Pontiak
Maker
I tre fratelli Carney, Lain (batteria), Van (voce e chitarra) e Jenny (voce e basso) tornano dai campi della profonda Virginia rurale, alla scena musicale con il nuovo disco “Maker” dopo l’ottimo album rivelazione “Sun on Sun” dello scorso anno.
Il sound dei Pontiak in questo nuovo album non è tanto cambiato dal precedente, “Sun on Sun” suonava grezzo e acerbo ma già lasciava intravedere tutte le grandi potenzialità di questa band, che dopo un anno si riversano immediatamente in questo eccellente nuovo capitolo. Un sound di rock eletterico, acido ed esplosivo ma soprattutto esplorativo, da cui i tre fratellini Carney hanno costruito una loro propria identità senza mai sfociare nei clichè più abusivi e senza mai lasciarsi prendere la mano cogliendo in maniera sorprendente ed inteliggente un processo in continua evoluzione nella scena del nuovo rock psichedelico.
Maker è un album di una potenza incontenuta un mix di blues, psichedelia hard-rock e post stoner calato tra atmosfere oscure, riverberi, rumori siderali e rarefatti, esso salta confidenzialmente tra retro-psycho ( alla Dead Meadow) a poderosi riffoni (basta ascoltare il pezzo di apertura Laywarean) , da momenti di pungenti dissonanze (Wax Worship, Headless Conference), a delizioso stoner rock (Aasstleerr) e canzoni più pacate e meditative (la splendida ballata Seminal Shining).
Con Maker i Pontiak arrivano alla grande prova di maturità mettendo in mostra un sound crudo diretto e soprattutto vivo, una band che sfrutta a dovere una propria libertà nel suonare insieme (si legge nel disco “All tracks were recorded live”), fatta in casa a dimensione familiare (“homemade”) e a stretto contatto con la natura, nutrendosi solo di vita di campagna di area pura e di atmosfere desertiche. Si ripropone l’amore per il rock canonico radiofonico fatto per lo più da elementi stoner, melodie e power riffs, il tutto centrifugato con una vena sperimentale fatta di universi psichedelici, fraseggi hard-blues, ambientazioni dark, strati di feeback, rumorismi noise e batterie incalzanti. Lo stesso Julina Cope ha speso grandi parole d’elogio tramite le pagine del suo blog per questo band.
La title-track Maker è il cuore pulsante del disco dove confluiscono e vengono frullati in meno di 14 minuti tutte le componenti sonore che caratterizzano l’album, dall’hard-rock al psycho-acid rock, allo stoner, una centrifuga devastante, fatta da cambi di tempo repentini ed esplosioni elettriche dove riffoni infuocati di un ispiratissimo Van ci trascinano tra sequenze infinite di emozioni fatte di armonie, pause, e poesia, un ascolto dal potere narcotico, vero stato di pura assenza di conoscenza e devastante follia.
Quest’album mostra tante facce come la splendida Aestival dove il gruppo sposa il lato più oscuro di Nick Cave e la passione e la poesia di Bill Callahan, riversando il tutto in una splendida e delicata ballata acustica tra suoni estatici e furiosi che sembrano rivivere le pagine del rock pinkfloydiano. Il noise eplosivo breve ma intenso di Heat pleasure un tunnel caotico tra squarci di pura schizofrenia tagliente e la pura follia sonora in 73 secondi di chitarre e batteria di Headless Confidence, un puro condensato sonoro, tra sgomento e delirio.
Le sonorità psichedeliche hard-rock con linee vocali ben costruite di Laywarean ed Honey definiscono il versante più stoner del sound Pontiak, il grezzo southern rock di Aasstleerr fatto da accordi blues e rock come la stessa Blood Pride, perfetta coordinazione tra basso e batteria. Le sonorità aliene, energiche e tenebrose di Wax Worship, dove un intro sonico tagliente tra il caos generale viene regolato dalle puntuali percussioni dell’ottimo Lain, il giro di basso incalzante di Wild knife night fight con un arrangiamento vocale in cui tutti e tre i fratelli Carney si inseguono in un cantato melodico mozzafiato ed infine abbiamo la tenue ballata acustica Seminal Shining accarezzata dalle spazzole della balatteria di Lain e da una melodia sinistra.
Una importante conferma per il trio della Virginia grazie a un lavoro maturo e di grande ispirazione post-stoner, concordo con chi dice che i Pontiak sono una delle migliori band americane degli ultimi anni.
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