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R Recensione

10/10

Today Is The Day

Temple Of The Morning Star

I wake in cold sweat / And there is no one / Who cares / This life / No life / It's killing me / I am slowly dying / I can't be what you want me to be / I am dead…”

È con questi versi pessimisti che si apre il capolavoro assoluto dei Today Is The Day, “Temple Of The Morning Star”, uno dei dischi più influenti della scena post-core degli anni ’90 e, al tempo stesso, uno dei meno ricordati. Uscito nel 1997 per la Relapse Records, l’album, oltre ad essere l’uscita più significativa della band, influenza gran parte delle formazioni estreme odierne: gruppi come Dillinger Escape Plan, Mastodon, Converge o Car Bomb devono infatti molto alla lezione impartita dall’inquietante band di Steve Austin.

Il disco segna una decisiva tappa del percorso evolutivo del gruppo del Tennessee: con “Temple Of The Morning Star”, il terzetto approda su lidi più propriamente hardcore/progressive metal, senza dimenticare totalmente le scorie noise-core tipiche dei primi lavori. Nei dischi successivi, i Today Is The Day induriranno ulteriormente il proprio sound, aggiungendo generose dosi di grindcore (“In The Eyes Of God”) ed insolite spruzzate ambient (“Sadness Will Prevail”).

Dopo la bellissima introduzione acustica della title-track, il disco innesca la quarta con “The Man Who Loves To Hurt Himself”, uno dei brani più celebri del complesso, nonché un vero e proprio manifesto del loro nuovo corso: le chitarre sono molto più potenti ed incisive che in passato, i riff si fanno più incisivi, sostenuti dalla sezione ritmica del notevole Mark Hyde, che si cimenta in notevoli (contro)tempi, assai difficili da eseguire, ma che si amalgamano perfettamente con le sonorità proposte.  

Tutto il disco si snoda in questa maniera: dalla terza traccia in poi cominciano a diramarsi, in ogni direzione, una serie di schegge sonore, dalla durata di due, massimo tre minuti, talmente veloci da non comprendere appieno la loro ferocia, almeno nei primi ascolti: l’album infatti va ascoltato come un unicum, come un disco grindcore. I pezzi sembrano acquisire significato se ascoltati uno dopo l’altro, senza interruzioni. Non mancano ovviamente brevi interruzioni per riprendere fiato: “Root Of All Evil” e “Mankind” ammorbidiscono i toni - si fa per dire - con atmosfere psichedeliche che potrebbero essere uscite dai Sonic Youth, opportunamente colti da una crisi di nervi, mentre “Kill Yourself” ricorda il sound, grezzo ed oppressivo, dei primi lavori.

Non mancano gli intermezzi: “Satan Is Alive” si apre con la voce di un prete che sembra recitare dei versi contro Satana (o forse a suo favore?), per poi confluire in un muro di noise distorto ed apocalittico: dall’altro canto, “I See You” è una strumentale acustico/atmosferica, che fa da preludio a “Hermaphrodite”, lungo brano di otto minuti, che si avvia con rumorini in lontananza ed un basso incalzante, che aumenta sempre più d’intensità, accrescendo la tensione, senza tuttavia esplodere, come ci si aspetterebbe, in un turbinio di riff taglienti; al contrario è proprio il basso stesso lo strumento principale del brano, sorretto da effetti noise che rendono il sound più corposo e minaccioso. La chicca dell’album è riservata alla fine: “Temple Of The Morning Star”, in versione per chitarra elettrica, in totale contrasto con la title-track d’apertura; se quest’ultima infatti è delicata e malinconica, la prima è decisamente più rabbiosa e ruvida. In fondo alla traccia viene posta la cover di “Sabbath Bloody Sabbath” dei Black Sabbath, in un’inedita versione post-core, magistralmente interpretata dalla band, che non sminuisce minimamente il valore dell’originale.

Temple Of The Morning Star” è quindi uno dei dischi post-core più belli dei Nineties, che non ha nulla da invidiare a nomi ben più affermati e, giustamente, acclamati: opera essenziale per chi vive a pane e musica estrema, consigliatissimo a chi cerca qualcosa di innovativo e originale in campo metal. Senza, tuttavia, scadere nel volgare e nello sgraziato.

V Voti

Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 13 voti.
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loson 10/10
gi4ndo 7/10
REBBY 3/10
B-B-B 9,5/10
Lelling 9,5/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 14:27 del 10 luglio 2007 ha scritto:

La title-track acustica è commovente...

loson (ha votato 10 questo disco) alle 16:40 del 23 agosto 2007 ha scritto:

Uno dei miei dieci dischi metal preferiti

Ottima recensione!

swansong alle 1:00 del 28 novembre 2008 ha scritto:

RE: Uno dei miei dieci dischi metal preferiti

Interessante Loson! Mi piacerebbe sapere quali sono gli altri nove...

Michael Stich alle 10:01 del primo dicembre 2009 ha scritto:

RE: Uno dei miei dieci dischi metal preferiti

Ti quoto col sangue. Forse è il loro migliore, crogiulo di tutti gli stili passati e futuri attraversati da Austin... le campionature del sound "alla Nashville" in questo contesto fanno faville, svelando appieno il substrato dal quale muove il vecchio Steve. Pazzesco, sicuramente tra i dieci dischi "metal" (definizione che, in questo caso, è più che riduttiva tuttavia) di sempre!

Bellerofonte (ha votato 10 questo disco) alle 21:08 del 15 aprile 2011 ha scritto:

Album che ho letteralmente consumato nei mesi passati e penso che pur volendo mi verrebbe difficile descrivere le sensazioni che mi trasmette, quest'album è veramente troppo! Un groviglio di deturpazione, depravazione, desolazione e rabbia che lacerano l'anima.. inarrivabile.

Mi è giusto arrivato ieri ed ho aspettato di poterlo ammirare in tutto lo splendore del suo book prima di commentarlo.

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 21:18 del 30 aprile 2011 ha scritto:

Una maglia di riff contundenti, acidi e corrosivi che distruggono il machismo metal e la debolezza grunge dall'interno, spargendo sacche di noise-core, psichedelia malata e una tetra disperazione nichilista. Una cover di "Sabbath Bloody Sabbath" che vale il disco intero. Proiettili di furia assassina mischiati a strumentali acustiche che fanno dell'ipnotismo e della dissonanza il loro punto di forza. Questo è un punto di non ritorno. Disco seminale.

B-B-B (ha votato 9,5 questo disco) alle 19:10 del 17 maggio 2015 ha scritto:

Uno degli album più geniali che io abbia mai sentito, meraviglioso!