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R Recensione

8/10

Kali Uchis

Isolation

La tua fama ti precede, potrebbe dire un ascoltatore attento di fronte all’esordio di Kali Uchis. Sì, perché il suo nome gira da diversi anni, tra svariati singoli, un EP, un mixtape e numerose collaborazioni (Tyler, the Creator, Gorillaz, Miguel). Kali Uchis, al secolo Karly-Marina Loaiza, nata da genitori colombiani, si impone definitivamente sulle scene con un album solidissimo, sfilza di hit caratterizzate da un personale approccio alla contaminazione e appropriazione di linguaggi pop plurimi, oltre che centrifuga di estro melodico. Il titolo “Isolation” è da ritenersi coerente con il risultato: la visione è, ovviamente, figlia del suo tempo, ma dotata di una sua specifica espressività, di una visione a tutto tondo che corrisponde al perfezionismo della Uchis. Tuttavia, se guardiamo al personale coinvolto nella lavorazione dell’album (“people who have a place in my heart”), l’isolamento diventa un concetto molto relativo, sfumando nel suo opposto, in uno sforzo corale di collaborazioni in sede di scrittura e produzione.

L’apertura bossa nova tropicalista di “Body Language”, scandita dal basso di Thundercat e da sinuosi volteggi di flauto, non è che la prima delle molte metamorfosi di una tracklist-camaleonte: la meravigliosa “Miami”, intricato congegno di incastri ritmici e suadenti interplay chitarra/basso a cura di Dave Sitek (Tv on the Radio), la scoppiettante gemma alternative r&b di “Just A Stranger”, scritta assieme a Milo e Steve Lacy (The Internet), la ballatona soul “Flight 22”, finemente arrangiata in stile anni Sessanta, il reggaeton “Tyrant”, ibridato di sonorità latine (presentissime, in chiave digital cumbia, nella successiva “Nuestro Planeta”) e delle moderne inflessioni alt-r&b della londinese Jorja Smith, l’indie elettronico di “Dream Girl”, scritta e prodotta da Damon Albarn (con cui la Uchis aveva collaborato per “Humanz”), il groove funky della splendida “After the Storm”, che vanta un cast d’eccezione (l’ex Parliament Bootsy Collins, Tyler, The Creator e i BADBADNOTGOOD alla produzione).

Nell’impasto non manca niente, dalle nuance psichedeliche di “Your Teeth in My Neck” alle gonfie matasse synth di “Tomorrow” (prodotta da Kevin Parker dei Tame Impala), dai beats abstract hip-hop dell’interludio “Coming Home” (frutto della collaborazione col producer Sounwave) alla leggerezza Brill Building di “Feel Like a Fool”, fino alla deliziosa “Killer”, perla soul sapientemente arrangiata dai Dap-Kings.

In una tale vastità di riferimenti, sonorità e voci coinvolte, ogni elemento trova però la sua sistemazione in un solidissimo formato album, evitando l’effetto mixtape, la “semplice” raccolta di brani slegati. Si sviluppa un discorso lineare nella concatenazione dei brani, rendendo oltraggiosa una qualsiasi fruizione “skippante”. No no, qui si piglia tutto o si rimane a bocca asciutta. La tavolozza dei colori è settata su una concezione globalista e multisfaccettata dell’R&B, inteso come (meta)genere piglia-tutto, mescolando suoni iberoamericani ed elettronica vintage, black music d’antan e neo-soul anni Novanta, più tante altre cosine sistemate a dovere qua e là. Il risultato è un impasto ottimamente amalgamato da una Kali Uchis padrona dei propri mezzi espressivi (“I'm not a packaged Barbie doll. I'm not a brand that is created by anyone. I invent myself, and I love to reinvent myself. I'm just a multidimensional human being and artist”, racconta a Nylon.com), raffinatissima interprete e manipolatrice sonora, dotata di una conoscenza della materia davvero invidiabile. La visione risultante è “Isolation”, lavoro di grandissima apertura e di innumerevoli spunti. La migliore partenza per una già matura Kali Uchis.

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