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R Recensione

6,5/10

THEESatisfaction

EarthEE

Quale sarà il lascito della fumosa creatura etichettata come “alternative r&b” lo potrà rivelare solo il tempo. Oltre alla valenza della talentuosa e controversa FKA Twigs (invero piuttosto ostile alle implicazioni racial dell'etichetta), i protagonisti della presunta scena sembrano ancora in fase di incubazione, ammucchiati in un indistinto calderone dove possiamo far ricadere tanto un James Blake quanto un Miguel. Quello che è certo è che nel mondo r&b c'è fermento, come testimonia una giovane generazione (da Frank Ocean agli Internet) intenzionata ad allargare i confini di un genere sempre più capace di fare da “pigliatutto”, assimilando con fare onnivoro elementi disparati come l'elettronica, l'hip-hop, l'indie, la psichedelia, il tribalismo afro, traghettando di fatto il neo-soul in una piena e consapevole post-modernità.

Le THEESatisfaction, in questo discorso, cadono a fagiolo, perché dopo il promettente “awE naturalE”, questo “EarthEE” poteva essere la prova del nove, contribuendo a strutturare la proposta del duo di Seattle, aggiungendo un tassello utile per una maggiore definizione del genere. E invece il nuovo lavoro rimane sospeso in un limbo vago dove trovano posto i soliti elementi senza però quella sistemazione organica che funzionava tanto bene pochi anni fa.

Le soluzioni synth-funk si prestano a far da fondali prevalenti per brani dove i margini tra hip-hop e soul tendono a sfumare (“No GMO”, “Planet for Sale”), squagliando il flow su una materia fluttuante e vaporosa che ricorda, a tratti, una versione soft dell'iperfuturismo di marca Shabazz Palaces (presenti in diversi featuring lungo la tracklist), convincendo solo a momenti (in “Blandland”, ad esempio, non a caso tra i pezzi più classici del lotto, con i suoi beat regolari su gonfio groove electro soul). Brani come “Fetch/Catch” scontano invece un'eccessiva indefinitezza, privi di appigli melodici o di trame sonore degne di nota, peccando di scarsa profondità laddove sarebbe stato meglio infittire le textures per la valorizzazione di un altrimenti insipido impasto psichedelico. E se la via di brani come “Nature's Candy” e “EarthEE” sembrerebbe vincente (grovigli seducenti a base di sintetizzatori avvolgenti -ora incredibilmente cupi ora cosmici ed irradianti- dove la “fusion” del duo funziona a meraviglia), si preferisce perseverare in scorribande incompiute di vago smooth astrale (“Post Black Anyway”, “WerQ”, “Sir Come Navigate”), nel vano tentativo di unire le fascinazioni di “Lese Majesty” con la visionarietà pop di un “New Amerykah Part Two”.

Un'occasione mancata di mettere insieme i pezzi per costruire un affresco definitivo a cui non mancherebbe che un po' di visione d'insieme e un po' meno cazzeggio (si fa per dire, in realtà qui c'è tanto studio: quel che manca è, piuttosto, una maggiore messa a fuoco). Ci vorrebbe poco, pochissimo, per una conferma coi fiocchi. Eppure perdersi nelle larghe trame del sound di “EarthEE”, smarrire le coordinate, è fin troppo facile. Uno sbandamento normale, fisiologico, vista la giovane età del progetto THEESatisfaction: la prova della maturità, siamo certi, arriverà.

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