al'inizio del decennio successivo anche grazie a questo album ( e autto il fenomeno del Lollapalooza). A tal proposito ricordo un aneddoto divertente. I NIN fecero un tour entusiasmante nel lollapalooza del 1991, conquistando legioni di adepti del grunge e del metal. Un metallaro andò da Trent pochi mesi dopo e gli disse. "Cazzo, vi ho visti dal vivo e site troppo forti. Poi ho comprato "Pretty hate machine",e cazzo, cosa è tutta quell'elettronica da froci" eheh grande Reznor!

synth_charmer (ha votato 8 questo disco) alle 13:42 del 22 aprile 2010 ha scritto:

Nel suo esordio ha trovato una giusta via di mezzo, mentre dopo questo disco la tendenza metal che gli appartiene penderà il sopravvento. Io metallaro non lo sono per niente ("da froci un cazzo!" direi a quel tipo lì ) e preferisco quest'album, anche per il significato storico che ha avuto. Terrible Lie e Sin sono le mie preferite.

fabfabfab (ha votato 8 questo disco) alle 23:22 del 6 dicembre 2010 ha scritto:

Grandissimo disco, chissà perchè non l'ho mai votato. Il basso di "Sanctified" mi fa impazzire.