V Video

R Recensione

8/10

Rihanna

ANTI

Fare come voglio io”, per una come Rihanna, ha un significato piuttosto particolare: uno stuolo di produttori e collaboratori da capogiro, ad esempio. E poi il contratto milionario stipulato con la Samsung , che ha acquistato un milione di copie dell’album conseguentemente distribuite in free download su Tidal (“delle moderne strategie di marketing”, dove gli album si smaterializzano diventando marginali all’interno di una più ampia strategia promozionale dove conta creare la più diffusa “awareness” possibile, e dove l’acquisto da parte degli ascoltatori del supporto o del file digitale non è più cosa necessaria per ottenere il disco di platino). Perché uno pensa a Rihanna che si mette nella sua cameretta a strimpellare la chitarra e a smanettare sul laptop per poi regalare altruisticamente l’album ai fan. Certo. E invece, ovviamente, no.

ANTI” rappresenta però un’attestazione di indipendenza capace di far impallidire sia i detrattori, quelli che consideravano la musicista barbadiana come l’ennesima figura stereotipata del burattino nelle mani delle multinazionali del disco, sia chi intravedeva, nella sua proposta, oltre il fumo anche l’arrosto. La verità è che “ANTI” conferisce alla dimensione espressiva di RiRi una solidità inedita (“finalmente un album e non una raccolta di singoli” è stata l’opinione di buona parte della critica musicale) e un’integrità artistica non disposta a scendere a compromessi con i gusti prevalenti di ipotetici target di pubblico, ma anzi risoluta nel voler dettare il passo e proporre all’ascoltatore una formula “difficile” e azzardata. “Se lo può permettere, una come Rihanna”, direte voi. Certo, così come se lo poteva permettere la Cyrus. Ma forse anche no: entrambe avrebbero potuto proseguire lungo un percorso segnato e sicuro.

Rihanna, invece, lavora su produzioni sperimentali e strutture minimali, spesso private di quella roboante glassa dance-r&b che impregnava i capitoli precedenti. Tutto trasuda umori inquieti, oppure una sensualità ad alto tasso erotico, o ancora si articola su linguaggi deformati (in “Work”, che vede la partecipazione di Drake, si ripete quella parola masticandola in un mix dialettale fino a sformarla, a mo’ di chewing gum, per un brano primordiale e pulsante, da dancehall futuristica e al contempo arcaica). Il risultato è una sintassi intricata, di non immediata intelligibilità (si prenda l’urticante loop di chitarre strascicate che domina l’incedere di “Woo”), nonostante la capacità di rimanere connessa ad un frasario prevalentemente pop, per quanto imbastardito e corrotto. Se con gli Smiths si parlava di “invasione della cittadella del pop”, qui siamo più dalle parti di un “inside job nel palazzo del mainstream” dove non solo si infiltrano dall’interno strutture -produttive, compositive- consolidate, ma si fagocitano (un’altra volta, come nel caso delle infatuazioni indie/psichedeliche di Miley Cyrus) i satelliti orbitanti attorno alla propria massa gravitazionale (i Tame Impala omaggiati/riscritti dalla bellissima cover di “Same Ol’ Mistakes”, piccolo capolavoro di bassi liquidi e synth scintillanti).

Consideration”, frutto della collaborazione con SZA (Solana Rowe) è la partenza perfetta: il flusso vocale in duetto che si incastra nell’ordito dei pattern ritmici squadrati, con lo snare bello sporco e rumoroso, e quella semplice scala di accordi di piano che tratteggia un essenziale accompagnamento. Di un ritornello vero e proprio neanche l’ombra. Produzione ingegnosa, minimalismo compositivo, strutture fluttuanti: lo si ribadisce nella successiva “James Joint”, breve interludio electro-soul incentrato sull’accoppiata tastiera-voce, o nella tenebrosa “Desperado”, costruita su corpose linee di basso e su un giro di piano soul che porta con se influenze classiche, di derivazione blues, o anche nell’andatura meccanica della pur convenzionale ballata “Kiss It Better”, questa volta scandita da una linea di chitarra elettrica e addolcita da un ritornello alla Frank Ocean, ma incastrata in quelle sequenze di hi hat stretchate che, assieme al fluttuare del synth, danno al pezzo un tocco straniante e vagamente onirico, più vicino allo stile di un Miguel che alle tipiche ballate della Fenty (il cui standard viene però ridefinito nel delicato wonky di “Yeah, I Said It”).

La coda dell’album, ben distinta grazie allo spartiacque di “Same Ol’ Mistakes”, è un’ulteriore sorpresa: interrompendo di netto il flusso sperimentale, i quattro brani di chiusura si consacrano ad una materia tradizionale superbamente padroneggiata, basti pensare alle gemme soul di “Love on the Brain” e “Higher”, entrambe raffinate ed eleganti, adagiate su arrangiamenti che pescano dagli anni Cinquanta e Sessanta (l’organetto spiritual, gli arrangiamenti da camera) e interpretate con strabordante personalità, senza dimenticare la delicata e acustica “Never Ending” e il commiato pianistico di “Close to You”.

Un album completo, a tutto tondo, questo “ANTI”. Una dichiarazione di intenti e di capacità, frutto di una visione complessiva e di una maniacale cura per i dettagli (ci sono voluti tre anni per arrivare al prodotto finito). Rihanna ha superato se stessa attestando definitivamente il suo valore, dimostrandoci un’altra volta quanto siano sviluppati i processi di miscela dei linguaggi operanti nel pop odierno (è ormai assodato il crollo dei confini tra musica nera e bianca, tra mainstream e indie, tra generi e stili) e di quanto molto possiamo ancora aspettarci da una popstar che, a dispetto di una lunga carriera, non è che all’inizio della sua maturazione. Lunga vita, dunque.

V Voti

Voto degli utenti: 5,6/10 in media su 7 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
woodjack 7,5/10
hiperwlt 7,5/10
cico57 1/10
luca.r 3,5/10
max997 8/10

C Commenti

Ci sono 8 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

woodjack (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:11 del 26 agosto 2016 ha scritto:

uuh ti aspettavo Cas! era prevedibile che la smania alternative r&b dovesse contagiare anche le big, e infatti Rihanna non ha mancato l'appuntamento. Il disco mi piace molto, in questa commistione tra vintage e contemporaneo, detto da uno che i dischi di Rihanna li ha ascoltati solo grazie all'uso intensivo del tasto skip... secondo me la parte centrale è un po' più debole (le tracce 6-8 non mi fanno impazzire), ma insomma... grande salto di qualità! magari ha smesso di fare un disco all'anno con 4 pezzi buoni e 8 inutili. Guardatevi pure il live ai Billiboard Awards di Love on the brain, sembra davvero di ascoltare qualche grande diva del soul anni '50! Peccato che nei concerti non si impegni così

Cas, autore, alle 14:34 del 26 agosto 2016 ha scritto:

---> "Peccato che nei concerti non si impegni così"

Evidentemente chi segue un concerto di Rihanna si aspetta più uno spettacolo complessivo -luci colori scenografie, coreografie, eccetera- che una performance canora. In ogni caso ha dimostrato di saper cantare, come facevi notare tu

woodjack (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:07 del 26 agosto 2016 ha scritto:

bah sì può darsi che per il fan non sia così importante, però è un discorso di "deontologia professionale" e nel mondo mainstream gli approcci alla questione sono diversi: Britney come si sa se ne sbatte e non canta una nota live, Madonna limita il lipsync alle parti più difficili. Kylie invece ha sempre cantato dal vivo, nonostante i suoi spettacoli siano tra le baracconate più trash, così Beyoncè la cui resa live è persino migliorata negli anni. Rihanna è l'eterna svogliata insomma, ma - mi rendo conto - fa parte anche questo del personaggio.

hiperwlt (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:39 del 26 agosto 2016 ha scritto:

Ascoltato tantissimo: chissà cosa ne pensa del disco il vecchio Los . Prima parte fluidissima ("Work", "Consideration", "Same Ol' Mistakes" e "Needed Me" in ordine di bellezza), di beat squadrati e secchi, minima dubstep/trap (anche "Yeah, I Said It"), di usura pop/r'n'b dagli umori industrial ("Woo", "Consideration") e pop più lineare ("Kiss It Better" e "Work" - così fragile e robusta allo stesso tempo: spettacolo tutto, dai tocchi delle keyboards, ai beat, al flusso impastato e senza soluzione di continuità di Rihanna, l'inserzione in scia di Drake). Seconda parte "soul" minore, con "Sex With Me" a chiudere però in bellezza. Rece ricca, bravo Cas

Cas, autore, alle 14:17 del 27 agosto 2016 ha scritto:

sintesi ottima ed esaustiva mauro! contaminazione a palla, uno dei motivi che rendono il disco tanto bello.

zagor alle 13:07 del 27 agosto 2016 ha scritto:

un tempo si diceva "moriremo democristiani", bisogna aggiornare il motto col "moriremo poptimisti" lol

Cas, autore, alle 14:15 del 27 agosto 2016 ha scritto:

democristiano o poptimista che sia, spero solo di morte lenta ghghgh

FrancescoB alle 14:27 del 28 agosto 2016 ha scritto:

Ah ah idolo Zagor

Lei comunque non mi dispiace, riascolto volentieri vari brani e da parecchio tempo...Mi cimenterò anche con questo lavoro.