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R Recensione

7/10

Unsane

Wreck

In un mondo Unsane un lieto fine Unsane è una copertina Unsane. Sangue porpora sulla mano, un machete per amico, una motosega nell’armadio. Sangue, sangue, sangue. Tipica fruizione compulsiva youporn, sai sempre cosa trovi e sai che non puoi farne a meno. Sangue secco, sangue pazzo, sangue sul pavimento. Schizzi sulle ragnatele in cantina e sui paginoni di Hustler attaccati alle pareti color vomito, scorre denso, lento e grumoso con un odore che sa di vernice fresca scaduta. Un luogo del delitto che ha un sapore familiare e accogliente, quello di casa. Chiedete a Chris Spencer, lui sa. Sa che nella sua personale Genesi 15-35 il padreterno avrebbe dato l’ok e addio Isacco, zampilli copiosi dal cranio fracassato del divino figlio unico retrocesso divino figlio morto. Tutto molto Unsane, tutto molto meno consolatorio della versione ufficiale. Quindi perfetto. Un Tranquillo Weekend Di Paura biblico decisamente Tobe Hooper. I tre o quattro semi cattivi del gore sonico newyorkese sono un repetita iuvant estetico di poche ma solide basi: il Maggiolino bianco di Ted Bundy, elettroutensili rotativi da ferramenta, un fucile a pompa cal. 12. Susan Atkins che scrive “death to pigs” sui muri di Bel Air. Ha Ha Ha” che sventra l’hardcore antesignano dei Flipper (San Francisco, 1979) con un ghigno malato e coltellate noise-metalliche senza pietà. “Wreck” significa rottame, carcassa e non sposta una virgola in sana cattiveria. Un rudere di carne morta, demolito dai fendenti marmorei e armonica della muscolare “No Chance”, il solito unicum ultraviolento e bastardo che avanza implacabile nelle urla depravate, da maniaco figlio di puttana, di “Ghost” e nello sferragliare marcio apocalittico di “Metropolis. Immaginate gli Stooges di “Raw Power” all’inferno, oppure i primi Sonic Youth imbottiti di tritolo e Henry Rollins.

…You’re too close, but you’re just out of reach. Can’t lay down, watch us drown…”  

Un macigno dal cavalcavia, un frontale senza airbag, ossa frantumate, cartilagine spappolata, il rock è morto, l’hanno ammazzato gli Unsane. Alleluja. Rat” deflagra un tribale metal-blues tra il panzer della spietata sezione ritmica Curran-Signorelli e il riff serial-killer di Spencer, “Decay” è un mulinare torcibudella dalle parti di Helmet e Converge, puro cingolato Unsane che non cede mai il passo, non rilascia l’acceleratore almeno fino alla fetida post-metal-ballad di “Stuck”, traccia otto. Sei minuti di discesa verso un fondo pozzo nero al ralenti, iniziano il rullante mesto e la chitarra vicini a certi fraseggi math modello Albini, si chiude con lo zenith al calor bianco gocciolante emoglobina su chorus lirico e salato. Suonare l’Olocausto perché la psiche umana è il più buio dei misteri, un sabba giubileo per l’affettuoso ascoltatore di “Total Destruction” e “Scattered, Smothered & Covered”. Unsane, sangue e rock and roll omicida.

…Your life is a mess, i can’t care less, you live in distress, just like the rest…

Lui, l’uomo col berretto, torna nel garage quando la slide di “Pigeon” disperde anidride solforosa in un mattatoio sludge, sistema gli arti, la testa, il busto del cadavere smembrato, l’esofago e il fegato, li avvolge con cura dentro plastica gommosa trasparente comprata al Walmart un venerdì mattina. Fuori il vecchio motore del pick-up Ford farfuglia e aspetta dietro il capanno isolato nel Midwest più profondo. Sullo sterrato incontra poche auto, poca vita, non oltrepassa mai le cinquanta miglia orarie, finché ferma il mezzo dove si trovano le alte sequoie secolari. Scava e lascia i resti umani, poi copre la piccola fossa di terriccio duro. Lo fa con lentezza, c’è un silenzio tombale interrotto solo dal lamento dei corvi. L'uomo s’allontana, osserva l’orologio e gira le chiavi nel cruscotto, quel nome, quel corpo non è mai esistito. Era coperto di rame, coperto di sassi, coperto di foglie. Furia Unsane in un mondo di agnelli innocenti. Chiudete i cancelli. Serrate le porte. 25 anni malsani, sette album e la stessa devastante potenza contro un muro di cemento armato: il power trio di NYC e il suo urbano grand guignol fanno ancora tanta, tanta paura.     

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C Commenti

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Filippo Maradei alle 0:27 del 16 maggio 2012 ha scritto:

Non il mio pane quotidiano, decisamente, però la copertina e lo scritto magnifico di Daniele mi hanno invitato parecchio. Mi ci vorrà un secolo, ma forse forse finirà per piacermi. Intanto le tracce mi hanno gasato un sacco, e "Stuck" è proprio figa. Grazie Dan, te ne devo una. )

rdegioann452 alle 15:14 del 16 maggio 2012 ha scritto:

li ignoravo completamente ma mi piacciono. io sento l'influenza dei (vecchi) soundgarden.

simone coacci alle 16:48 del 16 maggio 2012 ha scritto:

Mi piace assai il video di "No Chance": sembra uscito dalla mente sconvolta di un personaggio di un film di Rob Zombie.

Filippo Maradei alle 18:47 del 16 maggio 2012 ha scritto:

RE:

Simò, dimme che hai pensato pure te alla casetta dei 1000 corpi. Che spettacolo di film.

simone coacci alle 18:57 del 16 maggio 2012 ha scritto:

RE: RE:

Esattamente quello. Nella fattispecie mi ha ricordato quelle miniclip, tutte acide, sgranate tipo filmino in super8, che ogni tanto irrompono nel film condensando i trip mentali e i ricordi dei personaggi. Di Baby e Otis B. Firefly soprattutto.

Filippo Maradei alle 18:59 del 16 maggio 2012 ha scritto:

RE: RE: RE:

Sei un grande, idem per me.

Marco_Biasio alle 17:36 del 16 maggio 2012 ha scritto:

Eh sì, dagli Unsane sai sempre cosa aspettarti, ed è sempre un bel sentire. Confesso che questo l'ho sentito ancora poco e male (qualità audio pessima), nei prossimi giorni cercherò di rimediare. Mi sentivo solo di sottolineare "Don't" e la tua ottima recensione.

ozzy(d) (ha votato 7 questo disco) alle 10:04 del 18 maggio 2012 ha scritto:

un bel ritorno,anni 90 rulez, bella bella la rece

Emiliano (ha votato 7 questo disco) alle 10:35 del 18 maggio 2012 ha scritto:

avevo bisogno di un disco così come dell'aria. Il solito disco degli Unsane (come dire ottimo lavoro).