R Recensione

10/10

Converge

Jane Doe

Prima di entrare in studio per comporre “ Jane Doe “, il quartetto di Boston dev’essere andato a cena con Lucifero tutte le sere per almeno un anno. Nell’immaginario comune, Lucifero è l’angelo caduto dallo stato di beatitudine per invidia della perfezione di Dio; ma è anche l’angelo portatore di luce, che nel campo dell’arte si traduce in “ luce della genialità creativa“. Ho provato a dare una spiegazione razionale prima di questa, ma non ci sono riuscito. Le emozioni e gli stati d’animo ivi trasmessi puzzano di zolfo! Qui cari amici si ha a che fare con qualcosa che trascende il comune ingegno.

È davvero difficile descrivere il gioiello in questione, etichettarlo ed incasellarlo. Potrebbero essere presi in prestito termini come: hardcore, post-core, emo-violence, metal core, noise ecc. ecc., ma non ci avvicineremmo di un passo alla sua comprensione. Soltanto l’opener track “ Concubine “ combina in se stessa tre quattro stili differenti che passano dal noise al groove fino al grindcore, e ciò è la norma per ogni composizione contenuta in questo compendio del male fisico e mentale. Ogni pezzo è una discesa nel gorgo della schizofrenia più contorta e disperata. Non c’è luce, ne’ speranza. È disperazione portata all’esasperazione: se Bataille avesse avuto tempo di ascoltare i Converge li avrebbe sicuramente citati nel suo studio dell’esperienza dell’estremo che il soggetto fa di se portandosi fino al deliquio. Ci troviamo di fronte a musica da stato allucinatorio generatore di convulsioni, altro che morso della tarantola. “ Jane Doe “ è l’incontenibilità del dolore fisico che trova rari momenti di apparente calma in pezzi come “ hell to pay “ o la conclusiva sessione che da’ il titolo al disco: una lunga marcia funebre in grado di far passare i “ Canti di Ossian “ come barzellette di Gino Bramieri.

Tutte le canzoni sono eseguite con chirurgica meticolosità, le linee vocali e le urla di Jacob sono inserite sempre lì dove devono essere poste e la sporcizia del suono gioca a mò di illusione acustica in cui tutto sembra disturbato, marcio e inascoltabile quando in realtà ogni passaggio, ogni riff o rullata di batteria risaltano ancora di più nella loro incurabile malattia e grandezza compositiva. “ Jane Doe “ non segue canoni ma ne crea di nuovi; non ha paura di sperimentare sconfinando in territori inesplorati ( anche nel punk sparato a mille di “ The broken vow” o nei cenni industriali della violentissima “ Fault and fracture “, ) che ne fanno la sua carta vincente. Una volta premuto stop sul lettore cd si ha una sensazione di dolore fisico e stordimento cerebrale, una via di mezzo tra rabbia estrema e rassegnazione consapevole. Non c’è solo velocità e potenza ma distorsione esagerata, inquieta melodia e senso di epilessia come se Lucifero in persona avesse preso il meglio dai Brutal Truth, dai Neurosis, dai Will Haven e dagli Slayer fondendoli in un solo disco. Ci ritroviamo di fronte ad una pietra miliare che un giorno verrà ricordata nella storia del rock al pari di dischi come: “ Reign in Blood “, “ Nevermind the Bollocks “ o “ Sticky Fingers “. Ecco cosa succede quando si scherza col fuoco.

V Voti

Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 6 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 10:04 del 6 luglio 2007 ha scritto:

Mamma mia

Gruppo -e disco- devastanti... veramente, veramente violenti.

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 10:04 del 6 luglio 2007 ha scritto:

Voto.

Bellerofonte (ha votato 8 questo disco) alle 20:37 del 15 aprile 2011 ha scritto:

Devastanti e Stupendi aggiungerei.. anche se mi discosto dalla critica. A questo preferisco Axe to Fall