R Recensione

4/10

Scratch

Loss 4 Wordz

Certe decisioni sono difficili da comprendere oltre che. Sarebbe come se improvvisamente decidessi. E non che si voglia per forza. Anche perchè a caval donato. Comunque questo Scratch è. E non sarebbe un brutto. Fanno la loro figura. Solo che non si capisce. Scelta fastidiosa nonché. Anche perché il danno. Nell’epoca di internet.  

Come dite? Non si capisce niente? Beh, certe case discografiche si meriterebbero recensioni così. O peggio, visto che si ostinano ad inviare promo contenenti tre o quattro pezzi e poi una serie di “snippets”, ovvero di sezioni di brani lunghe dai trenta ai cinquanta secondi. E che cosa dovrebbe capire un povero cristo da nove monconi di canzoni lunghi trenta secondi? Chissà quando questi personaggi riusciranno a sfruttare la rete a proprio vantaggio anziché tormentarsi la mente per affinare inutili contromisure.  

Probabilmente il responsabile di tutto ciò non è il buon Scratch. Quindi parliamo di lui: human beatbox nei The Roots, meno noto del compagno Razhel (che ha vissuto il suo momento di popolarità pochi anni fa accanto a Bjork e Mike Patton) e specializzato nel riprodurre con la bocca il suono da cui prende il nome d’arte. “Scratch” a profusione dunque, solo che non ci sono vinili che invertono la rotta di marcia, e tanto meno puntine sottoposte ad innaturali supplizi.  

Loss 4 Wordz” è un disco piacevole, che parte dall’hip hop scuola The Roots e si concede ampie digressioni r’n’b e nu-soul. Pur mantenendo il proprio “strumento” in primo piano (sentite l’iniziale “Let’s Go”), Scratch decide di lasciare il microfono ad una lunga serie di ospiti, in modo da infondere eterogeneità e dinamismo “funny” all’intero album. Il bello di “Loss 4 Wordz” è proprio questo, ma è anche il suo limite principale. Perché alla fine dell’ascolto si ha l’impressione che gli ospiti abbiano oscurato il padrone di casa. Come se fosse una compilation di diversi artisti con Scratch nel ruolo di invitato. E la cosa si può anche comprendere, quando l’ospite si chiama Kanye West (glamour ai confini del divino in “Ready to Go”), Arthur Baker (i risvolti house di“Girl I’m Gonna Make You”), Elmore Judd (l’esotismo da club di “So hard to Find My Way”) o Damon Albarn (poliedrico come al solito in “Too Late”). Ma in tutti gli altri casi sembra di assistere a meri esercizi di stile (il reggae da dancehall di Gentleman in “Midnight Hour”), produzioni seriali create apposta per intasare la rotation di Mtv (“Fade Away” feat Jeymes Samuels, ovvero il fratello di Seal) o accademiche riproposizioni di stilemi pop (potesse fare causa a Scratch e Daniel Bedingfield ed alla loro “If Our Love Was a Song”, Michael Jackson si rifarebbe dei soldi persi contro Albano).    

Se non altro, questo disco sfata un luogo comune: avere le amicizie giuste non è sempre la chiave del successo. 

LINK:

myspace: www.myspace.com/scratchloss4wordz

sitoufficiale: www.scratchloss4wordz.com

VIDEO: Scratch ft. Kanye West & Consequence : Ready To Go  -  www.youtube.com/watch?v=gPhO7Pzhsws

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