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R Recensione

8/10

Deftones

Around The Fur

Non che l’album in questione, Around The Fur, sia necessariamente il più meritevole della trilogia che comprende i primi tre lavori della band, ma sicuramente si tratta di un lavoro indispensabile per capire da dove sia venuto fuori quel capolavoro che è White Pony.

Se nel primo album, Adrenaline, il gruppo inizia a definire le basi del suo caratteristico sound, riuscendo a farlo molto bene, nel successivo lavoro su queste stesse basi si sviluppa tutta l’aggressività e la compattezza di cui sono capaci i quattro componenti, mitigando, anche se non del tutto, le vaghe istanze pseudo-psichedeliche e Cure-iane del predecessore. Questo è sicuramente un album meno complesso del precedente, ma ugualmente studiato e faticato.

Si parte con My Own Summer, che nonostante sia palesemente pensata per apparire sul palinsesto di Mtv, lascia il segno con la sua robustezza e la sua violenza, unite a quella splendida sensibilità melodica tanto cara a Chino Moreno che troviamo qui nel ritornello. Gli elementi sono i soliti, quelli che già avevamo imparato ad apprezzare con Adrenaline: in primo luogo l’eccezionale voce di Chino Moreno, poi i potenti riff di Carpenter e soprattutto le geniali trovate ritmiche del batterista.

Sono proprio queste a sostenere mirabilmente la voce trascinata del Chino nella seconda traccia, Lhabia. Le chitarre rimangono in secondo piano, minacciose, per poi manifestarsi in tutta la loro furia facendo contrasto con i toni morbidi del cantante. Ma ecco che presto anche la voce si fa demoniaca e, senza apparire mai banale, sfoga la sua rabbia con grida roche, per poi riprendere con la consueta formula iniziale.

Mascara è una tipica canzone Deftoniana: il basso cupo introduce un lento ma deciso ritmo di Abe Cunningham, memore del dark dei primi anni ’80, la voce delicata di Moreno dona una tonalità malinconica ed emozionale al pezzo, che trova continuità nel più violento ritornello. Tutto questo costituirà una preziosa lezione per brani successivi come Digital Bath

È sempre la sofisticata batteria di Cunningham ad aprire la titletrack  Around The Fur, accompagnata dagli efficaci riff di chitarra e dalla voce variegata del cantante. Si tratta sempre di una mescolanza tra le sonorità schiette e feroci del crossover e quelle più soffuse del dark. La pesantissima sfuriata di Chino chiude il pezzo, lasciandoci piacevolmente impressionati e costituendo un assaggio della successiva Rickets.

Il bisbiglio di Moreno è sovrastato dalla velocissima batteria e dai colossali riff di Carpenter, ma riesce ad emergere in tutta la sua potenza nel ritornello.

Ed ecco che Be Quiet And Drive (Far Away) ci offre uno splendido esempio di quel tanto riuscito connubio tra sensibilità pop e fervore metallaro, in grado di dare quel tocco di profondità in più alle composizioni dei Deftones. Di grande impatto i suoni fragorosi della chitarra di Carpenter, e epocale l’immediatezza espressiva di Abe Cunningham. Ecco i Deftones migliori, tutti da assaporare.

Lotion, la settima traccia, è a mio avviso quella meno riuscita dell’album, con un troppo netto contrasto tra la pesantezza delle strofe e la liricità del ritornello. Niente di grave però, l’ascolto procede, incoraggiato dall’affascinante sfogo finale della traccia.

Un altro grande pezzo è Dai The Flu, nuovamente grato al gioco dialettico morbidezza/pesantezza, a cui contribuiscono sia gli strumentisti che il timbro malleabile di Moreno. Il basso distorto accompagna quindi i passaggi più delicati, mentre i feroci riff danno solidità e aggressività al resto. Il tutto ovviamente viene scolpito dalla maestria del grande batterista, vero marchio di fabbrica del sound del gruppo.

Ed ecco Headup, uno dei passaggi più violenti di Around The Fur, dai toni più smaccatamente crossover, costruita sulle rappate di Chino e sui ripetitivi riff metal. Si ha qui la partecipazione di Max Cavalera, leader dei Soulfly, al cui figlio, deceduto in un incidente, è dedicato l’album. La seconda parte del brano si fa sempre più estrema, non lasciando nessuno spazio a velleità pop e melodiche. La conclusione è affidata ai suoni tribaleggianti che saranno tipici dei lavori dei Soulfly.

Con Mx, l’ultima traccia,si ritorna alla forma canzone deftoniana, proprio ciò di cui avevano bisogno dopo l’assalto sonoro del brano precedente. Il Chino torna a sfoggiare la sua voce e le sue acclamazioni, sostenuto dalla splendida sessione ritmica e dagli accordi pesanti come pietre di Carpenter.

Aspettando di ascoltare il successivo album scorriamo gli oltre 30 minuti di silenzio che ci separano dalla soddisfacente ghost track.

Bene, ora il cd è davvero finito.

Infiliamo nel lettore White Pony

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Voto degli utenti: 8/10 in media su 15 voti.
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Vikk 9/10
zagor 8/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 18:23 del 7 agosto 2007 ha scritto:

Appunto

L'unico lavoro dei Deftones che riesco ad apprezzare pienamente, senza costringermi a skippare le tracce, è per l'appunto White Pony, uno dei must nel suo genere. Quello che hanno fatto dopo è comunque di buon livello -se escludiamo l'ultimo, a mio parere fin troppo mediocre- ma nettamente inferiore al "grey album". Questo segue la linea degli altri: non male, ma scade un po' nel "già sentito". Bella la copertina, però ))

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 18:25 del 7 agosto 2007 ha scritto:

Precisazione

Anche se questo comunque è venuto prima di White Pony

DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 21:08 del 7 agosto 2007 ha scritto:

dying of boredom...

Quanti ricordi, lo comprai appena uscito, nel novembre di dieci anni fa. Lo consumai a forza di ascoltarlo, e anche adesso mi capita di rimetterlo sul lettore, benché paghi lo scotto di una certa monotonia di fondo. Le parti di chitarra sono forse le migliori in assoluto tra i loro album: un misto tra l'assalto squadrato degli Helmet, la potenza del grunge e le dissonanze post-hardcore dei Quicksand. Moreno modula la voce divinamente, con quel tono da perfetto adolescente annoiato e gli echi curiani di "Lhabia" e "mx" sonof avolosi, anche se preferisco il deflagrante urlo cobainiano di "Dai the flu" e "My own summer". Sempre grandi!

Vikk (ha votato 9 questo disco) alle 16:06 del 9 novembre 2007 ha scritto:

Uno dei migliori album dei secondi anni 90: chitarre nu-metal (quando ancora non era stereotipato sui canoni definiti da "Follow The Leader") su melodie New Wave, la voce di Chino Moreno tra grida e sussurri e poi il capolavoro "Be Quiet And Drive" dove si scontrano l;e melodie paranoiche dei Radiohead e l'impatto sonoro dei Pantera.

Un must come il successore White Pony

Nucifeno (ha votato 9 questo disco) alle 15:56 del 19 febbraio 2008 ha scritto:

Discone

I primi 4 dischi sono tutti belli da quanto ricordo, ma questo a mio parere è il migliore alla pari con Adrenaline.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 12:03 del 23 dicembre 2008 ha scritto:

Un buonissimo album, costruito sui più secchi e penetranti riff di scuola hardcore, che stranamente suonano limpidi e chiari, scoprendo una musicalità peculiare e quanto mai autentica. Un album devastante, pungente, acuto, ma allo stesso tempo ''sensibile'' nelle sue partiture melodiche, coinvolgente ed emozionante. Ottima rece, Cas [7.5]

matteolostrambo alle 19:41 del 15 giugno 2009 ha scritto:

questo album è emozione allo stato puro... malinconico, plastico e grigio... Mx è la più bella dell'album e riassume il tutto, voce sognante, riff aggressivi, atmosfere decadenti... secondo me è crossover, grunge e post-hardcore

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 1:18 del 26 marzo 2010 ha scritto:

Questo insieme al successivo White Pony segna l'apice creativo della band_In questo caso, forse è l'album piu duro dei Deftones, mentre White Pony è piu etereo ed elettronico...Entrambe i dischi son capolavori.

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 23:05 del 5 maggio 2017 ha scritto:

Preferisco "Adrenaline", che ha quel quid di urgenza adolescenziale a renderlo insuperabile, oltre a una maggiore varietà stilistica, questo è piu' compresso e squadrato. Tolta Head Up ( abbastanza dozzinale ammiccamento al metal/rap), tutto il resto pero' è un concentrato di classici del genere. Be Quiet and Drive, in cui la voce di Moreno lambisce echi emo, è la migliore.