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R Recensione

9/10

Pontiak

Maker

I tre fratelli Carney, Lain (batteria), Van (voce e chitarra) e Jenny (voce e basso) tornano dai campi della profonda Virginia rurale, alla scena musicale con il nuovo disco “Maker” dopo l’ottimo album rivelazione “Sun On Sun” dello scorso anno.

Il sound dei Pontiak in questo nuovo album non è tanto cambiato dal precedente, “Sun On Sun” suonava grezzo e acerbo ma già lasciava intravedere tutte le grandi potenzialità di questa band, che dopo un anno si riversano immediatamente in questo eccellente nuovo capitolo. Un sound di rock eletterico, acido ed esplosivo ma soprattutto esplorativo, da cui i tre fratellini Carney hanno costruito una loro propria identità senza mai sfociare nei clichè più abusivi e senza mai lasciarsi prendere la mano cogliendo in maniera sorprendente ed inteliggente un processo in continua evoluzione nella scena del nuovo rock psichedelico.

Maker” è un album di una potenza incontenuta un mix di blues, psichedeliahard rock e post stoner calato tra atmosfere oscure, riverberi, rumori siderali e rarefatti, esso salta confidenzialmente da retro-psycho (alla Dead Meadow) a poderosi riffoni (basta ascoltare il pezzo di apertura “Laywayed”), da momenti di pungenti dissonanze (“Wax Worship”, Headless Conference”), a delizioso stoner rock (“Aasstleerr”) e canzoni più pacate e meditative (la splendida ballata Seminal Shining”).

Con “Maker” i Pontiak arrivano alla grande prova di maturità mettendo in mostra un sound crudo diretto e soprattutto vivo, una band che sfrutta a dovere una propria libertà nel suonare insieme (si legge nel disco “All tracks were recorded live”), fatta in casa a dimensione familiare (“homemade”) e a stretto contatto con la natura, nutrendosi solo di vita di campagna di area pura e di atmosfere desertiche. Si ripropone l’amore per il rock canonico radiofonico fatto per lo più da elementi stoner, melodie e power riffs, il tutto centrifugato con una vena sperimentale fatta di universi psichedelici, fraseggi hard-blues, ambientazioni dark, strati di feeback, rumorismi noise e batterie incalzanti. Lo stesso Julian Cope ha speso grandi parole d’elogio tramite le pagine del suo blog per questo band.

La title track “Maker” è il cuore pulsante del disco dove confluiscono e vengono frullati in meno di 14 minuti tutte le componenti sonore che caratterizzano l’album, dall’hard rock al psycho-acid rock, allo stoner, una centrifuga devastante, fatta da cambi di tempo repentini ed esplosioni elettriche dove riffoni infuocati di un ispiratissimo Van ci trascinano tra sequenze infinite di emozioni fatte di armonie, pause, e poesia, un ascolto dal potere narcotico, vero stato di pura assenza di conoscenza e devastante follia.

Quest’album mostra tante facce come la splendida “Aestival” dove il gruppo sposa il lato più oscuro di Nick Cave e la passione e la poesia di Bill Callahan, riversando il tutto in una splendida e delicata ballata acustica tra suoni estatici e furiosi che sembrano rivivere le pagine del rock pinkfloydiano. Il noise eplosivo breve ma intenso di “Heat Pleasure” è un tunnel caotico tra squarci di pura schizofrenia tagliente e la pura follia sonora in 73 secondi di chitarre e batteria di “Headless Confidence” è un puro condensato sonoro, tra sgomento e delirio.

Le sonorità psichedeliche hard rock con linee vocali ben costruite di “Laywarean” ed “Honey” definiscono il versante più stoner del sound Pontiak, il grezzo southern rock di Aasstleerr” fatto da accordi blues e rock come la stessa “Blood Pride”, perfetta coordinazione tra basso e batteria. Le sonorità aliene, energiche e tenebrose di “Wax Worship”, dove un intro sonico tagliente tra il caos generale viene regolato dalle puntuali percussioni dell’ottimo Lain, il giro di basso incalzante di “Wild Knife Night Fight” con un arrangiamento vocale in cui tutti e tre i fratelli Carney si inseguono in un cantato melodico mozzafiato ed infine abbiamo la tenue ballata acustica “Seminal Shining” accarezzata dalle spazzole della balatteria di Lain e da una melodia sinistra.

Una importante conferma per il trio della Virginia grazie a un lavoro maturo e di grande ispirazione post-stoner, concordo con chi dice che i Pontiak sono una delle migliori band americane degli ultimi anni.

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Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 13 voti.
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Cas 8/10
REBBY 5/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 10:23 del 19 giugno 2009 ha scritto:

Anche qui, come per Spaccamonti: ascoltato pochino, ma impressioni veramente eccellenti. Ripasserò. Nel frattempo complimenti, per scelta e stesura della recensione, a Sebastiano.

modulo_c (ha votato 9 questo disco) alle 11:06 del 27 giugno 2009 ha scritto:

tuttto ok

alcune tracce esplosive, altre piu' riflessive. C'e' tanto, e tutto bello. Solo per "bloodpride", che io trovo molto surf, e "aestival", il disco merita di essere comprato. Grandi.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 9:41 del 30 giugno 2009 ha scritto:

C'è molta improvvisazione e un deciso "imapatto live". Molto belli i riferimenti ai Kyuss e - di rimando - ai Black Sabbath. Grazie per la segnalazione Sebastaino, me lo sarei perso per strada. Ad oggi, una delle sorprese dell'anno.

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 9:42 del 30 giugno 2009 ha scritto:

RE:

Sebastaino sta per Sebastiano.

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 21:34 del 30 giugno 2009 ha scritto:

Torno dopo un po' per il voto, sarebbe un 7,5 arrotondato a 8. "Wild Knife Night Fight" è spettacolare.

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 10:36 del primo luglio 2009 ha scritto:

bel disco, è inaspettamente cresciuto e alla fine me lo son preso originale. Io lo trovo ben poco stoner ancor meno del precedente, ci sono delle parti quasi noise e in certi frangenti sembrano i Fugazi secondo periodo End Hits. Unica cosa su cui non concordo è il fatto che il sound non sia cambiato, io lo sento ben diverso sto disco, la registrazione live lo caratterizza molto. Maker è + metallico, Sun On Sun lo sento più caldo. Poi ovviamente questione di punti di vista

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 8:50 del 23 settembre 2009 ha scritto:

Il lungo brano che da il titolo all'album è, per

il genere, affascinante e, come dice Sebastiano,

centrale dell'intera opera. A me piace anche la

breve canzone posta subito dopo. Il resto mi

convince poco perchè lo trovo spesso povero di idee e di spirito (molto manieristico insomma),

anche se, a sprazzi, qualche altro buon momento

riesco anch'io a godermelo.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 19:21 del 6 novembre 2011 ha scritto:

Bello bello bello questo disco! Una psichedelia rovente che ti si attacca addosso, una lenta e inesorabile combustione. Cosa non è Aestival, tra l'altro?