Kelvin
CD01
“Il cd rappresenta fedelmente un'aria particolare che tirava a Padova in quegli anni: locali, gruppi e luoghi con un'urgenza musicale, l'eterno dilemma nel trovare il suono definitivo.” (dal foglio di presentazione del disco)
CD01 è l'esordio miracoloso dei Kelvin, band padovana clamorosamente sconosciuta che reclama giustamente vendetta rimasterizzando e ristampando questo disco-gioiellino del 2002. E sì che di dischi i Kelvin ne hanno fatto altri in seguito, e viene sicuramente voglia di recuperarli tutti se sono all'altezza di questo. Anna (batteria), Woolter (chitarra, voce e synth; con esperienza anche nei Putiferio, Lodio e Antisgamo) e Andrea (chitarra, voce, tastiera) riescono infatti a realizzare un disco impressionante per qualità, inventiva e “muscolatura” massiccia, tanto da non sfigurare sul piano internazionale.
Lo si percepisce subito, fin dalla violenta partenza cyber-industrial di Ae Rose (sul cui stile si chiude anche il disco con El Pero, in una perfetta sintesi circolare) che siamo di fronte a qualcosa di grosso e importante. In mezzo gli altri 13 pezzi, che sommati ai due restanti fermano il cronometro a ben 17 minuti e 28 secondi, non fanno che confermare l'impressione.
Chiaro a questo punto l'orizzonte “filosofico” di riferimento: l'hardcore. Ovviamente un hardcore frustrato, maltrattato, malmenato, violentato quasi, verrebbe da dire, a sentire gli umori cybertronici di Fraccon. Nonostante questa urgenza espressiva così tipica degli umori più originari del movimento hardcore la varietà di influenze e di escursioni stilistiche ci deve far parlare nello specifico di post-core. Basta sentire le sublimi No cry e Ultimissima per scovare tracce di gente come Shellac, Unwound, Fugazi e Jesus Lizard.
Quel che sorprende però è la varietà di suoni che si ritrovano frullati in tanti singoli episodi variegati, in cui in un attimo precipiti nel peggior caos possibile (Candea), come solo certa no wave sperimentale sapeva fare, un attimo dopo rientri in un noise da cui riemergono anche i Sonic Youth (Lunimattina). In mezzo marcette da rivolta caotica (Ocio Chea Pende Del 10%), sferzanti salti ai limiti di un avant-core alla Zu (Bonanno), fino a riapprocciarsi con un math-core meno sperimentale ma martellante, robusto e spigoloso come pochi (Mazurka).
Poco altro da aggiungere se non che siamo di fronte ad un'opera che sarebbe un delitto non riscoprire.
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