R Recensione

5/10

Rjd2

The Third Hand

A sette anni dal primo singolo di debutto per la Rawkus e a cinque da quel meraviglioso Dead Ringer che lo ha lanciato, sotto la sigla RjD2 come erede di Dj Shadow, per la straordinaria abilità di ricomporre samples di dischi oscuri e misconosciuti in splendide partiture di hip hop astratto, Ramble John Krohn si riaffaccia alla luce.

In mezzo un paio di dischi di buona fattura ma insufficienti a competere con la grandezza dell’esordio, e un recente cambio di scuderia: dalla Def Jux, label simbolo dell’alternative hip hop (all’attivo le uscite di gente come El-P, Cannibal Ox e Aesop Rock), alla quasi-major Xl, etichetta che ha nel rooster fuoriclasse dell’elettronica contaminata virata indie come Basement Jaxx e Lemon Jelly.

E RjD2, con The Third Hand, sembra avvertire tutto il peso di questo passaggio: disertando quasi completamente campionamenti e beat hip hop e dirigendosi a passo serrato (e anche con una certa dose di coraggio, diciamolo), verso la forma canzone, battezzando con la sua voce gran parte delle tracce del disco e adagiandosi su sonorità levigate e pulite che occhieggiano a certo pop e indie pop inframmezzandole, giusto per salvare la forma, con qualche strumentale dall’ispirazione altalenante e dal groove leggermente più tangibile e ricoprendole qua e là con la lacca profumata della produzione club oriented.

Come se un campione di sci decidesse improvvisamente di darsi alla danza classica: l’effetto è paradossalmente meno disastroso del previsto, il disco si fa ascoltare e non va mai del tutto a picco. Ma, anche se non si sente il fragore del naufragio, è pur vero che non si scorge mai nemmeno il lampo del genio: non lo troviamo nel pop-rock simil anni’70 di Have Mercy e Work It Out, né tantomeno nell’organetto sintetico alla Papa Don’t Preach di The Bad Penny. E possono al massimo sollevare un po’ il morale il folk bonsai beatlesiano di Someday e i ricordi ingialliti del passato che affiorano in Get It e Beyond The Beyond.

Rinunciando ai suoi punti di forza Krohn si ritrova sguarnito e con le armi spuntate ad affrontare un sentiero insidioso e costellato di tranelli come quello del pop, e procede prudente con un disco un po’ scipito, un po’ grigio. Che non fa nulla per farsi ricordare, nel bene e nel male. C’è chi per attuare queste commistioni tra elettronica e pop c’è nato, come i Phoenix e gli Hot Chip e chi ha rivelato un talento inaspettato come l’ex Super ColliderJamie Lidell. Rjd2, per il momento, resta, tristemente, nel guado.

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Peasyfloyd (ha votato 4 questo disco) alle 21:37 del 18 marzo 2007 ha scritto:

Pienamente d'accordo

Totalmente insipido. E sì che i due precedenti mi erano piaciuti non poco

Moody goldfish (ha votato 9 questo disco) alle 20:27 del 20 aprile 2007 ha scritto:

maccome?

io invece me ne sono innamorata follemente al primo ascolto, è quasi una settimana che gira solo lui sulle piastre del mio stereo,

e l'ho eletto a disco dell'anno insieme Sound of Silver degli LCD Sound System.

Anche io ho Dead Ringer, che mi piace molto, ma questo è stata proprio uan folgorazione...

...sarà che non me ne intendo di musica?