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R Recensione

8/10

Vintersorg

Till Fjälls

Nell'Olimpo del viking/folk scandinavo un posto di riguardo spetta senza dubbio ad  Andreas Hedlund, in arte Vintersorg. Cantante dotato di una voce inconfondibile, capace di spaziare tra feroci scream e clean vocals dalla calda e baritonale tonalità, negli ultimi anni dello scorso millennio marchiò a fuoco il movimento con 4 opere fondamentali, 2 con i seminali Otyg (Älvefärd e Sagovindars Boning) e 2 con l'omonimo progetto solista (questo album seguito da Ödemarkens Son).

Mentre le opere con gli Otyg erano più indirizzate al lato folk, festaiolo e fantastico, gli album solisti, suonati interamente da lui, a parte batteria e tastiere, cercano e trovano (soprattutto in questo lavoro) la commistione perfetta tra le atmosfere epiche, quasi romantiche perchè scaturite dall'osservazione delle bellezze naturali, e il più classico suono metal. Ho sempre pensato che Till Fjälls fosse l'album perfetto per chi si volesse avvicinare a questo tipo di sonorità: le canzoni nel loro insieme non sono nè complesse nè lunghe e pesanti, ma anzi, la semplicità formale e la loro compattezza ne consentono una rapida assimilazione. Anche la violenza è quasi del tutto assente; niente chitarre zanzarose, nè produzione cacofonica, ma immaginate di sentir suonare gli Iron Maiden sulle vette della Scandinavia con una tormenta di neve: ecco, questo è quanto di più vicino ci sia alla musica di Till Fjälls. Su tutto svetta la voce particolarissima di Vintersorg, che impreziosisce il tutto con le sue escursioni vocali e i suoi testi in svedese (non certo una lingua molto musicale, ma che ben si adatta al contesto). Sui testi non ho molto da dire: non sono mai riuscito a trovare delle traduzioni, a parte i titoli delle canzoni; da questi posso supporre che siano dedicati ai classici temi della natura, delle bellezze della propria terra, del paganesimo.

Sorprendentemente l'iniziale Rundans (La Danza delle Rune) è un piccolo gioiello acustico, un inizio solenne ed evocativo, per via della tastiera delle percussioni  sommesse, cui segue la prima mazzata, För Kung och Fosterland (Per il Re e la Madrepatria): l'inizio è devastante, in puro stile black, con scream, chitarre e batteria martellante, ma le strofe sono decisamente più orecchiabili. Bella la citazione a metà canzone di “L’Antro del Re della Montagna” del compositore classico Edvard Grieg. Brano più lento, ma anche più evocativo, è Vildmarkens Förtrollande Stämmor (Le Incantevoli Melodie delle Lande Desolate), attraverso cui si giunge alla title-track (Verso le Montagne), brano più lungo del lotto aperto da un orecchiabilissimo giro di pianoforte e impreziosita da un intermezzo acustico che divide nettamente la canzone rendendola meno "monolitica" e annullando l'effetto ripetitività. Azzeccatissimo anche il ritornello, ancora una volta un atto d'amore verso la propria terra.

Dopo questo ottimo poker di brani troviamo Urberget, Äldst av Troner (L'Antica Montagna, il più Vecchio dei Troni), altro epico brano che miscela sapientemente chitarre acustiche ed elettriche, scream e sognanti clean vocals, impreziosendone il finale. A spezzare in 2 il lavoro ci pensa la ballata per solo pianoforte Hednad i Ulvermånens Tecken (Pagano Voltato sotto il Segno della Luna del Lupo), prima che Jökeln (Il Ghiacciaio), l'episodio più black del platter, ci riporti alle atmosfere consuete. Isjungfrun (La Vergine di Ghiaccio) introduce un duetto tra la voce calda e baritonale di Vintersorg, e quella soave e operistica di Cia Hedmark, già violinista e corista negli Otyg; risulta splendido in questo caso l'accostamento di 2 voci così diverse ma estremamente complementari, 2 odi di amore verso la propria terra. A chiudere questo capolavoro troviamo Asatider (Il Tempo degli Dei), brano epico ma allo stesso tempo orecchiabile, nel cui ritornello viene citato lo stesso artista (Hednahären leds av Vintersorg), e Fångad utav Nordens Själ (Preso dall'Anima del Nord), ultimo viaggio tra le vette innevate e tumultuose ben rappresentate in copertina.

Till Fjälls è, a parere di chi scrive, il punto più alto raggiunto da Vintersorg nella prima parte di carriera. Il nuovo millennio vedrà l'artista svedese cambiare completamente stile, spostandosi verso un prog/avantguarde metal sempre di alta classe, con testi incentrati su temi matematici, fisi, astronomici, senza trascurare l'importante collaborazione con i Borknagar, con cui registrerà 3 album. Ma le vette di poeticità e passione di questo lavoro restano inimitabili.  

Till Fjälls, Till Fjälls där storm mig fammar

Till Fjälls, Till Fjälls vakad av ramnar

(Verso le montagne, verso le montagne dove le tempeste mi abbracciano

Verso le montagne, verso le montagne guidato dai corvi) 

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Voto degli utenti: 9/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Emiliano (ha votato 9 questo disco) alle 15:15 del 3 febbraio 2011 ha scritto:

Grazie di averlo recensito. Ma solo a me il viking metal pare la musica ideale per i cori da ubriachi? (provare con la titletrack: successo assicurato!)

salvatore alle 16:27 del 3 febbraio 2011 ha scritto:

"Ma solo a me il viking metal pare la musica ideale per i cori da ubriachi?"

No, anzi forse è proprio questa la caratteristica del metal che preferisco

Norvegese, autore, alle 9:20 del 4 febbraio 2011 ha scritto:

beh sinceramente questo album lo sento comunque molto più serioso e poco "festaiolo" rispetto ad esempio agli Otyg o ai Finntroll...lì si sembra di essere in una taverna con i boccali di birra stile Oktoberfest

Hemming alle 11:46 del 15 febbraio 2012 ha scritto:

Una lacuna che dovrei riempire, bella Rece