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R Recensione

7,5/10

Deftones

Kay No Yokan

Chi conosce almeno un po’ i Deftones sa perfettamente che i membri della band sono adusi alla coltivazione di marijuana, come testimoniano le numerose foto all’interno dell’album eponimo del 2003, nonché al suo conseguente ed inevitabile consumo. Orbene, mi piace pensare che il titolo scelto per questo album sia nato in una serata uggiosa davanti alle luci di un televisore al plasma in un comodo divano di pelle nera, di quelli a cinque posti con tanto di penisola.

Nella cortina di fumo illegale, immerso in un silenzio sacro interrotto solo dal rumore delle esalazioni, Chino Moreno, con le palpebre socchiuse e gli occhi rossi, esclama “Koi no yokan!” simulando un gesto di karate. Segue intenso scroscio di risate. Beata ignoranza la mia. In realtà Koi no yokan è un’espressione Giapponese che non prevede trasposizioni precise nella nostra lingua ma che più o meno dovrebbe significare “amore a prima vista”. Che sia una sorta di difesa preventiva da eventuali efferate critiche non ci è dato saperlo, perlomeno non prima di aver affrontato quest’odissea sonora.

Possiamo fregiare i Deftones di avere dalla loro due caratteristiche imprescindibili: in primis di essere reduci indiscussi di uno stile-il nu metal- che è uscito con le ossa rotte dal confronto storico con gli altri generi, rigettando qualsiasi miraggio di longevità tra i suoi adepti; in secondo luogo la longevità, appunto, dei Deftones unici alfieri “nu” in un ventennio di veloci trasformazioni culturali e musicali che ha travolto i più (Limp Bizkit, Korn)appiattendo qualsiasi barlume di genialità interna alla loro proposta.

Nel loro cammino i Deftones non guardano gli altri, non cercano ispirazioni né hanno l’arguzia di carpire elementi tipici del trend setter discografico. Sono come muli: dritti lungo la loro strada cercando di cesellare il sound, smussarlo dove possibile senza rischiare dispersioni armoniche o, peggio ancora, il radicamento a mode incompatibili per la sola gioia di un pubblico neofita (si, sto parlando dei Korn e dei Muse e della loro smania di interloquire con certa dubstep inconsistente). Koi no yokan è equilibrio allo stato puro, l’ago di una bilancia che pesa muri di riff tetragoni -scanditi dalla violenza di una chitarra a otto corde (una sbruffoneria che solo in pochi, tra cui Fredrik Thordendal e Tosin Abasi riescono a far connettere in maniera ottimale alle proprie esigenze)- alternati e contrapposti a melodie soavi e voluttuose che ne mantengono il contrappeso.

Quasi uno White Pony 2.0 che diffonde le nuove intime fascinazioni elettro (Entombed), dipanandosi nel pianeta Deftones in rapide pulsazioni che scandiscono moderne ossessioni. Esala rapidi effluvi di new wave (Tempest) che cercano di ghermire con feroci artigli rock metal una chimerica perfezione stilistica che a volte pare davvero vicina.

Non una nota fuori posto, nemmeno nelle interpretazioni più sconnesse di Romantic Dreams, dove le geometrie canoniche cadono preda di isterismi progressive-core. La voce di Moreno (inossidabile reduce della tecnica scream/clean) dipinge un universo cromatico con pennellate melodiche decise, sotto i quintali di effetti che ne costituiscono l’inconfondibile cifra stilistica. Koi no yokan mostra il lato più liminale dei Deftones, il risultato della gestazione di una creatura proteiforme che mescola gli umori viscerali e violenti di Adrenaline (Polterheist) con gli strali d’amore romantici di Saturday Night Wrist (What happened to you?) .

Una filosofia che piace immaginare riassunta nella copertina di Diamond Eyes, la quale immortala una civetta che, come la nottola di Minerva, compie i suoi voli al crepuscolo, lasciando spazio per intendere solo alla fine del volo. Così anche per i Deftones l’ennesima fatica assume un carattere personale, traslato da un modo di dire carico di privatissimi significati; Koi no yokan, non l’amore romantico a prima vista, no, più che altro una “seconda prima volta” in cui perdere la testa.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 4 voti.
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Cas 7/10

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tramblogy alle 10:23 del 19 novembre 2012 ha scritto:

Mio!!

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 11:21 del 21 novembre 2012 ha scritto:

sempre incredibilmente dignitosi. dal 2000, pur non avendo eguagliato i livelli di white pony, non hanno mai abbassato la testa: tanta stima per i deftones.