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8,5/10

Deltron 3030

Deltron 3030

Quando, nel 2000, i Deltron 3030 pubblicarono questo album, forse non si resero conto di quanto le loro sperimentazioni fossero rivoluzionarie e avanti con il tempo. Dopo il dramma della morte di 2PacBiggie e Big L, l'hip hop (nella sua natura di strada) era diventato una caricatura di se stesso. Non è stato facile per nessun artista nero superare il dramma di una realtà che si era presa sul serio al di là della vita e della morte. L'hip hop doveva prendere nuove strade, e lo fece in 3 modi: il filone più "human" di Eminem, che raccontava la vita di un giovane bianco americano e del disagio borghese, quello ammiccante al pop che ebbe il suo più famoso rappresentate in Kanye West e quello sperimentale, che ebbe il suo vero e proprio contratto ufficiale di nascita (sebbene fossero già presenti alcuni esempi) con il sodalizio tra Dan the Automator (produttore di origini nipponiche, futuro Gorillaz nel 2001), Del Tha Funkee Homosapien (cugino di Ice Cube) e Kid Koala (tanto rapper -uno dei pochi di origini canadese ad essere noti nella scena- quanto autore di graphic novels e di colonne sonore per film): i Deltron 3030. 

Deltron 3030 porta all'astrazione la scrittura di qualsiasi beat, importa nell'hip hop il tema del concetto e del distopico e accompagna l'ascoltatore in un viaggio intimo e distruttivo in un futuro di fallimenti, di computer e di automatizzazione. Non c'è pezzo minore e maggiore, ogni elemento dell'album si amalgama nel suo essere astratto e intellettuale. 

3030, Upgrade, Mastermind, Madness: ogni brano è scritto in maniera originale e rappato con un flow notevolmente black, a ricordare a tratti lo stile di band come Run DMC e Public Enemy, ma con un vestito elegante e culturalmente elevato. Deltron 3030 soffre della sua stessa lentezza, del suo essere enormemente lungo e difficile, un viaggio sperimentale dalle molte tappe (ben 21 tra track e skit). Tuttavia, è indubbiamente un tassello immancabile per comprendere al meglio la districata storia del movimento "doppia h".

Ambientato nel 3030 in un mondo dove l'hip hop è diventato di moda (tutti vogliono essere MC, produttori o dj), Deltron utilizza una data lontana di più di un millennio per prevedere un futuro piuttosto vicino: basti pensare che The Marshall Mathers LP (Eminem), uscito lo stesso anno, è l'album che ha portato al grande pubblico l'essenza del rap stesso.

 The Cantankerous Captain Aptos (alias di Dan The Automator) e Deltron Zero (alias di Del Tha Funkee Homosapien) sono due personaggi rivoluzionari che, in quel lontano futuro, non accettano una società di schiavi dell'artificialità, definita da loro stessi un apartheid globale.

“Peacekeepers seek to take our manhood,

which results in the form of global apartheid”.

(I tutori dell'ordine cercano di prendere la nostra umanità, 

e ciò prende forma in un apartheid globale.)

L'album è caratterizzato da una narrazione sovversiva, che cammina e si accompagna con isotopi di linguaggio estremamente coerenti: non c'è momento in cui Deltron 3030 rifiuta la sua natura di album cibernetico. La realtà di un futuro distopico, in cui le macchine robotiche prendono il sopravvento, è resa tanto nella musica, quanto nella scrittura e raccoglie in sé tutte le basi dell'hip hop sperimentale, che avrà altri noti rappresentanti in figure come Madvillain.

Indubbiamente uno degli album più interessanti del decennio '00.

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fabfabfab alle 15:41 del 4 dicembre 2014 ha scritto:

Recensione molto bella, mi hai fatto venire voglia di recuperare il disco.

johnpfl, autore, alle 14:42 del 5 dicembre 2014 ha scritto:

Veramente, grazie infinite

johnpfl, autore, alle 14:42 del 5 dicembre 2014 ha scritto:

Veramente, grazie infinite

Marco_Biasio alle 17:06 del 4 dicembre 2014 ha scritto:

Mi accodo a Fabio, brav!

johnpfl, autore, alle 14:42 del 5 dicembre 2014 ha scritto:

Grazie mille!