High On Fire
Death Is This Communion
Per chi segue la scena stoner/doom, gli High On Fire rappresentano una delle realtà più care all’interno del suddetto panorama. Guidati dal geniaccio Matt Pike, che negli anni ’90 ha ottenuto un grande successo con i suoi seminali Sleep, il gruppo statunitense ha dato vita ad una serie di dischi notevoli che piano piano hanno riscritto le coordinate dell'heavy metal moderno, come “The Art Of Self-Defense” del 2000 (considerato da molti il loro apice ineguagliato) o “Blessed Black Wings” del 2005, disco che ha permesso al trio di ottenere maggiore visibilità grazie al contratto con la beneamata Relapse.
Giunti al loro quarto album, gli High On Fire ampliano il loro sound in maniera ancora più accentuata di quanto fatto in precedenza, rendendolo ancora più barbaro, cattivo e pesante di quanto già non lo fosse, estendendo la durata dei pezzi dando vita così al loro episodio più articolato e complesso.
La traccia d’apertura, “Fury Whip”, una lunga cavalcata di 6 minuti in bilico tra l’heavy, lo stoner e il thrash, fa già presagire a cosa andremo in contro: esplicativa nel suo pestare ininterrottamente, con la voce possibilmente ancora più roca ed aggressiva di Matt, il riffing barbaro e grezzo la rendono una gemma dalla potenza inaudita, che farebbe impallidire tanti altezzosi gruppi della nuova generazione (chi ha detto Trivium?).
L’arpeggio introduttivo della seguente “Waste Of Tiamat” è solo il presagio di una nuova e sanguinosa battaglia, che riprende il discorso intrapreso dal primo brano accentuando ancora di più la tensione con assoli chitarristici deliranti e schitarrate folli lungo tutta la durata del brano.
La title-track rallenta i ritmi, originando quella che è la traccia più lenta e “doom” dell’intero lavoro: il ritmo si fa tribale, l’incedere è cadenzato ed ossessivo, e le tentazioni vagamente noisy di alcuni riff creano un’atmosfera tesa, come se la canzone dovesse esplodere da un momento all’altro, cosa che non succede nella realtà, se non nella mente dell’ascoltatore.
Neanche due minuti d’intermezzo acustico (“Khanrad’s Wall”) che i nostri tornano a picchiare come fabbri con la quinta “Turk”, dove le influenze di gruppi come Cathedral ed Entombed si fanno ben sentire, in un pezzo che alterna in maniera equilibrata tempi medio-lenti a sfuriate thrash-heavy di stampo Motorhead. Influenze che si manifestano distintamente, specie nel cantato e nel modo in cui snoda la struttura ritmica, in “Rumors Of War”, uno dei brani più corti e violenti del lotto (2:51 minuti).
La successiva “Dii” spiazza letteralmente l’ascoltatore, sia per il mood utilizzato che per l’atmosfera che, con un azzardo, si potrebbe definire quasi “romantica”; l’accompagnamento nel finale dei violini dona alla canzone un’intensità espressiva ed emotiva che è difficile da aspettarsi da una band come gli High On Fire, specie in un album come questo dove il livello di violenza barbara ed ignorante è uno dei più alti che si siano registrati negli ultimi tempi.
“Cyclopian Scape” sembra uscita da un disco dei Mastodon, quelli più grezzi e primitivi, dove l’arpeggio iniziale cristallino lascia spazio ad una traccia piena di cambi di direzione e di tempo, rendendola a suo modo imprevedibile senza mai cadere nello scontato per tutti i suoi 7 minuti e mezzo di durata.
Chiudono in bellezza “Ethereal” e “Return To NOD”: laddove la prima è un autentico trip lisergico con un’atmosfera “sospesa” e più ariosa rispetto agli altri brani in scaletta, la seconda è più abrasiva ed aggressiva, mantenendo livelli di stordimento (e soprattutto di qualità) realmente sbalorditivi.
Grezzo, sincero, barbaro e per certi versi anche ipnotizzante, “Death Is This Communion” riconferma tutte le qualità espresse fin’ora dalla band, e lo fa con un album completo e maturo rafforzando il proprio ruolo di band faro dell’odierno panorama stoner/doom. Un album certamente non molto digeribile ai primi ascolti, ma che una volta entrato in circolo non lo staccherete più dal vostro impianto stereo per un bel pezzo. Una delle migliori uscite di questo strepitoso 2007.
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Agalloch Pale Folklore
Napalm Death From Enslavement To Obliteration
Dillinger Escape Plan Calculating Infinity
Minor Threat Minor Threat
Gadget The Funeral March
Meshuggah Destroy Erase Improve
Entombed Clandestine
Today Is The Day Temple Of The Morning Star
Genghis Tron Dead Mountain Mouth
Wire 154
Pelican The Fire In Our Throats Will Beckon The Thaw
Metallica Death Magnetic
Meshuggah obZen
Celtic Frost Monotheist
Metallica Master Of Puppets
Metallica Kill'Em All
Metallica Ride The Lightning
System Of A Down Hypnotize
Death The sound of perseverance
Tool 10000 Days
Slayer Reign In Blood
Slayer South of Heaven
Meshuggah Catch Thirtythree
Agoraphobic Nosebleed Altered States Of America
Pantera Cowboys From Hell
Pantera Vulgar Display Of Power
Iron Maiden A Matter Of Life And Death
Opeth Watershed
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Wasted Jack
Marco_Biasio
Giuseppe Pontoriere
arianna (voto invalidato)