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R Recensione

7/10

Assalti Frontali

Let’s Go – Senza Lotta Non So Essere Felice

Let’s Go – senza lotta non so essere felice: questo è il titolo del doppio cd che i romani Assalti Frontali hanno pubblicato quest’anno per celebrare i vent’anni dal loro primo disco Terra di nessuno (1992), il primo disco di rap in italiano. Un doppio cd, in cui ripercorrono la loro carriera, suddiviso in due parti: nel primo CD troviamo alcuni remix di quel disco storico e un inedito, Lets Go. Il secondo è invece una raccolta di venti brani, scelti all’interno dell’intera loro produzione discografica, da Batti il tuo tempo (uscito nel 1990, uno dei primi dischi di rap italiano) a Profondo rosso, riproposti nelle versioni originali rimasterizzate allo Sterling Sound studio di New York.

Il primo cd si apre con l’inedito Let’s Go, un vero e proprio inno ad andare avanti, ma senza dimenticare il passato, fatto di venti anni di lotte e conflitti (scrivo con la sinistra, antifascista e anticapitalista) e con la rivendicazione del rap delle origini (la vecchia scuola è questa), oggi spesso bistrattato dalle nuove star del rap, ma che in realtà aveva un livello di consapevolezza e capacità di analisi della realtà che oggi spesso manca. Rivendicazione che torna anche nel remix di Terra di nessuno, in cui fa capolino una citazione da Neil Young (Hey hey, my my, old school rap can never die). Remix ad opera del giovane Bonnot, che mette le mani anche su Questione d’istinto, rivestendola con una nuova base, punteggiata da note di pianoforte, un brano che ricorda un episodio toccante nella vita della band, una di quelle vicende personali in cui però ci si può riconoscere. Come spesso accade, gli Assalti usano una storia personale per raccontare in realtà la vita di tutti, per parlare di un mondo dove il più forte è la legge. Altro ospite di lusso, Ice One, che da prova di essere un vero maestro ai piatti, e si diverte a smontare Assalto frontale, campionando e mandando in loop la voce di Lou X. Chiude il primo cd Spugne, una riflessione a cuore aperto di Militant A su se stesso e la sua vita, paragonata ad una spugna che assorbe tutto (porto con me il dolore che viene da lontano), e assorbendo si appesantisce e rischia di affondare, ma resta la speranza nel futuro, e soprattutto la convinzione di dover continuare a lottare, perché senza lotta non so essere felice.

Nel secondo cd troviamo invece venti brani per venti anni di vita discografica, un vero e proprio pezzo di storia del rap italiano. Dall’intro morriconiano di Batti il tuo tempo – 1990) alla disillusione verso la generazione degli anni ’60 raccontata in Avere vent’anni (2011) (cantavano De Andrè adesso vanno in ghingheri, cantavano Bob Dylan adesso vanno a caccia agli zingari). Nel mezzo, la dichiarazione della specificità dalla loro storia di In alto la mia banda (vedi com’è poetica questa faccenda – 1999), la dolorosa scomparsa di una amica (Gaia per davvero – 2006) l’assurda vicenda della perquisizione e arresto (Mi sa che stanotte – 2006), gli agguati dei fascisti (Giù le lame – 2008), la rivendicazione del valore della scuola pubblica e delle lotte per difenderla (Il rap di Enea – 2008).

Ciò che più colpisce è risentire i brani di quei vecchi e storici dischi, brani che forse si pensava datati e coperti dalla polvere del tempo, e che invece risuonano potenti e attuali, grazie anche a quella vena poetica che gli Assalti hanno sempre saputo unire a testi politici e diretti.

Da sempre collegati alle realtà di movimento e di lotta del nostro paese, gli Assalti Frontali hanno vissuto in prima linea le occupazioni dei centri sociali che nascevano agli inizi degli anni ottanta, le manifestazioni in difesa della scuola e dei diritti civili, raccontando una storia che era ad un tempo personale e collettiva, descritta perfettamente in questo disco, che non è solo un guardarsi le spalle, ma anche il desiderio di guardare avanti, sintetizzato appunto nel titolo Let’s Go.

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