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R Recensione

6/10

Porcupine Tree

Fear Of A Blank Planet

Lo aspettavamo al varco, Steven Wilson.

L’ultimo lavoro dei suoi Porcupine Tree, “Deadwing”, era datato 2005, e aveva fatto gridare allo scandalo mezza critica mondiale abituata a pane e prog rock. Nessuno, o quasi, aveva infatti capito perché il frontman dei porcospini avesse deciso di abbandonare le inconfondibili, espanse sequenze floydiane (a temperatura progressiva, of course) per una più canonica forma/canzone che, qua e là, andava ad abbracciare addirittura i territori dell’hard rock o del (!) grunge radiofonico (si pensi solamente a brani come “Lazarus” e “Shallow”). Ed erano stati molti i fan delusi, come molte le persone che, invece, avevano difeso a spada tratta i segnali del nuovo corso intrapreso dei Porcupine Tree.

Ora, Wilson è tornato. E, certamente, non avrà gradito granché il clamore che il “vento della morte” aveva innalzato attorno a sé. Perché, a detta di molti, questo nuovo “Fear Of A Blank Planet” è, in tutto e per tutto, un nuovo, grandioso, epico disco dei PT. Senza compromessi, senza troppe variazioni stilistiche, senza scelte coraggiose che potessero passare per abuliche. Solo loro, con i loro strumenti e con il loro carisma. E con un nuovo, importantissimo bagaglio di esperienza, decisi a non ricadere negli errori del passato prossimo.

Ma tutto ciò, se mi passate cordialmente il termine, sa un bel po’ di bruciato.

Battezzato con un evidente omaggio ai Public Enemy e al loro “Fear Of A Black Planet” del 1990 (anche se, a detta di Wilson, il titolo dovrebbe richiamare alla mente le nuove generazioni giovanili, ipnotizzate dai mass media ed incapaci di pensare con la propria testa), questo nuovo full-lenght dei Porcupine Tree delude le bibliche aspettative in modo eclatante. Scordatevi lavori che siano al pari, o anche semplicemente minimamente vicini, al valore di opere come “In Absentia” o di “On Sunday Of Life”: questi sono cinquanta minuti di manierismo e tecnica fine a sé stessa, dove ogni membro della band, nel terrore di ricadere nella spirale viziosa del precedente “Deadwing”, si inventa qualsiasi virtuosismo possibile pur di evitare che indugi la noia. Impresa, fra l’altro, nemmeno del tutto riuscita, in alcuni passaggi.

Chiariamo subito una cosa: sebbene l'introduzione avesse lasciato presagire chissà quale orrore, “Fear Of A Blank Planet” non è un brutto disco. Solo, è un cd decisamente al di sotto delle aspettative di chi scrive e di molti altri ascoltatori. I Pink Floyd spariscono sempre maggiormente dalle influenze dei quattro britannici, e vengono sostituiti da suoni molto più metallici e rimbombanti, nel timbro e nell’impostazione. Il vero, grande problema, è che i Porcupine Tree non sono nati per essere una band thrash metal, bensì hanno un genoma molto più raffinato e ricercato –che riporta i marchi dei signori gruppi sopraccitati-. E ciò, può essere un handicap fatale.

Gli episodi felici ci sono, è chiaro: come non partire dalla magnifica suite “Anesthetize”, che in diciotto minuti riesce a concentrare al suo interno il caramello pop con le nebbiose brughiere new wave, con la psichedelia più raffazzonata, con il progressive più classico, con l’ambient più ricercato, con il metal più duro e tecnico (a questo proposito, sentirsi il favoloso passaggio di doppio pedale regalatoci a cavallo fra gli undici e gli undici minuti e mezzo)? L’impressione complessiva che si ha alla fine, però, è che Wilson e soci ci abbiano solamente voluto mostrare un assaggio della loro bravura a suonare vari tipi di generi musicali diversi, senza per questo preoccuparsi di dare un senso al tutto, abbandonando tanti, piccoli, bellissimi tasselli di un meraviglioso puzzle irrisolto. Freddezza, in altre parole.

I dubbi ci sono, rimangono, e si moltiplicano durante l’ascolto: che senso ha, ad esempio, dopo tutte le critiche ricevute con “Deadwing”, comporre un pezzo come la title-track? Stessa andatura, stesse linee vocali, stessi ripiegamenti ritmici, stesse aperture melodiche, solo le percussioni trascendono da quella che potrebbe essere una bella, ma non certo indimenticabile, composizione prog. E come discorrere di “My Ashes”? L’idea c’è e piace: dopotutto, risentire dopo un po’ di tempo il cosmic rock barrettiano all’interno delle idee della band fa sempre molto piacere. Ma perché, poi, si decide di confondere il tutto con un’apertura di archi melensa, barocca e, a dirla tutta, perfettamente inutile? Da quando in qua i Porcupine Tree sono diventati le nuove star del dream pop?

Sfoghi e perplessità varie a parte, alcuni episodi del disco alzano una media un po’ troppo compromessa, e lo fanno adagiare su una sufficienza calma e senza pretese. “Sentimental” è la bandiera di questa nuova, insospettata indifferenza compositiva. La trama pianistica, sulla quale si srotola un flusso di soffocati mid-tempi progressive, accompagna armoniosamente la voce, lontana e malinconica, del leader dei porcospini.

Con un occhio di riguardo alla crimsoniana “Way Out Of Here”, con il suo ritornello elettrico ed avvolgente, ed evitando volutamente di menzionare l’orrenda, conclusiva, “Sleep Together”, consegniamo all’oblio della storia del rock un altro, mancato capolavoro. Per ora, è un disco: speriamo che vent’anni di onorata e splendida carriera non vengano gettati alle ortiche in così poco tempo, per così poco. Sufficienza sì, ma con riserva.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 10 voti.
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giank 7/10
motek 7,5/10
Lepo 5,5/10
datrani 10/10
luca.r 4/10

C Commenti

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simone coacci (ha votato 6 questo disco) alle 10:49 del 9 novembre 2007 ha scritto:

Come direbbe Homer Simpson "...è stato bello, bello, non eccezionale...". Si sanno vendere come i Genesis. Non danno fastidio e si ascoltano volentieri. Certo, dati i presupposti, la geometrica austerità della scena prog gli sta senz'altro stretta. Potrebbero passare al power pop classicista, meglio loro che i Muse. Poco ma sicuro. Fidatevi di Marco, amici ascoltatori, lui sa quello che fa.

Marco_Biasio, autore, alle 17:48 del 11 novembre 2007 ha scritto:

Bella Simone

Sempre preciso, competente e puntuale nei commenti, gentilissimo come al solito. Ma, se posso permettermi, la superstar di questi mesi sei tu

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 15:28 del 26 febbraio 2008 ha scritto:

non sono d'accordo...

...seppure stimi moltissimo sia marco che simone (veramente, giù il cappello!), non sono d'accordo sulla valutazione di questo lavoro di mr Wilson che reputo una delle migliori uscite del 2007, così come il secondo lavoro dei Blackfield, sempre a firma Wilson.

Lo sò, sono lontanissimi i tempi di The sky moves sideways e del sublime live Come Divine, ma ritengo che il percorso che ha portato i Porcupine dagli albori smaccatamente beatles-pinkfloydiani dei '90, alle sonorità più hard-rockeggianti di oggi, sia veramente di tutto rispetto.

Credo abbiano raggiunto una maturità artistica ed una personalità compositiva veramente uniche, tali da farli rientrare, a mio modo di vedere, in quella ristrettissima (purtroppo) cerchia di gruppi che possono orgogliosamente affermare di aver creato un sound, una proposta, un "marchio di fabbrica", assolutamente inconfondibili con quelli di qualunque altro gruppo o musicista in circolazione. Credo non sia poco...e poi dal vivo sono assolutamente straordinari.

Per cui il mio messaggio è: comprate!

...e il mio voto è più 9 che 8...come del resto per tutti i lavori dei PT

Mirko Diamanti (ha votato 7 questo disco) alle 14:35 del 17 dicembre 2011 ha scritto:

Homer e simone mi hanno rubato le parole (spero di riaverle indietro, o non le potrò più usare): il disco è buono, non straordinario, ma loro mi gustano assai anche negli ultimi lavori. Deadwing, dal recensore dipinto come un errore da redimere, lo ascolto ancora con piacere.

Utente non più registrato alle 18:58 del 19 febbraio 2012 ha scritto:

A mio parere, questo è il miglior album che i PT hanno fatto da In Asentia (il più debole, se vogliamo) in poi, cioè da quando hanno introdotto nella loro musica sonorità più metal. A parte qualche manciata di secondi qua e là dove si lasciano andare ad inutili sparate metal, non c'è una nota fuori posto. Senza contare che le altre band attuali possono guardare ai PT solo con il binocolo rovesciato...