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R Recensione

4/10

Kylesa

Exhausting Fire

Finché si poteva contare sul traino e sull’attrattiva dei nomi grossi dello sludge made in USA (quello più esteticamente curato e commercialmente appetibile, s’intende), i Kylesa si sono arrabattati alla bell’e meglio, scrivendo dischi senza troppe pretese – difficile fare altrimenti – e vivacchiando di luce riflessa. Ora che – giusto per citarne alcuni – i Mastodon sono scivolati verso le grandi platee, i Baroness hanno scelto di sposare l’opulenza dei concept rock, i Today Is The Day si stanno avviando verso un dignitoso declino e gli High On Fire si sono concentrati sulla conservazione dei propri tratti distintivi, il trio capitanato da Laura Pleasants si ritrova rinchiuso, intrappolato in un limbo, smarrito.

Per chi, come per chi sta scrivendo, il caso è solo un’etichetta grossolana per definire ciò che non può essere controllato dall’uomo, è esplicativo che, di “Lost And Confused”, sia stato addirittura estratto un video. Certo: le caratteristiche del pezzo (l’orecchiabilità e la concisione di un hard rock semplice, effettato, vagamente stradaiolo) lo permettono. Ma lo permetterebbero pure “Moving Day” (una heavy-new wave senza capo né coda), il sudiciume sudista di “Out Of My Mind” (la voce maschile di Philip Cope sembra, a tratti, quella di un leader pop punk), i grotteschi effetti stroboscopici delle chitarre di “Night Drive”, persino una “Crusher” che, lanciatasi all’arrembaggio, si stempera in ritornelli cripto-dark… Evidentemente, oltre la chart c’è di più. “Exhausting Fire”, a due anni dal mediocre “Ultraviolet”, cerca di catturarne gli anarcoidi frammenti spirituali, finendo invece per ingigantirne le frustate pretese di eterogeneità. Non stupisca la successione di “Inward Debate” (metalcore all’acqua di rose), il metal annichilito dub di “Blood Moon” (con un improvviso rigurgitare di acustiche tribali genuinamente kitsch) o i Cure effetto redneck di “Falling”: sono gli appariscenti sintomi di un’unica patologia, l’assoluta mancanza di talento.

Una cover tutta phaser e delay della “Paranoid” sabbathiana (risultato imbarazzante) conferma, in sostanza, come la parabola si stia dirigendo, ignominiosamente, verso il basso. Un epilogo piuttosto triste.

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