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R Recensione

7,5/10

Autre Ne Veut

Anxiety

Scomparsa la copia de "L'urlo di Munch", emblema del disagio esistenziale, dalla cover dell'album, rimane immutato il senso di angoscia che accompagna la vita di Autre Ne Veut, all'interno delle mura domestiche semplicemente Arthur Ashin, che sconfinati i 30 risulta tema così radicato, elaborato e vissuto da poterne diventare con la più grande naturalezza possibile, cuore di un'opera intera, la seconda che l'artista newyorkese ci offre dopo l'esordio omonimo del 2010.

E così, il senso di ansia presente fin dall'infanzia proprio perchè così elaborato negli anni non deve stupirci per la sua incostanza attraverso i 40 minuti scarsi di Anxiety che ad essere onesti regala anche scorci se non luminosi quantomeno brillanti là dove l'artista si libera dalle sue paranoie e dalla gelosia che lo spinge ad attaccarsi ed aggrapparsi così fortemente a ciò che più ama o pensa di amare. Il frutto di tanta spontaneità, indipendentemente dalla profondità e dalle implicazioni dell'argomento, porta, nella maggior parte dei casi, ad un prodotto davvero accessibile e, nel caso le tue doti di musicista e cantautore risaltino così prepotentemente nella massa, anche estremamente godibile.

A questo punto non trovare un punto di contatto con l'altro grande protagonista bianco della scena r&b indipendente sarebbe delittuoso anche perchè di punti se ne possono raccogliere e farne un mazzo assortito. Il colore della pelle rimane ad un'analisi più approfondita il meno evidente perchè ciò che lo accomuna a Tom Krell aka How To Dress Well e lo allontana dai colored Frank Ocean, Miguel, The Weeknd è, non solo il background, ma anche l'approccio ed il disagio di fondo che in HTDW sorge da quel continuo senso di perdita vissuto e rivissuto nell'arco degli anni con l'amore come unico appiglio (Love Remains, 2010) e poi neanche quello (Total Loss, 2012).

In più le esibizioni live (talvolta anche in coppia) sono per entrambi un modo per esternare tutta questa tensione utilizzando il canale a loro più congeniale, talvolta con lunghi assoli estremamente anticonvenzionali che in passato hanno già fatto storcere il naso e a qualcuno lo faranno ancora; ma anche questa è arte, ancora più apprezzata se frutto della spontaneità. L'ultimo punto ci getta direttamente dentro l'album con un repertorio musicale riaggiornato e più evoluto in cui la varietà delle sonorità crea il vero distacco tra una traccia e l'altra.

E così si incomincia forte, con i primi singoli Play By Play e Counting caratterizzati da giochi di cori, echi e riverberi continuando con l'introduzione di nuovi effetti che ci portano ad il vero momento musicale con Ego Free Sex Free cui segue la dolce A Lie di quasi sola chitarra e falsetto a chiudere la prima parte dell'opera. La disperazione di Warning apre con grande personalità la seconda cui segue il tono di quasi sacra redenzione di Gonna Die, con tanto di organo, fino a chiudere quasi senza più fiato in gola con la lenta ballata World War in cui Ashin pare aver trovato, in questa rassegnata tristezza, finalmente pace e noi un'altra opera maestra partorita dal dolore.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 10:09 del 30 marzo 2013 ha scritto:

Lavoro molto interessante. Arrangiato alla grande ed efficace dal punto di vista melodico.

Franz Bungaro alle 16:58 del 8 giugno 2013 ha scritto:

E' un disco che avevo in programma di ascoltare non so da quanto tempo, ma alla fine solo oggi ci sono riuscito. Per quanto sia ai primi ascolti (anzi, al primo) mi sembra un ottimo lavoro davvero. Come se i Savage Garden fossero andati a scuola da Twin Shadow (Play by Play), dagli Austra (Counting), da Sufjan Stevens (Ego Free Sex Free) o da Frank Ocean (A Lie). Ripasso quando riacquisto lucidità e macino un pò più di ascolti, ma la prima impressione è ottima. Mi sarei aspettato commenti di Matteo o Filippo, e non i miei. Che sta succedendo?

loson alle 19:45 del 8 giugno 2013 ha scritto:

Succede che il disco è pessimo: un hypster irritante e senza talento che si mette a fare l'arrenbì perchè giustamente oggi "tira", e quindi partorisce un'hypsterata all'ennesima potenza senza arte nè parte. Canzoni che definirle mediocri è far loro un complimentone, arrangiamenti qua e là appena sopra la sufficienza (vedi i sample free-jazz che compaiono a sprazzi in "Counting"), voce che personalmente mi provoca soltanto fastidio: ascoltatevi Miguel, Frank Ocean o The Weeknd, e lasciate perdere questa bruttura.