V Video

R Recensione

7/10

MoRkObOt

GoRgO

In un mondo pazzo (…gente matta!) in cui persino i frigoriferi ordiscono complotti – e se fossi in MoRkObOt, o in Carlo Cracco, comincerei a guardarmi dai forni a microonde –, voglio condividere con voi un gesto assolutamente rivoluzionario: essere completamente, follemente sincero. La prima volta che ho ascoltato dall’inizio alla fine “Kogromot” ho pensato quattro cose, tutte ben distinte ma – in un certo senso – legate l’una all’altra e, in definitiva, poco piacevoli. Numero uno: se a Lan devono togliere il fiasco di vino e a LinZorgongollac” dalla scaletta dell’iPod, Lon dovrebbe smettere di ascoltare i Pantera… Perché quel tremendo, ipercompresso rimbombo della batteria? Numero due: che brano Supernatural Cat è se suonato al rovescio non si materializza all’istante una legione di demoni? Numero tre: “Cockputer” non era male, ma non è che a forza di aggiungere bassi MoRkObOt si converte alla goa? Vaglieli poi a cercare te, gli emissari… Numero quattro (maligno): forse non è un caso che da “MoRbO” a “GoRgO” siano passati cinque anni (e Zolle, Obake, OssO, Berlikete, OtRoM potrebbero non esserne la causa, quanto la conseguenza).

Poi ho visto la copertina – “Never Mind The Bollocksmade in L’odi, un ghignante accostamento cromatico da invocare un trattamento oculare à la Naked Blood. Ho assaggiato “Gorokta” – una fucilata devastante da spappolare crani e mandibole, da diventare SoRdO in tutti i luoghi, in tutti i laghi e in tutti i labirinti in cui decidono di suonare i Sunn O)), heavydelia brutale che se fosse anche un po’ brutal parleremmo di un disco dei Gigan. Sono tornato a stupirmi per il tocco tentacolare, potentissimo e sottilmente jazzato di Jacopo “Lon” Pierazzuoli – perché Len era indubbiamente bravissimo (d’altro canto, dietro le pelli, in “MoRtO”, più MoRtO che ViVo, c’era lui), ma ho come l’impressione che per suonare ibridi deformi come “Ogrog” (Voïvod e Primus assieme? Spastic Ink e Fantômas a decidere le sorti della galassia?) ci vogliano davvero poteri paranormali. Se sei vivo spara!, e i MoRkObOt sparano, con fragore, per sette volte – o settanta volte sette? In “Kromot”, i King Crimson di “THRaKaTTaK” si avviluppano ai bassi di Andrea “Lin” Belloni e Marcello “Lan” Bellina, intrecciandosi fittamente, fino a deflagrare in un vortice di effettistica più acida dell’acido. “Kologora” è un orizzonte degli eventi post metal, dove il groove ha la densità di un buco nero supermassiccio e ogni passaggio viene messo sotto attacco da colonie di sedici fill l’una. “Krogor” rimbomba una per maledire cento (_dischi degli Ufomammut): è nei crepacci aperti dalle geometrie ritmiche del power trio che si va ad inserire, con consumata maestria, lo space metal apocalittico della minisuite “Gorog”. Al che sorge spontanea un’ultima domanda: era stata già mandata una promo del disco a Kubrick, nel 1968?

Un diamante è per sempre. Un full length dei MoRkObOt anche. Leggo che – come l’ultimo dei Meshuggah: coincidenza?!?1? – “GoRgO” è stato registrato, praticamente senza sovraincisioni, in soli tre giorni. E se MoRkObOt si fa annunciare in presa diretta, chi siamo noi per non perdonare “Kogromot”? Ah!

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.