Meganoidi
Al Posto Del Fuoco
In apertura di news, una notizia sconvolgente: sono scomparsi i Meganoidi che cantavano “Supereroi”. Sembrava un arrivederci, più che un addio vero e proprio, quello di “Granvanoeli”, 2006, e quello dell’anno prima assomigliava tanto ad una provocazione, un divertissement, un unicum ad esclusivo uso e consumo dei detrattori: “And Then We Met Impero”, EP, recitava la carta d’identità. Segni particolari: psych rock. Anzi: ‘70’s psych rock.
Si era aperta la procedura per falsificazione, ma gli imputati, pur non presentandosi mai in aula, erano stati assolti col beneplacito della giuria e, anzi, erano stati risarciti per danno morale e pregiudizio duro a morire, ai sensi dell’articolo 124, comma 21. Rilanciamo l’appello, per coloro che sono in ansia per le loro sorti, l’ultima volta si sono avvistati nella loro città natale, Genova, attorno al 2003, in via “Inside The Loop, Stupendo Sensation”. Al loro posto, sono recentemente comparsi cinque individui che presentano, grossomodo, le loro stesse fattezze: un cantante, un bassista, un batterista, un chitarrista che-suona-anche-le-tastiere, un altro chitarrista che-ogni-tanto-suona-la-tromba. Le analogie, in ogni caso, finiscono qui: la musica da loro proposta si assesta ben oltre l’average ska con il quale ci avevano abituato i nostri, in tutti i sensi, paladini.
Un’indagine, avviata qualche mese fa dalla Municipale di Genova sotto segnalazione di ignoti, ha portato in questi giorni alla luce un nuovo lavoro discografico, giudicato dalla maggioranza spurio, titolato “Al Posto Del Fuoco”. Trattasi, essenzialmente, di un disco che prende pochi, essenziali spunti dai due predecessori di rottura, fa tabula rasa di entrambi ed ambienta il tutto nell’America degli anni ’90, quella lo-fi e a basso costo, quella agitata del post-punk, quella dell’alt rock mandato giù a pillole giornaliere, per undici pezzi di interessante e medio-alta caratura. Alcuni testimoni, i cui nomi non vengono rivelati in sede per ovvi motivi di sicurezza, affermano di aver potuto sentire in anteprima i nuovi brani. Il nostro inviato si è recato, nascostamente, nel posto dove ora sono scortati, ed ha potuto estrarre alcune impressioni a caldo che, per motivi di spazio, non verranno riportate. Solo in un secondo momento, tuttavia, uno dei sorvegliati ha ceduto alle pressioni del collega e ha estratto una copia dell’opera, inserendola in uno stereo lì presente e premendo con solerzia il pulsante play.
Di seguito, ecco quello che ci dice il nostro giornalista:
“La prima traccia mi ha totalmente spiazzato. “Altrove”. Post-core lizardiano sgusciante, roccioso, affascinante, un duello all’ultima chitarra, con la tromba a comparire come giudice di gara. Di certo non sono i Meganoidi che ricordavo, e da qui in poi è stato (quasi) sempre peggio: una rincorsa all’annullamento. “Aneta” – mi dicono essere il singolo – faceva quasi impressione, per il contrasto con il ruggito della sei corde e lo strascicamento della voce… Impossibile, poi, riconoscere e riconoscermi in “Dighe”, che avrebbe fatto un figurone, in versione strumentale, in un disco dei Massimo Volume, o in spoken word – al contrario di qua, cantata e anche bene – in un qualsiasi lavoro di un cantautore anni ’70.
La confusione si era fatta tale che, lo ammetto, ad un certo punto ho perso un po’ il filo del discorso, e conservo con lucidità solo sprazzi. A dirla tutta, l’impronta tipica del gruppo si è sentita, in alcuni frangenti, come nell’indie rock appena graffiato di “Mia”, o nella parata di fiati di “Your Desire”, ma con un’impostazione molto più cinica e un risultato molto più traballante di come speravo. Per il resto, mi è sembrato davvero di trovarmi di fronte un gruppo nuovo: il riff lento e macinante di “Dune”, appena ovattato dai synth, il basso tracimante – e, oserei dire, trascinante – di “Ima-Go-Go” (vi giuro, se non ho gridato “Fugazi!” davanti a tutti è stato per pudore professionale), l’andamento scaglionato di “Scusami Las Vegas”. Con una doppietta, in chiusura, che assomigliava tanto a quella di un fucile: “Stormo”, ovvero i Diaframma sospesi nell’interspazio con tanto di recitato nel mezzo, e la rovente title-track, dall’impatto frastornante. Onestamente? Mi è piaciuto un sacco, davvero. Ma, questo è certo, non possono essere i Meganoidi: quelli sono solo dei simpatici cazzoni. Da xxxx è tutto, M.”
Per concludere, ricordiamo a tutti di telefonare al numero in sovraimpressione per fornire notizie sul gruppo scomparso ormai da sei anni. Ma anche no.
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