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R Recensione

6,5/10

Visioni di Cody

Appennino Libero

Anche il più assiduo sostenitore dell’assioma secondo il quale semplicità e banalità camminano spesso a braccetto sarà costretto a ricredersi o a fare quantomeno un’eccezione di fronte a questo Appennino Libero, disco che non è un EP, bensì un album di rivolta. Quest’ultima definizione è tratta dal Comunicato Politico NM.1 intitolato Pelo sullo stomaco, sangue reale, firmato dalle stesse Visioni di Cody, che lanciano il loro grido rivoluzionario inneggiando al dio cinghiale, loro immensa fonte di ispirazione. E vorrei ben dire. Il tutto con un linguaggio semplice, comune, diretto, come a non dare alibi all’ascoltatore: se lo senti non puoi non capirlo. E se non lo capisci è perché proprio non lo vuoi capire, perché quello che viene fuori da cuffie/auricolari/casse/qualsiasialtrodispositivodioutputaudio ti fa star male, ti fa sentire colpevole di non aver reagito e di continuare a non reagire allo stato di cose che ti circonda.

In riferimento al genere musicale in questione, nonostante la band vada fiera di fare, esclusivamente ed esplicitamente, come cazzo gli pare, il disco si mantiene su ritmi molto alti con pezzi relativamente brevi; il tutto riconduce, per forza di cose, al punk; la band detesta essere paragonata ad altri artisti, del passato e del presente, perciò invece di fare un paragone, mi limito a dire che secondo me ai quattro sampierani piacevano e piacciono tuttora i Tre Allegri Ragazzi Morti. E poi mi permetto di aggiungere un’altra piccola cosa: se fai un disco punk in italiano, chiunque tu sia e dovunque tu ti trovi e facendo qualsivoglia sforzi e sacrifici, non puoi e non potrai mai prescindere da quell’entità unica e irraggiungibile che risponde al nome di CCCP-Fedeli alla linea. Queste due mie affermazioni nulla vanno a togliere al disco, che rimane fresco e davvero molto utile per farsi un’idea di questo mondo circostante il quale, citando testualmente la band, è un malato incurabile di una ricercata pomposità.

Quando metti su questo disco per la prima volta, se sei un ateo blasfemo, un disincantato che si diverte a scaricare il 100% della sua negatività inveendo contro qualsiasi genere di divinità, non puoi sottrarti ad un piccolo incantesimo: ascolti la prima strofa (ritornello incluso) e scoppi a ridere perché qualcuno ha appena trovato le parole per dire quello che pensi da tempo immemore. Ed effettivamente, tutta la open-track, intitolata Il Manifesto è un canto liberatorio, un urlo di insofferenza nei confronti di parecchi personaggi dei giorni nostri, da Fabio Fazio e il suo buonismo del cazzo a Marchionne e il suo golfino di merda, passando per Saviano che interpreta Kurtz. Il disco scorre bene e racconta le vicissitudini di parecchi personaggi interessanti: gente che è partita per la guerra ma si è fermata al bar a bere; Corrado Augias il punkabbestia che dalle colonne di repubblica si è presentato in trasmissione, l’anello al naso e pure il cane; dei miei, dei tuoi, dei nostri, dei vostri figli che, certo, la droga li salverà; di noi tutti, a cui non è più rimasto niente, né un caffè, né un frappè; il becamort che parlava, ce l’aveva duro, era ignorante ma parlava e fa la bava dalla bocca.

Un bel disco, fresco, da ascoltare (volendo, pure in free download) anche fosse soltanto per il mero gusto di vedersi la realtà sbattuta in faccia senza subire il contraccolpo.

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