R Recensione

6/10

Lazarus A.D.

The Onslaught

Carne da macello per le fila del thrash metal, nell’eterna battaglia che anima il campo metallico tra diverse declinazioni e sottogeneri.

Una lieta favola americana, di quelle che iniziano nel più classico degli scantinati (2005) e proseguono con un disco auto-prodotto (2007), che convince la Metal Blade a ripubblicare il lavoro su circuiti più accessibili, affidando il remixaggio al “veterano” James Murphy.

The Onslaught ha convinto una label importante a puntare su questi ragazzi del Wisconsin, l’attitudine e le capacità in sede live hanno ritagliato un ruolo da spalla per le tournée nord-americane di Testament ed Amon Amarth. Insomma l’entusiasmo e le aspettative per questo quartetto aumentano velocemente, richiamando l’attenzione tanto degli appassionati del classico thrash anni ’80, quanto di chi segue ardentemente le evoluzioni di nuovo millennio.

Le enormi dosi di entusiasmo suscitate nei primi mesi tendono ad oscurare (sopravvalutandolo) l’effettivo valore di questo lavoro. Ottima la voce graffiata e aggressiva di Jeff Paulick (che è anche il bassista del gruppo), seppure a tratti eccessivamente invariata, ad eccezione del growl di Last Breath. Altrettanto buono il lavoro di batteria di Ryan Shutler, che tenta di diversificare la massiccia struttura portata avanti dalle chitarre di Dan Gapen (solista e cori) e Alex Lackner, più che apprezzabili nell’atteggiamento d’impatto anni ’80 e negli assoli dal sapore ruffianamente moderno.

È un gruppo d’attacco che cerca di non rimanere rinchiuso nei classici del thrash (che quasi tutto ha detto nel suo decennio di gloria), mostrando il fianco ad aperture melodiche non esattamente inedite ma di certo più recenti.

Odierno soprattutto nella produzione, classico nello spirito, perfetto nel ruolo di tassello marginale in un mosaico iniziato venti anni prima.

Assalto all’arma bianca più che apprezzabile se si tiene conto che nasce come lavoro fatto in casa, ripulito solo in superficie per il grosso circuito.

Le nuove leve, promettono, si impegneranno per pezzi più articolati al prossimo lavoro, dimostrando di avere tanta umiltà quanto consapevolezza dei propri limiti. Insomma un bel fuoco d’apertura che non riesce a far capire se c’è del sano nel Wisconsin o si sia davanti a un semplice rigurgito buono per qualche ascolto e per gli interessati.

Per adesso si fanno apprezzare per l’impegno e la grinta, ma mancano di varietà ed originalità, pur emergendo dalla vagonata di gruppetti che scimmiottano i fasti antichi.

Rispolverate gli Exodus (ultima versione) e i classici Bay Area, aggiungendoci del sano groovy.

Musica semplice (loro stessi dichiarano una scarsa preparazione storica) e d’effetto. Tanto cuore e tanta capacità.

La speranza è che escano dalla sfera dei derivati, confermando entusiasmi e aspettative che, negli anni ’80 e inizi ’90, sarebbero stati del tutto ingiustificati.

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 6 voti.
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rael 4/10
B-B-B 7/10

C Commenti

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B-B-B (ha votato 7 questo disco) alle 21:26 del 10 aprile 2015 ha scritto:

Nulla di chè sicuramente, ma divertente. Il voto sarebbe 6,5, ma dato che è anche un debutto, ho deciso di arrotondarlo a 7