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R Recensione

8/10

Down

NOLA

Traslocare non significa solo spostare mobilio e masserizie da un luogo all’altro. Non parlo ovviamente di quei fieri faticatori che lo fanno per mestiere (io ci ho provato parecchi anni fa e ancora oggi quando vedo un comò sento delle scosse dolorose lungo la spina dorsale), ma del trasloco che ognuno di noi si trova a dover gestire nel momento in cui decide di cambiare abitazione. Se e quando vi capiterà, godetevelo. È un bel momento utile a conoscere sé stessi, il proprio presente ma soprattutto il proprio passato. Una specie di “Come eravamo” sviluppato su cassetti pieni di fotografie impolverate, cimeli di viaggi dimenticati (una bottiglia di plastica piena di sabbia?), libri che non sapevamo di possedere (ma li avrò letti tutti?) e oggetti di dubbio gusto (un macinapepe a forma di cane?). E soprattutto, nel mio caso come in quello di molti, dischi. Quando e perché ho comprato un triplo dal vivo di Paul McCartney? E cosa ci fanno in casa mia due (dico, due) dischi dei Rondò Veneziano? Chi ce li ha messi? Un’ex fidanzata dispettosa? Un vicino di casa burlone? Il moige? Mio padre sfodera un alibi di ferro: “i dischi che avevo me li hai spaccati tutti tu da bambino”. Primi passi di un feticista. Allora, per completare il tuffo nel passato, adesso spacco anche questi due Rondò Veneziano con tutti i loro violini di merda. Prima però – chissà perché – decido di metterne su uno. Parte immediatamente la musica della segreteria telefonica del mio dentista. Bravo pirla, così adesso oltre alle fitte mortali alla schiena ho anche una nevralgia improvvisa. È come se mi avessero preso a pugni sui denti e a calci nel culo contemporaneamente. E devo ancora portare via quella lampada in ferro che peserà più o meno quanto una Panda.

Ci vuole qualcosa che mi dia la forza, lo scatto adrenalinico per riprendermi da questo colpo mortale: dunque vediamo … Madonna, Bimbo Mix, Festivalbar ’90, Canti dei Partigiani (eccoti un superstite, papà), Ronnie James Dio (R.I.P.), Eros Ramazzotti (cooosa!?) ... Bam! Eccolo qua: “NOLA”, il primo album dei Down, anno di grazia 1995.

 

"NOLA" come “No” (New Orleans) “La” (Louisiana), tributo (oltre che alle droghe leggere) alla città di provenienza dei quattro componenti di questa vera e propria superband: 1) Phil Anselmo, all’epoca reduce dal clamoroso successo di “Far Beyond Driven” dei Pantera 2) Pepper Keenan, chitarrista/cantante dei Corrosion of Conformity, freschi di stampa del loro disco più rappresentativo (toh, guarda, ho anche una copia di “Deliverance”) 3) Kirk Windstein, chitarrista e leader dei Crowbar 4) Todd Strange, bassista sempre nei Crowbar (accreditato sul disco, anche se in realtà sembra che le parti di basso siano state suonate da Windstein) 5) Jimmy Bower, batterista degli Eyehategod.

 

I Down nacquero come jam-band del tutto estemporanea all’inizio degli anni ’90. Il nome circolò a lungo nell’ambiente “metal” del periodo, ma sempre con informazioni vaghe. Sembrava una di quelle leggende metropolitane destinate a svanire nel nulla (chi si ricorda dei fantomatici Tapeworm?). In realtà – almeno all’inizio – la band giocò bene la carta del “progetto segreto”, al punto che Pepper Keenan dichiarò di aver visto – durante un concerto dei Corrosion of Conformity - un cartello con il logo dei Down e la scritta “I know who you are”.

 

Nel 1995 la band tolse la maschera raccogliendo nel proprio disco d’esordio una montagna di riff sabbathiani, incrociati con il suono sudista dei Lynyrd Skynyrd e con le ultime gocce del Seattle-sound. La caratteristica principale di "NOLA" risiede nella sua capacità di esprimere un esegesi attendibile del “riff metal”. Le chitarre di Windstein e Keenan tracciano continui percorsi circolari che – senza affrancarsi dal modello di Tony Iommi, ne rimarcano l’influenza su tutto il metal degli anni ’90, a partire dagli stessi Pantera e Corrosion of Conformity. L’amore per il blues e per il southern rock di Anselmo e Keenan ha fatto di “NOLA” un compendio descrittivo del legame storico esistente tra le chitarre di Allen Collins e Gary Rossington (ma anche di Duane Allman, o di Billy Gibbons), quelle di Tony Iommi e Jimmy Page e – infine – quelle di Dimebag Darrell, dello stesso Pepper Keenan e di tanti altri (Zakk Wylde, per citare quello che è forse il maggior esponente di questa “parabola”).

 

La sintesi di questo processo trova sfogo nel noto singolo “Stone the Crow”: polvere e blues sudista fin dalle prime note di chitarra, che diventa distorta in occasione dagli interventi di un Phil Anselmo insolitamente “piacione” e nel lungo assolo centrale di Keenan, per poi infilare sul finale una serie di riff di estrazione doom. La scrittura dei pezzi vive sull’asse Anselmo/Keenan riuscendo così a rispondere alle esigenze “metal oriented” dell’epoca (“Lifer”, “Pilars of Eternity”, “Underneath Everything” sono i Pantera virati blues), trovando al contempo una serie di estuari alternativi: “Swan Song” sembra una jam session tra i Black Sabbath e gli Alice in Chains, “Temptation’s Wings” gioca con le chitarre “doppiate” citando gli Allman Brothers, “Rehab” seppellisce i resti del grunge nei suoi riff pesantissimi, mentre l’intermezzo acustico “Pray for the Locust” e le atmosfere languide e psych di “Jail” si collegano ai Kyuss ed al neonato movimento “stoner”, ma sempre sotto l’occhio vigile degli zii Black Sabbath (leggasi “Planet Caravan”).

 

Lontano dal voler essere un disco epocale o rivoluzionario, “NOLA” rimane uno dei più piacevoli ripescaggi “metal” che vi possano capitare. Almeno fino al prossimo trasloco.

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Voto degli utenti: 8/10 in media su 6 voti.
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C Commenti

Ci sono 8 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 0:33 del 6 luglio 2011 ha scritto:

ahahahah i tapeworm. ricordo che a un certo punto maynard, stufo dei ritardi del perfezionista reznor, decise di suonare un pezzo scritto insieme con gli APF ( "vacant" mi pare), e trent si incazzo' parecchio.......l'album è molto bello come del resto quello del 2002, si avverte proprio il fascino mistico di NO a rendere più intrigante il canovaccio grunge-metal di quegli anni. effettivamente jail distilla un po' troppo goticismo à la planat caravan ma resta splendida. anselmo rules!

george alle 19:14 del 6 luglio 2011 ha scritto:

...

ma quel vinile, nel 95, non l'avevo comprato io???

fabfabfab, autore, alle 19:17 del 6 luglio 2011 ha scritto:

RE: ...

E tu chi saresti? ci conosciamo ? ... ehmm vabbè poi vediamo...

george alle 19:22 del 6 luglio 2011 ha scritto:

ci vediamo tra mezz'ora....

potrebbe anche essere una minaccia!!!

Emiliano (ha votato 8 questo disco) alle 11:13 del 7 luglio 2011 ha scritto:

"Eyes of the south" vale da sola il prezzo del disco. fenomenale Phil.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 11:41 del 7 luglio 2011 ha scritto:

A me piacciono più dei Pantera!

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 13:22 del 8 luglio 2011 ha scritto:

RE A me piacciono più dei Pantera!

I Darrel bros non si battono, Dimebag still rules ghghghgh

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 16:57 del 29 giugno 2014 ha scritto:

Un discone. Pochi cazzi.