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R Recensione

8/10

The Weeknd

House of Balloons

E' la voce l'unico piccolo ostacolo da superare, il timbro da teenager Mtvitiano di Abel Tesfaye (uno-tutto per The Weeknd) che, in seno a un vocoder in pompa magna, rischia inizialmente di farci perdere d'orecchio la materia prima di "House of Balloons", esordio del canadese. Abituati presto al timbro della voce – questione di un paio d'ascolti – ci accorgiamo che quella di Abel è un'entrata per nulla in punta di piedi in una scena sconfinata, peraltro già dominata nei suoi versanti minimal dal principe azzurro del dubstep James Blake. In questo universo di suoni e bozzetti fonetici più che di melodie vere e proprie, The Weeknd riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, sostituendo alle nuove contaminazioni soul, terra di conquista di Blake quanto del prossimo Jamie Woon, altre più vicine all'r'n'b del sottosuolo e al dream-pop per campionamenti.

Quello che ci attende dietro ogni angolo, è bene dirlo prima, è una sequela di apostrofi sporche e paradigmi oscuri, fil rouge di monologhi verbosi (quasi mantrico il ritornello spendaccione di "The Morning") in cui vengono affrontate esplicitamente questioni di sesso, droga e oscenità varie. Ma è una centrifuga di porcherie che non vede alcuna sfacciataggine o arroganza di sorta, piuttosto un descrittivismo quasi cronistico alle grazie di un vivissimo affresco notturno-metropolitano. E nel mezzo, dentro e fuori, sono le basi elettroniche a incoronare l'album, tra tonfi metallici che frammentano battiti lontani in segmenti lenti e pesanti, tutti immersi in uno spettacolo testuale a luci rosse ("High For This"), tenebrose ballate costruite su pochi ipnotici accordi di chitarra ("Wicked Games") e carillion dub-r'n'b che fondono insieme le atmosfere deep di Dj Sprinkles e la coralità pulsante di Burial ("What You Need").

I capolavori di turno non tardano ad arrivare, e portano con sè una scia di citazioni incantevoli: dai Beach House della splendida "Master of None" ("The Party And The After Party"), diviso simmetricamente tra un'agitazione danceable iniziale e la stanca sovrapposizione ritmico-vocale che segue, ai Siouxsie And The Banshees di "Happy House" ("House Of Balloons - Glass Table Girls"), perla prima per The Weeknd, e anch'essa separata idealmente in una prima parte di missaggio dei samples e una seconda dominata da poliritmie ossessive e un'alternanza tra voce gutturale e bianca. Finito il tour tra case d'ogni tipo, comincia a girare il vortice della catatonia attraverso voci spezzate e distorsioni dream ("Coming Down"), drum kit dentellati in ripetizione e riff sonnecchianti ("The Morning"). "Sogno o son desto" poco importa, non si fa in tempo a stabilizzare le percezioni che già The Weeknd ci cattura per l'ennesima volta con un r'n'b movimentato e frastagliatissimo, poi assorbito a sua volta in un downtempo acquoso e deforme che omaggia ancora i Beach House, questa volta di "Gila", e che sul finire culla ogni vibrazione nel liquido amniotico ("Loft Music").

E' così che capita d'imbattersi in un disco davvero notevole, che applica la qualità delle idee alla quantità degli intenti, e che sorprende non tanto per la cura dei dettagli o per la ricerca di un affascinante mix sui generi(s) in dubstep-credo, quanto perché emozionante e pieno di una passione senza freni. La strada per il capolavoro è spianata.

 

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 9 voti.
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Cas 8/10
sfos 6/10
brian 4/10

C Commenti

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Cas (ha votato 8 questo disco) alle 17:52 del 13 aprile 2011 ha scritto:

questo è un disco con cui bisogna confrontarsi, nel bene o nel male. qualcosa sta cambiando, questo 2011 ce lo sta dicendo in molti modi. l'universo future garage inaugurato qualche anno fa, ibridato e oramai (già) scomposto, denaturato (penso a Blake) e sparso in mille rivoli costituisce già il filtro obbligato verso cui far fluire buona parte del discorso sonoro contemporaneo. The Weeknd lo fa portandoci il suo mondo, facendo per il neo-soul quello che Blake ha fatto per il cantautorato (?). io non posso che constatare come l'operazione sia più che riuscita, tanto che l'ambizione stessa del progetto riesce a smussare le poche asperità che si presentano quà e là in questo House of Balloons.

sfos (ha votato 6 questo disco) alle 20:16 del 13 aprile 2011 ha scritto:

Sinceramente non lo collegherei ai nuovi movimenti dubstep britannici; in realtà, mi sembra un disco fortemente radicato negli USA e Canada: lo considero una versione casalinga di quanto proposto recentemente da Drake o The-Dream. Quest'ultimo in particolare, ha già fatto qualcosa di molto simile ad "House Of Balloons" con il suo ultimo disco "Love King", che rispetto al disco dei Weeknd aveva una produzione e un senso della melodia superiore. Non mi è sembrato un gran disco sinceramente, molto monotono (le basi non hanno profondità, sono superficiali) e poco sorprendente. Eppure "What You Need" era tra le mie canzoni preferite del 2011 ancor prima che si sapesse dell'uscita di questo mixtape.

synth_charmer (ha votato 7 questo disco) alle 20:40 del 13 aprile 2011 ha scritto:

RE:

massì, di dubstep non c'è niente, e nemmeno dream-pop se è per questo. Ma il medico ha prescritto di scrivere la parola "dubstep" ogni 15 recensioni al massimo, che ce voi fa' questa è una bella proposta r'n'b, ben fatta e con una buona intensità soul. Ci sta invece un parallelo UK-USA con il contemporaneo Jamie Woon, che usa gli stessi ingredienti con una limpidezza però maggiore. Woon sta in un ambiente più vivace al momento, ma guai a definire anche lui dubstep, si incazza come una biscia (e ha ragione direi

Filippo Maradei, autore, alle 21:01 del 13 aprile 2011 ha scritto:

RE: ma guai a definire anche lui dubstep

Lol: troppo tardi anche per Gioele. Per quanto mi riguarda, è proprio per questo che non riesco ad afferrare appieno il dubstep: in Katy B non ne ho trovato traccia, per The Weeknd abbastanza e in Woon molta. Mille inutili discussioni su ciò che è dubstep, ciò che per antitesi è post-dubstep e per antitesi al cubo è il post(eriore) del mio gatto... ma insomma, è un problema mio, degli altri, o del genere stesso?

Filippo Maradei, autore, alle 21:04 del 13 aprile 2011 ha scritto:

RE: a sfos

Davvero l'hai trovato così monotono?! Con tutto il rispetto, ma allora i tuoi cari Vaccines e Cut Copy che cosa sono?

sfos (ha votato 6 questo disco) alle 21:46 del 13 aprile 2011 ha scritto:

Sì, diversi brani sono tirati troppo per le lunghe, e non mantengono una consistenza sufficiente (passi per i Cut Copy, in cui c'è qualche lungaggine di troppo, ma i Vaccines vanno sempre dritti al punto, con un'ottima varietà stilistica). L'ho detto, per me l'apice di questo genere, le cui radici vanno anche ricercate nel Kanye del penultimo album, è stato raggiunto da quel disco di The-Dream: questo mi sembra una copia più underground, ma non chissà quanto significativa. Comunque, magari lo riprendo, anche se la vedo dura.

crisas (ha votato 6 questo disco) alle 0:47 del 14 aprile 2011 ha scritto:

Un album non eccezionale che contiene (per me) una perla: What You Need !

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 14:05 del 14 gennaio 2012 ha scritto:

Diciamo che questo inizio 2012 si sta rivelando all'insegna del recupero Soul, R'n'B, Dubstep etc, etc...

Altro disco notevolissimo, con un suono sporco e sfocato molto evocativo. Bellissimi alcuni rallentamenti repentini nelle basi e certe inaspettate aperture melodiche.

Confesso di apprezzare anche la voce di Tesfaye e l'uso che ne fa...

Una canzone per tutte, la spettacolare title track!

Il dream pop c'è eccome, e anche i Beach House, più che omaggiati

Bella recensione per un disco che in Italia, stando a qualche ricerca fatta sul web, ha avuto poca esposizione.

La differenza maggiore tra Woon e Tesfaye - non volendo parlare di pulizia del suono (e dei testi ), di attitudine più o meno underground, di maggiori o minori connessioni col soul o con l' R'n'B - è che il primo è un bravo ragazzo, il secondo un semi-pervertito!

E ora sotto con Nicolas Jaar...

Filippo Maradei, autore, alle 14:55 del 14 gennaio 2012 ha scritto:

RE:

Cioè, ti spari la tripletta Woon-Weeknd-Jaar così, su due piedi?! Gordo! Scherzi a parte, condivido in pieno le scelte e i giudizi.