V Video

R Recensione

9/10

Kendrick Lamar

Good Kid, M.A.A.D. City

E poi c'è il disco di Kendrick Lamar. Nome nuovo dell'hip hop losangelino, esponente di punta del collettivo Black Hippy (oggi rinominatosi Top Dawg Entertainment), stretto collaboratore di loschi figuri del calibro di Schoolboy Q, Ab-Soul, Jay Rock. Sigle che certo diranno ben poco ai non adepti, ma che di fatto stanno ormai ritagliandosi un posto di rilievo nella topografia della musica afroamericana contemporanea, spostando i riflettori del midstream (e, auspicabilmente, di fette di pubblico ancora più ampie in futuro) su un circuito west coast oggi in evidente ripresa, capace se non altro di scalfire, a livello di organizzazione e credibilità artistica, il monopolio commerciale del southern rap e della grande imprenditoria newyorchese.

E' evidente che un simile successo dal basso, non mediato cioè da un'industria discografica tradizionale ormai ai suoi minimi storici (la stessa che oggi si affretta ad acquisire i pacchetti azionari Lamar e Frank Ocean, per citare solo due tra i più affermati, cercando di ricavarne qualcosa di simile a un profitto, in tempi di magra come questi), poggia innanzitutto sull'adesione a tendenze che, in linea di massima, potremmo definire di marca hipster e dintorni: dimensione social, ridefinizione spesso disinvolta e spregiudicata dei codici tradizionali, assunzione massiccia di sostanze psicotrope e conseguente allineamento ai moduli rarefatti e liquidi dell'emergente cloud rap, registro espressivo che attinge istintivamente alle dinamiche del 2.0 e le fa proprie, trovando poi nei circuiti internettari una corsia preferenziale di comunicazione e fruizione. E però, a differenza di altri più e meno noti colleghi di analoga provenienza geografica (pensiamo in primo luogo al giro Odd Future di Tyler the Creator, ma anche ai più defilati Main Attrakionz o a personaggi certo poco raccomandabili come Lil B, tutti situati nella Bay Area), nel giro Black Hippy queste nuove istanze vengono debitamente smorzate in una formula a mio avviso più consapevole e studiata, che mantiene intatta la fisionomia della tradizione black senza stravolgerla in proposte raffazzonate e di breve respiro, ma valorizzandone anzi i contorni e riallacciandosi esplicitamente ai più nobili modelli di genere.

 

A voler tracciare un albero genealogico di possibili riferimenti e influenze, e dando per scontate le affinità elettive che avvicinano Kendrick Lamar a Dr. Dre (il quale peraltro supervisiona l'intero progetto Good Kid, M.A.A.D. City), la ramificazione che più spicca per analogie e corrispondenze cromatiche ci porta dritti al primo Kanye West, quello più intimista e sottilmente paranoico di episodi come Addiction o Roses, o persino quello dei campionamenti soul a giri sbagliati che connotavano in modo inconfondibile la trilogia del college e che qui ritroviamo in un pezzo, Poetic Justice, scritto in comproprietà con Drake e rifinito da voci femminili che accompagnano il rapping in un alveo di accoglienti e delicate inflessioni analogiche. E se lo stesso Drake rappresenta un altro modello a cui è forse inevitabile ricollegarsi, non tanto nella sostanza strettamente musicale ma piuttosto per ciò che riguarda la cadenza di rime e metriche (con quello stile, tipicamente attuale, che frammenta l'esposizione in un profluvio di considerazioni, ripensamenti, autocorrezioni e piglio introspettivo da blog-era), leggendo bene in filigrana emergono persino sfumature che non fatichiamo a ricondurre agli Outkast di prove come Aquemini, quelli cioè meno esuberanti e maggiormente inclini a un'idea moderna di psichedelia nera, attraversata da essenziali ricami jazzy e campiture tonali scure e ipnotiche. Provate ad ascoltare, ad esempio, il refrain di Money Trees, o ancora le voci manipolate di Bitch, Don't Kill My Vibe (con quei pigri giochi di luce che fanno capolino qua e là, affiorando splendidamente in superficie nel finale), e ditemi se non potrebbero rientrare a pieno titolo nel bouquet dell' Andre 3000 più ispirato.

 

Dall'insieme di queste esperienze germoglia e fruttifica il suono di Kendrick. Una polpa matura e saporita, per quanto è poi la ricetta finale, più che gli ingredienti di base, a spiegare la specificità e l'originalità di questo disco. L'avrete intuito dal sottotitolo: l'intero lavoro è felicemente strutturato a modo di una vera e propria opera cinematografica, in cui le immagini evocate e l'impianto concettuale che informa e nutre i singoli capitoli hanno un ruolo predominante nel definire il quadro di insieme. Il legame territoriale con Los Angeles, microcriminalità e rapporti familiari, educazione sentimentale ed etica del successo, sono questi alcuni dei gangli tematici da cui si dipana una trama certo non originalissima nelle premesse di fondo (l'ostinata ricerca di una via di uscita dai vicoli ciechi del ghetto e dalle sue tentazioni), ma eseguita in maniera quantomai complessa e stratificata, laddove i ricordi autobiografici dell'autore e della sua adolescenza nelle strade di L.A. si confondono e sovrappongono a sue considerazioni attuali, dando vita a una sorta di esistenzialismo da era-Obama straripante di contenuti e riflessioni.

 

Nondimeno, una costruzione formale così vincolante rappresenta oggi una scelta senz'altro coraggiosa per un prodotto major: in primo luogo perchè, banalmente, sarebbe bastato assemblare alla rinfusa un'accozzaglia di brani di sicura presa per cavalcare l'onda lunga dell'hype, generata dall'ottimo esordio Section.80, che l'anno scorso aveva fatto schizzare alle stelle le quotazioni di Lamar sui bollettini ufficiali del mercato discografico statunitense. Ma è soprattutto la costruzione progressiva del racconto a scoraggiare l'ascolto distratto e occasionale: a differenza di molti altri concept, dove il tessuto narrativo di base è poco più che un'indicazione generica per lo svolgimento dei singoli episodi, GKMC non catapulta l'ascoltatore in medias res ma piuttosto lo accompagna per mano lungo il corso degli eventi raccontati, dai titoli di testa di Sherane in poi, montando una tensione drammaturgica lenta e graduale, seguendo il ritmo biologico di una periferia urbana indolente e dissoluta. Alcuni dettagli, alcune inflessioni stilistiche, minuzie che in un primo momento possono sembrare insignificanti, rivelano il loro significato intimo solo quando il disegno complessivo è ormai chiaro, e ad ogni riascolto anche le pieghe più impercettibili finiscono con l'arricchire l'opera di nuove sfumature.

Intendiamoci, le canzoni di GKMC godono comunque di una loro autonomia, splendendo di luce propria anche a prescindere dal canovaccio in cui sono rigidamente incapsulate. Ma del resto, perchè precludersi una lettura approfondita e ragionata del lavoro nel suo insieme? Avrebbe senso rinunciare ad una impalcatura narrativa di tale portata e ampiezza, quando da questa germinano e si sviluppano alcune delle soluzioni formali più avanzate sia dato ascoltare nel loro genere? Alcuni brani, in particolare, si avvalgono di sviluppi imprevedibili e colpi di scena a ripetizione, costretti come sono a sdoppiarsi e a cambiare abito in corsa per seguire il flusso dei ricordi o per far fronte al susseguirsi degli eventi raccontati: è il caso di m.A.A.d city, in cui una prima parte più convenzionale (simile per esecuzione alla Mercy di Kanye) dopo una breve dissolvenza accelera improvvisamente per le strade di Compton, L.A., tra bombardamenti funk a tappeto e rapidi intarsi chitarristici, macinando rime a getto continuo con l'appassionata partecipazione del veterano Mc Ehit. Nella meravigliosa The Art of Peer Pressure, invece, quella che inizialmente si qualifica come una rigogliosa jam corale nel breve volgere di un'inquadratura sfocia in un pezzo dai toni introspettivi e dimessi, fotografando attraverso questo contrasto prospettico i conflitti interiori dell'autore; basta un abile utilizzo del controcampo per riprendere la vicenda narrata (l'incontro di Kendrick con la sua gang) da due angolazioni opposte e complementari, dove gli atteggiamenti esteriori e di facciata delle dinamiche di gruppo stridono con le intime riflessioni del protagonista, costretto suo malgrado in convenzioni sociali che non riesce a condividere.

 

Tutto il disco è percorso da simili espedienti, piccoli accorgimenti che conferiscono spessore e tridimensionalità al racconto. E Sing About Me, I'm Dying Of Thirst è forse il brano concettualmente più ambizioso in questo senso, con l'io narrante che si smaterializza in una molteplicità di personaggi e punti di vista, dando vita a un affresco corale di sofferenza e tragedie private, fragili vite umane che si rincorrono sullo schermo e scompaiono all'improvviso, abbandonate al loro destino o brutalmente stroncate dall'insensato gioco delle guerre di quartiere, con Lamar che nel finale tira le fila del discorso e lo conclude in un limbo di echi ultraterreni. Sbrogliare nel dettaglio questa fitta matassa di intuizioni e soluzioni creative sorprendenti è impresa proibitiva, se non inutile: sarà meglio lasciare al lettore il piacere di indagare l'universo di GKMC in ogni sua sfaccettatura, se lo vorrà, orientandosi come più gli è congeniale in questa ridda di voci accelerate e distorte, sogni di grandeur di un adolescente di provincia (Backstreet Freestyle), dialoghi con la propria coscienza (la seconda strofa di Swimming Pools è esemplare) e quant'altro sostanzia il composito e affollato universo della mad city.

 

Vale comunque la pena sottolineare come una materia tanto eterogenea per riferimenti musicali e testuali trovi qui una sua perfetta quadratura, livellando e smussando i tratti peculiari dei variegati registri stilistici adottati in una foggia sonora compatta, organica, ben riconoscibile. Con l'unica eccezione di Backseat Freestyle, le cui movenze gangsta-rap al limite del grottesco e del caricaturale forse stonano un po' col resto, il disco scorre in maniera assolutamente fluida, evitando per quanto possibile di impaludarsi in quel citazionismo un po' vacuo e inconsistente che penalizza molta black music attuale (a mio parere, un limite di cui neanche il tanto celebrato "Channel Orange" era del tutto esente). Merito sicuramente di Dre, produttore esecutivo del lavoro, perfettamente a suo agio nel coordinare la solita processione di beatmakers e tecnici del suono di prima scelta (Hit-Boy, Pharrell Williams, Just Blaze, T-Minus tra gli altri), amministrandoli con la sapienza di chi, ormai vent'anni fa, ha contribuito in modo determinante a forgiare il suono caratteristico della west coast. E Dre sigilla poi il disco partecipando alla traccia conclusiva, la marcia trionfale di Compton: pura epica di strada distillata in un raggio accecante, il momento perfetto, quello in cui tutte le trame e sottotrame in cui si articola l'odissea psicologica e morale di Kendrick raggiungono il loro definitivo compimento, lì dove tutto era iniziato.

Ci sbilanciamo volentieri: Good Kid, M.A.A.D. City, per caratura e spessore, è perfettamente degno di sedere alla destra di "Illmatic" e "The College Dropout", nell'empireo dei classici che segnano un'epoca e dettano le loro regole e condizioni a tutto l'hip hop a venire. Un disco che, en passant, si permette il lusso di escludere il tormentone sotterraneo The Recipe dalla scaletta ufficiale, confinandolo nel limbo delle tracce bonus per la versione deluxe. Scelta che non condividiamo, perchè il brano si sarebbe integrato alla perfezione con gli umori più accessibili e pop del progetto, ma che comunque testimonia la volontà di non intaccare gli equilibri delicatissimi della narrazione, calcolandoli al millimetro, anche a costo di dolorosi sacrifici.

E un'operazione del genere, inutile dirlo, reca con sé anche forti implicazioni di carattere commerciale e di mercato, che non possiamo ignorare. In un'epoca in cui l'ormai ristretta cerchia di chi compra e ascolta i dischi tende ad assottigliarsi sempre di più, circoscritta a pochi irriducibili che ancora si ostinano a considerare la musica come veicolo di cultura e nutrono un sincero interesse al riguardo, persino chi gravita attorno al mainstream dovrà prendere in considerazione il vantaggio insito nel confezionare prodotti finalmente compiuti, curati nei minimi particolari, ambiziosi e bigger than life, riconsiderando in modo radicale l'oggetto album in tutte le sue potenzialità culturali e contenutistiche. Quanto c'è bisogno, oggi, di dischi come questo di Kendrick Lamar! Autori, produttori, artisti o presunti tali: scrivete il vostro film, e la musica tornerà a vivere. E tornerà ad ucciderci, finalmente, come non succedeva da tempo.

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fgodzilla 8,5/10
loson 8/10
zagor 9/10
fabfabfab 7,5/10
pieera 0,5/10
max997 9/10
gull 7,5/10
andy capp 2,5/10
REBBY 5/10
Cas 8,5/10
antobomba 9,5/10
zebra 6,5/10
Lelling 8,5/10

C Commenti

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Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:43 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Davide c'ha preso in pieno, qui. Disco FAVOLOSO, ben saldo ai vertici nella mia personalissima top ten dell'anno. Riesco ad aggiungere davvero poco allo scritto splendido qui in alto, giusto qualche cazzata in croce. Un album che può tranquillamente collocarsi alla destra di "The College Dropout" di West, che si presenta come la perfetta linea di congiunzione tra certo rap frastagliato di Drake e molto intimo spiritualismo del primo Kanye West. Le basi sono magnetiche, una più riuscita dell'altra, ma sono le voci - le voci! - a incoronare il tutto: tanto lavoro su queste, tra echi di androginia buraliana in certi spezzoni e modulazioni da brividi. Non riesco a trovarne di preferite, è impossibile: ci sarebbe "The Art of Peer Pressure" con quello stacco pazzesco a 1.07, sui toni bassi, sensualissimo, e quel beat-ipnotismo sullo sfondo, ci sarebbe "Money Trees" con quei violini digitali quasi a invocare Warren Ellis (bestemmia sia, alzo le mani) e quel ritornello su strofe perfette ("It go Halle Berry or hallelujah/Pick your poison tell me what you doin'/Everybody gon' respect the shooter/But the one in front of the gun lives forever"), ci sarebbe "Bitch, Don't Kill My Vibe" nell'incanto che solo le VERE hit riescono a smuovere, ci sarebbe "good kid" con quel sapore di sacro (la base) e profano (le rime), ci sarebbe "Swimming Pools", tutta Drake, groviglio di rime incastrate divinamente e tanto amore a ogni ascolto. Un esordio che anche i migliori rappers nei loro lavori più maturi potrebbero scordarsi: se amate il genere, mettete un attimo da parte Frank Ocean (a parte "Pyramids", quella ve lo concedo) e affogatevi in questo "Good Kid, M.A.A.D. City". Il miracolo è qui.

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 9:27 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Macccome, questo passa deliberatamente dall'underground al mainstream (come Alan Sorrenti ai tempi di Figli delle stelle ghgh) e voi andate fuori di banana? Vergogna, è anche il preferito di Lady gaga eheh

loson (ha votato 8 questo disco) alle 11:03 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Recensione splendida e bellissimo anche il commento di Filippo... Disco-ossessione di quest'ultima settimana, per quanto mi riguarda. Ma stiamo parlando di qualcosa che è stato creato per durare, mica di uno sfizio da una botta e via. Corona un biennio di ricerche, di nuove strade che l'hip-hop ha cercato di percorrere senza smarrirsi (e a volte anche smarrendosi, ma sempre con grande stile). Ha un'invidiabile matrice progressive, non tanto per ciò che riguarda la scelta dei campioni, ma nel senso che i brani mutano spesso pelle, cambiano a metà strada: Davide ha giustamente citato quella "m.A.A.d city" che esordisce con il tipico attacco boom rap dei '00s e poi svolta in una sincopata mutazione "dr.dreiana" di raro splendore stradaiolo. Anche nel minutaggio si percepisce questo desiderio di grandeur, per non parlare del concept, del respiro cinematografico, del profilo concettuale di testi forse tra i più belli in cui mi sia mai imbattutto nella mia amata/tormentata relationship con l'hip-hop. Notevolissimi gli spunti melodici, così come l'uso di voci femminili in multitraccia che diventa quasi cifra stilistica tout court fin da "Bitch, Don't Kill My Vibe" (e che dire di quel coda con violino, viola e violoncello a cimentarsi in un'aria di folk celtico? O_O). Vi siete soffermati sulla forte spiritualità che avvolge l'intero lavoro, e proprio di questo ho parlato qualche giorno fa con l'utente sfos: credo che Lamar riesca ad affrontare tematiche ad altissimo rischio "sbrodol-banalizzazione" con una maturità preclusa al 90% dei rapper di ogni tempo, e "Sing About Me, I'm Dying Of Thirst" è lì a dimostrarlo: una preghiera così intima e umana che riesce a smarcarsi in larga parte dall'etica del ghetto, dai rigidi perimetri del realismo street, per farsi carico di sentimenti così universali da sfiorare l'(emotivamente) insostenibile. Quando, nella seconda strofa, la voce inizia a svanire in corrispondenza del "I'll never fade away, I'll never fade away...", in quei secondi sono concentrati un'indicibile crudeltà e senso di impotenza di fronte alla storia. Ed è singolare - e forse assai coerente - che la seconda parte del brano suoni come un canto funebre al cardiopalma, col coro femminile a scandire il "confutatis", il beat ad intrecciarsi su se stesso col charleston trasformato in lama di coltello, e un Lamar esangue che rappa in preda alle visioni (e al termine di ogni frase ci piazza quel verso gutturale, come se fosse veramente a corto d'ossigeno). Al termine, può esserci solo l'estrema unzione, che diventa rinascita. Uno dei momenti musicali più potenti degli ultimi anni, in my opinion.

sfos (ha votato 9 questo disco) alle 11:12 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Capolavoro che conclude una stagione felicissima per l'hip-hop. Storia di fondo epica, testi da lacrime agli occhi, un continuo trionfo di creatività a livello musicale. Recensione splendida.

fgodzilla (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:02 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Non c'e che dire a parte le recessioni superprolisse di vuoi amanti dell genere ( oh sono quasi tutte cosi sar' perche sono tanti pezzi no scherzo magari sapessi scrivere cosi.

il disco e' una figata anche io che propio non impazzisco per il genere.

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 16:50 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

Ecco per inonlinguamadre la traduzione di un testo (fonte pianeta hip-hop):

Money trees:

Io e i miei negri cerchiamo di prendercelo, ya bish

Colpiamo questa casa rubando dimmi se tu sei con noi, ya bish

Invadere la casa era persuasivo

Dalle 9 alle 5 so che è vuota, ya bish

Sogni di vivere la vita come i rapper

A quei tempi quando i preservativi non erano cool

Ho scopato Sherane poi gliel'ho detto ai miei fratelli

Poi "Let It Burn" di Usher Raymond è partita

Salsa piccante su tutta la nostra Top Ramen [un tipo di speghetti molto consumati nel ghetto], ya bish

Parcheggiamo l'auto e cominciamo a rimare, ya bish

L'unica cosa che avevamo per liberare le nostre menti

Fermiamo questo verso quando vediamo qualcuno col segno del dollaro

Tu sembri un "easy come up" ["easy come up" è un espressione di strada che intende "un modo facile di prendere soldi" in questo caso qualcuno con un sacco di soldi ma allo stesso tempo facile da derubare, è una spece di dissing ai figli di papà che non sanno niente della strada], ya bish

Un cucciaio d'argento, so da dove vieni, ya bish ["nato con un cucciaio d'argento in bocca" una frase usata per indicare le persone nate in una situazione economica e sociale prestigiosa]

E questo è uno stile di vita che non abbiamo mai conosciuto

Diventiamo preti per la rendita! [farebbero qualsiasi cosa per prendere soldi]

[Ritornello]

Va Halle Berry o Halle Lujah

Scegli il tuo veleno dimmi cosa stai facendo

Tutti quanti rispettano il tiratore

Ma quello di fronte alla pistola vive per sempre

E sono stato hustlin tutto il giorno, questa è una strada, questo è un modo

Attraverso canali e vicoli, solo per dire

L'albero di soldi è il posto perfetto per un pò d'ombra e questo è solo come mi sento

Un dollaro potrebbe anche scopare la tua troia preferita questo è solo come mi sento

Un dollaro potrebbe anche dire fanculo ai negri con cui te la fai questo è solo come mi sento

Un dollaro potrebbe anche farti cambiare corsia questo è solo come mi sento

Un dollare potrebbe anche trasformarsi in un millione e siamo tutti ricchi questo è solo come mi sento

[Verso 2]

Sogni di vivere la vita come i rapper

Pompando il nuovo di E-40 a scuola

Sai "big balling with my homieeees" [riferimento al pezzo di E-40 "Big Ballin"]

Earl Stevens ci ha fatto credere di pensare razionalmente [E-40 con la sua musica li illudeva]

Torno alla realtà, siamo poveri, ya bish

Un'altra vittima della guerra, ya bish

Due proiettili nella testa di mio zio Tony

Diceva che un giorno sarei andato in tour, ya bish

Quel Louie's Burger [dove fu ucciso lo zio] non è stato più lo stesso

Una cintura Louis [Vuitton] non potrà alleviare il dolore

Ma li sto per prendere quando quel giorno è in arrivo

Voglio sgommare fuori da Church's [altro fast food in Compton] con i miei pneomatici Pirelli

I segni della gang fuori dalla finestra, ya bish

Sperando che tutti loro ti offendano, ya bish

Dicono che il tuo quartiere è una pentola d'oro

E ci siamo andati incontro quando non c'era nessuno a casa

[Rit.]

[Bridge: Anna Wise]

Sii l'ultimo ad uscire da questo casino, niente da fare

Ama una di queste troie zampe di gallina, niente da fare

Colpiamo le strade, poi rompiamo il codice, niente da fare

Premiamo sui freni, quando loro sono di pattuglia, niente da fare

[Verso 3: Jay Rock]

Immagina Rock nei Projects dove i negri prendono le vostre tasche [i Projects sono dei giardinetti di L.A. dove ogni giorno vengono segnalati minimo 5 furti]

Babbo Natale non manca queste calve, il liquore si sparge le pistole sparano

Cucinando il bicarbonato di sodio [per fare il crack], niente tacchino per il Ringraziamento

Il mio amico ha appena fatto un buco in testa ad un negro, spero solo che il Signore lo perdoni

Vasi con residui di cocaina, ogni giorno faccio il gangsta

Che altro può fare un criminale, quando stai mangiando del formaggio dal governo

Devo provvedere per mia figlia, prendere la mia cazzo di strada, stronzo

Ho così tante batterie e bande [band slang per "tanti soldi"] che sembra una parata, stronzo

Lancio questo lavoro nei cespugli, spero che questi ragazzi non vedano la mia scorta

Se loro gli dicono la verità, questa potrebbe essere l'ultima volta che vedrete il mio culo

Vengo dai giardini dove l'erba non viene tagliata [quelli citati all'inizio], questi serpenti sono in agguato per il sangue, le troie vendono la loro figa, i negri vendono i farmaci ma va tutto bene

Promesse infrante, rubano il tuo orologio e ti dicono che ore sono

Prendono le vostre Jordan e ti dicono dove si trova un FootLocker

Per strada con una stufa sotto la mia salopetta

Sogno di ottenere un posto all'ombra sotto un albero di soldi

[Rit.]

[Outro]

In questo skit possiamo sentire la madre di Kendrick lasciare un altro messaggio in segreteria al figlio perché rivuole la sua macchina (la van) indietro, in sottofondo possiamo sentire il padre (chiaramente ubriaco) che canta scherzosamente di voler fare sesso con la moglie.

Franz Bungaro alle 18:12 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

in effetti, è molto meglio quando non fai attenzione a cosa dicano...non voto e non voterò perchè siamo fuori dalle mie cerchie musicali...nonostante tutto non nascondo che l'album sia fatto bene, se non altro perchè sono riuscito ad ascoltarlo tutto, più volte, con gusto...a tratti ti fa venire voglia di fare il "tamarro" (senza offesa eh!) con i catenoni, un paio di denti d'oro, i pantaloni larghi scesi ed il cappellino fuori posto ("backseat freestyle" per esempio)...ma per un attimo...perchè questo mondo non fa proprio per me...ma se gli intenditori dicono che è un capolavoro, ci credo. Non sono bigotto, sono solo di un altra epoca, e non riesco a fingere di essere quello che non sono o a farmi piacere quello che non mi appartiene. Neanche di fronte ad un capolavoro. La recensione è stupenda, molto sentita, complimenti!!!

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 23:48 del 30 ottobre 2012 ha scritto:

bello davvero,era dai tempi degli outkast che non sentivo un disco hip hop cosi' totale e coinvolgente.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 1:20 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Franz, si può apprezzare un disco hip-hop anche senza voler fare il "tamarro" ad ogni costo. Esattamente come si può amare Nusrat Fateh Ali Khan (non è il mio caso, pure se di suo apprezzo qualcosa) senza necessariamente diventare islamico praticante. Personalmente, provo una gioia irrefrenabile quando piazzo nel lettore l'esordio dei Ramones o quello degli Adverts, due dei credo 7-8 album punk che amo: ciò non toglie che a me il punk stia sulle palle per principio, ragion per cui non sono mai andato in giro col crestone, spille da balia e via dicendo. Credo che apprezzare un'opera musicale non equivalga all'adesione incondizionata a un'intera iconografia - anche nefasta, come appunto quella da te citata e per la quale non ho mai provato simpatia - o al'immaginario topico di riferimento, il quale può risultare persino fuorviante qualora ci si appresti a cercare altre chiavi di lettura dell'opera suddetta. Poi, certo, quell'immaginario esiste, e se ti fa schifo è giusto che tu rimarchi la tua estraneità rispetto ad esso.

tramblogy alle 10:42 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Come innescare polemiche dal nulla...franz non ha detto che fa scifo il disco ne tantomeno che ad ogni costo indosserà catene...non sai sognare e divertirti.loson!!...ovvio senza polemica.

tramblogy alle 10:43 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

*h

loson (ha votato 8 questo disco) alle 11:16 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

L'ho capito che il disco gli piaciucchia: è l'immaginario "nigga" che gli fa schifo. Proprio per questo mi sono congedato per un secondo dalle mie "fatiche" e mi sono permesso umilmente di intervenire, consigliandogli di mettere un attimo da parte le sue avversità per le tamarrate da b-boy e godersi semplicemente l'ascolto, vedi mai che il disco possa piacergli ancora di più. Non c'era alcun intento polemico, e Franz lo sa. P.S. Non so sognare? Ma se non faccio altro! XD

tramblogy alle 11:28 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Non prendertela con me...e' franz che mi ha assunto come avvocato....franz!!!abbiamo perso la causa!!!!franzz!!!!fraaaanzzzz!!!....OMG!!!si e' trasformato in un ramarro!..cioe..tamarro...l

loson (ha votato 8 questo disco) alle 11:42 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Ghghgh. E casomai volessi ricorrere in appello, ho qui l'avvocato d'ufficio di sdm pronto a difendermi con ogni mezzo. Julian! Juliaaaan! XD

tramblogy alle 11:51 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Franz Bungaro alle 13:14 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Ci sono ci sono, ero dal meccanico, ho fatto "pimpare" la mia punto, ora c'ho messo un padre Pio aerografato sul cofano che punta il dito contro lo specchieto retrovisore dell'auto che sta avanti, e al posto dell'accendi sigari un pulsante che fà partire le molle degli ammortizzatori. Scherzi a parte, il mio post era proprio nel senso di dire che, nonostante tutto, il disco m'è piaciuto...e se è piaciuto pure ad uno che non ama (forse perchè non conosce -ancora- bene il genere) l'hip pop, deve essere proprio bello. Non nascondo però che il trigger è stato "l'ultimo dissing"...incorniciato!

Poi, sulla questione immaginario, è fin troppo chiaro che ormai sia (quasi) solo una trovata commerciale. Magari vai a vedere bene, e sono dei bravissimi ragazzi camuffati da scapestrati. E poi Saviano, che tutto mi sembra tranne un rapper, dichiara che non ascolta altro da tempo...vabbè, nessuno polemica da parte mia, solo un pò di folkolre, scusate, sono fatto così!

gull (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:20 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Ma c'è un video in cui i rapper americani non ostentano in modo cafonesco i segni del loro successo sociale: fighe e collanoni d'oro?

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 13:35 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

vabbè, sono pose...come tante rockstar milionarie che salgono sul palco con tshirt.....

loson (ha votato 8 questo disco) alle 14:13 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Cmq 'sto discone è da avere nell'edizione deluxe: "Now Or Never", joint old-school con Mary J. Blidge, è una benedizione dal cielo.

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 18:27 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Ah sì, bellissima: qui sai che m'ha ricordato, Mattè? Certo r'n'b festaiolo dei primi '00, i richiami alla MuzicTv in piena era girl-band (Destiny's Child et similia) quando i video erano ancora affare domestico (ricordi "Slow Jamz" del primo West? Ecco, l'immaginario da festa privata - i bicchieri rigorosamente di plastica e rossi - tipico di quei tempi. Molta grazia e quel pizzico di soul para-natalizio, sottopelle, che garba assai, in queste giornate freddolose.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 21:15 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Ah certo, il Kanye dei primi '00s dominava, e la tua pensata ("soul para-natalizio" è impagabile, grande Fil! ;D) mi aggrada parecchio. Più che Destiny's Child io direi qualcosa di Brandy, magari proprio quella "Talk About Our Love" con produzione e featuring di West. Ti dirò che, in effetti, io mi ero fatto un altro film, ma probabile che il tuo sia più calzante. Cioè io ero "regredito" fino alle produzioni dei primi '90s della stessa Blige o di Jody Watley, quando il coefficente diabetico del new jack swing cominciava a stemperarsi proprio grazie ai primi innesti di hip-hop e alla riscoperta di uno spirito soul più "verace". In ogni caso, PEZZONE! E pure "Black Boy Fly" non scherza, che dici?

loson (ha votato 8 questo disco) alle 21:18 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

* coefficiente

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 22:58 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Mi piace meno delle altre ma adoro il modo in cui sono intrecciati i monologhi verbosissimi di Lamar al ritornello singhiozzato e irregolare. E' sempre miracolo, piccino ma tant'è.

Dr.Paul alle 14:16 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

il testo tradotto con perizia disarmante da rebbypedia...fa cagare!! ::))) scherzo scherzo non è il mio genere non lo voto!! disco-sonno-totale!!

loson (ha votato 8 questo disco) alle 14:42 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Beh nel valutare un testo andrebbero considerate altre cose oltre al suo significato letterale, specie nel rap dove la forma - e quindi rime, allitterazioni, accenti, cadenza, metrica - ha un ruolo primario.

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 15:40 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Le due title-track e "Sing About Me, i'm dying of Thirst" sono, a mio parere, i vertici di un'opera di altissimo livello, e fra i migliori brani hip-hop degli ultimi anni. Per il resto poco da aggiungere ad una recensione che scava come poche nelle latebre e nelle potenzialità sottese dell'album e a quanto rimarcato da altri compagni d'ascolto in sede di commento. A parte alcune "movenze gangsta-rap al limite del grottesco e del caricaturale", in parte funzionali ai personaggi, all'ambientazione e alla tranche de vie a cui rimandano i vari flashback narrativi di questo romanzo criminale di formazione e che comunque non ne inficiano la compiutezza. Dopo aver contribuito in modo determinente al successo NWA, Snoop Dogg ed Eminem, Dre potrebbe apporre la sua firma su un'altra pagina fondamentale per il genere.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 21:31 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

Grande Simò. Sono mooolto d'accordo con te su tutto quello che scrivi, e con l'ultima frase in particolare: già Dr. Dre andrebbe santificato per il solo fatto di aver creato uno dei sound più belli e caratteristici dell'hip-hop tutto (e di quello dei '90s in particolare), ma ora rischia veramente di diventare la figura più rappresentativa dell'intero genere. Ok, la mia è una sparata e semplificare non è mai bene, però fatico a pensare a un altro artista che ha saputo guidare l'hip-hop per ben tre decenni (considerato pure il nostro, peraltro ancora tutto da definire) e segnare tre svolte così importanti,

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 18:27 del 2 novembre 2012 ha scritto:

va anche detto che i testi di un disco hip hop vanno anche inseriti nel contesto del "flow" e non sviscerati come se si trattasse di un disco cantautoriale, sono quindi d'accordo con loson.

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 19:00 del 2 novembre 2012 ha scritto:

Va anche detto che qui nessuno l'ha sviscerato come si trattasse di un disco cantautorale...

Per forza sei d'accordo col Los, hai detto la stessa cosa, solo che lui l'aveva spiegata meglio e in italiano...eheh

nebraska82 (ha votato 9 questo disco) alle 19:41 del 2 novembre 2012 ha scritto:

allora dovrò implementare il mio di flow, almeno nelle spiegazioni musicali eheh

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 20:15 del 2 novembre 2012 ha scritto:

No, fai come il Dr. Dre, implementa il tuo cash-flow eheh

Comunque il rapper Pharrell i testi di questo disco hip hop, flowonoflow, deve averli sciscerati come se si trattasse di un album cantautorale, visto che ha paragonato Lamar addirittura a sua maestà Dylan, nel suo momento d'oro ghgh

loson (ha votato 8 questo disco) alle 20:30 del 2 novembre 2012 ha scritto:

REBBY, ma nemmeno i testi di "Sing About Me, I'm Dying Of Thirst" o di "Real" ti sembrano accostabili - anche dal punto di vista contenutistico - a quelli di Bobbo? Posto che per me Dylan è stato un grandissimo, non me la sentirei di considerarlo alla stregua di un vertice ineguagliato e ineguagliabile. Se un tipo capace si mettesse ad analizzare ogni sfumatura dei testi di Lamar - come di quelli di altri rapper, ma qui ci vorrebbe un esperto come Simone - troverebbe una quantità impressionante di spunti e raffinatezze linguistiche. Anche il Dylan dei tempi d'oro si muoveva sulle medesime coordinate, giocando sulla dizione, sul ritmo, sui preziosismi puramente formali, sulle figure retoriche, sullo "stile"... In un certo senso quello di Dylan era un "flow" ante-litteram (il riferimento più ovvio è "Subterrenean Homesick Blues" ma un po' tutti i brani "tirati" del biennio '65-'66 seguono schemi simili). Adesso non mi uccidere, eh, vecchia volpe! E' solo la mia opinione... ghghghgh ;D

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 19:52 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Macchè t'accido ghgh tu sei come i Panda, vai preservato eheh

Ecchisonoio per poter dire vertice ineguagliato, ineguagliabile poi fa ridere.

Se parliamo di testi, tra l'altro, io preferisco giocare in casa (Gaber e De Andrè eheh).

Di sto fenomeno, per il momento, ben tradotto, ho trovato solo Money trees, che culo eh e in amerrecano del rap io capisconasega, chiedi a Stoke che è poliglotta.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 20:05 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Eh, come i panda... Esemplari di Los se ne vedono sempre meno in giro, spero che il WTF (WHAT THE FUCK) mi catturi per utilizzarmi a scopi riproduttivi. Stoke è poligamo, altro che poliglotta.

REBBY (ha votato 5 questo disco) alle 20:19 del 3 novembre 2012 ha scritto:

ahah mi devo essere confuso

sisi sei un PandaLos eheh

fabfabfab (ha votato 7,5 questo disco) alle 23:58 del 2 novembre 2012 ha scritto:

Ommadonna quanta roba c'è qua dentro! Torno domani, ma la mia top 5 di fine anno (fino a ieri così solida) sta rischiando una rivoluzione....

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 0:11 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Piaciuto eh? L'avevo detto io...

fabfabfab (ha votato 7,5 questo disco) alle 0:15 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Se il disco è tutto all'altezza di "The Art of Peer Pressure" vado a Los Angels in pattino e lo abbraccio sto ragazzetto...

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 1:20 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Guarda, per me l'unico momento basso (che dico, meno alto!) è "Backseat Freestyle". Il resto viaggia tutto nell'Iperuranio.

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 15:00 del 3 novembre 2012 ha scritto:

Mi unisco al coro: disco spettacolare e senza cadute di stile. Non concede tregua, ed i pezzi scorrono che è una meraviglia anche per chi è meno avvezzo al genere (come il sottoscritto). Sicuramente ai primissimi posti nella classifica di fine anno, per quanto mi riguarda.

tramblogy alle 18:52 del 8 novembre 2012 ha scritto:

Sto disco e' spettacolare!!!!

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 21:39 del 15 novembre 2012 ha scritto:

disco dell'anno a mani basse. davvero preziosa la recensione.

FeR alle 9:00 del 17 novembre 2012 ha scritto:

A volte mi chiedo se sto diventando conservatore. Sembra che ogni anno ci si senta costretti a decretare tot capolavori di black music, manco fosse una maniera per dimostrare di non essere razzisti. Non parlo del recensore ovviamente, che mi sembra sincero e motivato, ma se si prendono i grandi numeri* intorno a questo album s'è generata un'isteria che non riesco a capire. *(E quindi che nessuno si senta chiamato in causa sul personale per cortesia). La faccenda mi puzza tanto di quote rosa: mettiamo la black music per forza nell'olimpo delle produzioni attuali, anche se in sostanza non la viviamo. Ben venga quando un disco di grande black music (penso al debutto di Janelle Monae qualche stagione fa) arriva sulle scene, ma che escano capolavori unanimi a raffica in questo campo lo trovo sempre più sospettoso (e nessuno che osi mai criticarli: curioso, l'avessero le band indie-pop questa immunità). A ogni modo ripeto, probabilmente sono solo io che sto invecchiando. Il voto non lo metto proprio perché voglio credere che sia un problema mio, ma sarebbe intorno allo 0: per me questa non è musica.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 15:46 del 17 novembre 2012 ha scritto:

Vabbè, Federì, se questo è vicino allo 0 allora tanto vale che butti nel cesso l'hip-hop direttamente. Sempre che tu non l'abbia già fatto, eheh. ;D

DavideC, autore, alle 16:46 del 17 novembre 2012 ha scritto:

@FeR “Mettiamo la black music per forza nell'olimpo delle produzioni attuali, anche se in sostanza non la viviamo.” Nessuno ce la mette a forza; è lì da sempre (da che esiste la musica registrata!) ed è la sorgente primaria da cui deriva tutto ciò che ascoltiamo e continueremo ad ascoltare in futuro. La tua frase nella sua perentorietà è letteralmente micidiale ;D mi ha colpito molto, e per me sintetizza un equivoco bello e buono: quello per cui la musica afroamericana non ci riguarda da vicino e non la viviamo, dando per scontato che si tratti di un sottogenere chiuso e specifico, quando di fatto rappresenta la base per tutto il resto. E' vero che per questioni storiche e geografiche il nostro paese mostra ricettività quasi solo nei confronti dei prodotti più tradizionali (senza voler dare un'accezione negativa al termine: il neo-soul dei 2000s, ad esempio, ha prodotto meraviglie) e, a volte, edulcorati, ma insomma... non riesco a condividere il tuo punto di vista.

FeR alle 22:39 del 17 novembre 2012 ha scritto:

Che la black music sia la base di tutto è discutibile: mi verrebbe da obiettare che una importanza enorme per la costruzione della attuale musica popolare la abbiano anche la classica, i musical, il folk europeo, il country americano, tutta roba bianca che ha posto le basi tanto quanto il blues e il jazz. Io poi non ho parlato della storia universale della black music, ma soltanto della scena attuale: non è che se uno schifa la scena attuale in automatico aborri anche la Motown (che adoro, così come amo anche dischi rap degli ultimi anni, come Loson il bricconcello sa e finge di dimenticare).

E' la sensazione che tutti si sentano in obbligo di inchinarsi e baciare la mani davanti a certi dischi che mi fa sentire a disagio: non prendetela sul personale, ribadisco che sto parlando di grandi numeri. Non ci sono mai dischi di band indie-pop che riscontrino l'unanimità: perché allora di roba hip-hop/new r&b e dintorni ce ne sono sempre diversi all'anno? E' davvero così difficile dire "questo disco di black music è brutto"? Non disco neanche necessariamente questo album (comunque per me ributtante), anche un qualsiasi altro fra i tanti celebrati negli ultimi mesi o negli ultimi anni (ce ne sono a bizzeffe).

loson (ha votato 8 questo disco) alle 1:53 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Mi intrometto un nanosecondo... FeR, lo so bene che ti piacciono anche cose hip-hop recenti, ed è per questo che mi meraviglia il tuo giudizio su Lamar. Valutare 0 questo qua e dare il massimo (o quasi) dei voti a Kanye o Shape Of Broad Minds è un gesto per me spiazzante, la mia mente non riesce a concepire come possa sussistere un divario così enorme fra questi dischi. Poi o so che la faccenda dei voti è un danzare di architettura, un divertissment... Però, tanto per dire, se gli davi 5 o 4 diventava già una cosa per me più comprensibile. Invece il non considerarlo nemmeno musica, mah... Ripeto: il mio cervello (bacato) non ce la fa proprio ad assimilare affermazioni così perentorie. Tutto qui. Buon proseguimento di discussione, cari.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 1:55 del 18 novembre 2012 ha scritto:

* divertissement. Già, non dovrei scrivere a tarda notte...

sfos (ha votato 9 questo disco) alle 10:57 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Oltretutto ci sarebbe anche da capire in che senso questa non è musica, se è uno dei dischi hip-hop più ricchi proprio dal punto di vista musicale! Basi che sfruttano una gamma di sonorità vastissima: classicheggianti, jazzate, grime, dreamy. E c'è un gusto sopraffino nella cura dei dettagli. Davvero non capisco come si possa non considerarla musica.

tramblogy alle 16:38 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Forse serve per giustificare il conservatorismo...(se si puo dire così)....

fabfabfab (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:59 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Altro che quote rosa, io nella mia playlist di fine anno avrò bisogno di tutelare le "quote bianche"! Il disco non mi piace tutto, dopo un po' mi stanco e mi viene voglia di ascoltare qualcosa di più "old school" (tipo il disco di quest'anno di Killer Mike, del quale si è parlato pochissimo). Il confronto a distanza con Frank Ocean Mr. Lamar lo vince per manifesta superiorità, secondo me.

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 19:12 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Ohi Fabio, io in questi ambiti mi muovo - riprendendo una vecchia battuta della Sharapova a proposito del suo rapporto con la terra battuta - come una mucca sul ghiaccio , ma alle mie orecchie questo e il disco di Ocean sembrano piuttosto distanti (lì di hip hop ce ne sta veramente poco e quando c'è, non è quasi mai lui a proporlo)... Non saprei, se ho detto una cavolata, illuminatemi

fabfabfab (ha votato 7,5 questo disco) alle 23:38 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Sì ma infatti ho detto "confronto a distanza" e la distanza è quella musicale. Sono però i due "astri nascenti" di quest'anno, e non solo qui. Cody ChesnuTT sta arrivando, ma li (sempre secondo me) siamo su altri livelli (e ad una "distanza musicale" ancora maggiore). Il confronto tra i due (Ocean/Lamar) o fra i tre (Ocean/Lamar/Chesnutt) è semplicemente riferito all'ambito "black" (perchè sono neri eh, mica mulatti )

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 19:06 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Davvero sorprendente! Al di là dei singoli brani, quasi tutti potenziali singoli (Swimming Pools è indubbiamente una delle canzoni più belle dell'anno), mi fanno impazzire la creatività in sede di arrangiamento, le sensualissime basi, le innumerevoli intuizioni musicali (parte un brano e non sai davvero dove potrà arrivare) e il contrasto tra eleganza ed immediatezza stradaiola. E volendo parlare di black music, direi che quest'anno ci sono stati tre album grandiosi che hanno lasciato il segno: il sottovalutato (e non vuole essere una provocazione, ma quasi un paradosso visto che su queste pagine è passato piuttosto in sordina, malgrado l'assoluto spessore della proposta) "Channel Orange" di Ocean in ambito R&B, il genuino ed ispiratissimo "Landing On A Hundred" di ChesnuTT in ambito Neo-Soul (se non l'avete ancora fatto, recuperatelo) e, ovviamente, questo "Good Kid..." di Lamar in ambito Hip Hop. Se la Black Music contemporanea è questa, sta vivendo indubbiamente un grandissimo momento! E io sono contento di essermici finalmente avvicinato...

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 21:34 del 18 novembre 2012 ha scritto:

Aggiungiamo quantomeno Robert Glasper, e si potrebbe parlare a lungo di diversi musicisti jazz (peraltro, anche bianchissimi).

Quindi concordo, il meglio nell'ultimo periodo secondo me nasce in questi ambiti black. Fermo restando che anche quest'anno ci sono dischi folk, rock, pop o di tutt'altro genere bianco validissimi, naturalmente...la mia è una considerazione di carattere più generale.

fgodzilla (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:01 del 21 dicembre 2012 ha scritto:

posso rivotare 10

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 14:35 del 21 dicembre 2012 ha scritto:

Per quanto mi riguarda, assolutamente sì! Disco dell'anno e futura pietra miliare del genere, non ho dubbi. Aspettate altri 10-20 anni e vedrete!

gull (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:46 del 3 gennaio 2013 ha scritto:

Si va beh, io tra vent'anni sarò così vecchio che ascolterò vivaldi e bach!

Restiamo ad oggi che è meglio. L'ho finalmente ascoltato per bene e lo trovo molto interessante e musicalmente spaccante. Un ottimo disco davvero.

Filippo Maradei (ha votato 9,5 questo disco) alle 15:20 del 3 gennaio 2013 ha scritto:

rdegioann452 (ha votato 9,5 questo disco) alle 11:17 del 29 maggio 2013 ha scritto:

Il maestro spacca sempre!

LucaJoker19 (ha votato 10 questo disco) alle 15:43 del 20 giugno 2015 ha scritto:

uno dei dischi che più ho consumato. stupendo dall'inizio alla fine.. come basi, testi, costruzione della storia.. ha avuto un impatto incredibile su tutta la scena rap statunitense, diventando fonte d'ispirazione per moltissimi artisti ..