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R Recensione

7,5/10

Dargen D'Amico

Nostalgia Istantanea

Dargen D'Amico è il nome d'arte di Jacopo D'Amico, rapper classe 1980, originario della Sicilia ma ormai vivente a Milano da parecchi anni. Noto per aver fatto parte delle Sacre Scuole, un trio hip hop formato assieme a Fame (ora Jake La Furia) e Il Guercio (ora Guè Pequeno), attualmente, insieme a Don Joe, facenti parte del gruppo Club Dogo. Jacopo, però, dopo la scissione dal gruppo avvenuta attorno al 2001, ha scelto la via della carriera solista, abbandonando i suoi vecchi compagni e amici per intraprendere un percorso solitario e molto sperimentale e originale. Nel 2006 esce per la sua stessa etichetta, la Giada Mesi, il primo lavoro frutto di questa maturazione artistica, ossia "Musica Senza Musicisti". Il disco, pieno zeppo di sperimentazioni elettroniche, di flow, di liriche, presentava un lavoro molto originale nel panorama hip hop di quei tempi, un lavoro fuori dagli schemi, vuoi soprattutto per il fatto che il nostro bravo Dargen rappava su beat che di hip hop avevano poco e nulla. 

Nel 2008, il percorso prosegue dando alla luce "Di Vizi Di Forma Virtù", dopo la parentesi Two Fingerz a curare parte dei testi del loro esordio in major con "Figli Del Caos": Dargen aiutava Dan T (ora Danti) nella stesura dei testi, e appariva anche in qualche pezzo come featuring. Questo disco ("Di Vizi Di Forma Virtù") segue la scia del predecessore mostrando però parecchie innovazioni, senza'altro positive: la chiarezza della voce, qui più comunicativa ed emozionante, scioltezza del flow (e della voce stessa) e beat senza dubbio più curati e pensati. Il disco fu un grande successo di critica, apparve su molte riviste e siti internet musicali, spesso con voti convincenti. 

Nel 2010 escono invece due EP, "D' Parte Prima" e "D' Parte Seconda", poi riuniti nel 2011 in un unico disco, in versione fisica, ossia "CD' ". La particolarità di questo progetto è principalmente una: il concept principale, attorno al quale ruotano tutti i testi, è l'amore. Ecco testi che parlano quindi di amore a distanza, della sofferenza, delle partenze e degli arrivi, il tutto musicalmente molto vario, con venature pop e cantautoriali che Dargen ha sempre mostrato nella sua carriera.

Ma veniamo a noi: nel 2012, esattamente il 1° Giugno, esce in edizione digitale (e più avanti in edizione fisica sotto forma di vinile) il tanto atteso "Nostalgia Istantanea". La lunga introduzione si è resa necessaria per introdurre questo disco e per poter fare eventuali paragoni con i predecessori. Questo progetto era inizialmente previsto per l'autunno 2011, ma fu poi rimandato da Dargen stesso a causa di mancato convincimento del progetto. 

Allora, questo è un disco, che chiamare disco è, come dire, "strano", poiché comprende solo due tracce: "Nostalgia Istantanea" (Lato A del vinile) e "Variazioni Sul Tema Nostalgia Istantanea" (Lato B), rispettivamente di 18 minuti e 12 secondi e 20 minuti e 43. Ebbene sì, questi due pezzi sono nati come "flussi di coscienza", ossia come una valanga di pensieri disordinati e scritti sul foglio, ispirati alla letteratura di James Joyce o Italo Svevo, rappresentanti di questa corrente. Come spiega lo stesso Dargen, e come si può leggere in ogni intervista, i testi sono stati scritti infatti nei momenti che precedono e seguono immediatamente il sonno. L'artista, in pratica, a fine e a inizio giornata, appena alzato dal letto o prima di andarci, si metteva davanti al pc e buttava giù delle frasi, dei pensieri, rimati fra loro, così come la mente gli dettava. Quando si rendeva conto che la coscienza si stava svegliando, smetteva e ricominciava la sera stessa o la mattina dopo, ciclicamente.

Dicevo, non sembra quasi un disco. Perché? Io (e anche Dargen lo scrisse) parlerei di audio libro. Una sorta di libro, sì, solo che musicato e rappato. Musicalmente, il beat del primo pezzo è stato composto da Dargen e il pianista e cantautore napoletano Emiliano Pepe (già collaboratore di Dargen in diversi pezzi della sua carriera). Infatti (e qui sarà stato utile Emiliano) il pezzo è formato principalmente da accordi di organo, abbastanza evocativi, che trasmettono atmosfera suggestiva e calma pacifica. Troviamo arrangiamenti elettronici anche, comunque in generale il beat non risulta molto pieno. Di cosa parla allora questo pezzo? Di tutto e niente. Mi spiego meglio: non c'è un vero argomento, si salta da un concetto all'altro. Dargen dipinge quadri con le parole, ci gioca, il lessico che usa è sempre appropriato. Trasmette tranquillità, emoziona, ogni parola è dove dovrebbe essere, la metrica è perfetta, lui è musicale, e ogni tanto lascia qua e la perle di grande poeticità: ("E non c'è fine al bello, ma è una bugia, e potrei spiegarlo a parole, ma una fotografia del sole, per quanto si sforzi, non scalda uguale.").Parla del mondo oggi, della società, di luoghi comuni, di religione, matrimonio, aborto, masturbazione, ma, come detto, raramente si sofferma per più di qualche verso sugli argomenti citati. Sono come delle spennellate di un pittore su tela, ma ogni spennellata è di gran livello. I collegamenti tra un verso e l'altro, a quanto dice Dargen, ci sono, sottili, anche se a volte stento a trovarli. Di questo pezzo è stato tratto un video uscito ad Agosto 2012.

Il secondo pezzo del disco, a livello musicale presenta un beat composto dallo stesso Dargen. Lo descriverei usando diversi aggettivi: ipnotico, psichedelico, misterioso. La rappata qui è diversissima da quella del primo pezzo, poiché è cantilenata, come se fosse spezzettata, e spesso egli impersona diversi personaggi, cambiando intonazione e voce di volta in volta (spesso i personaggi sono femminili). Infatti il secondo pezzo rispetto al primo è più concepibile come racconto, parte da un'idea di base che è quella di un carcerato che abbandona la moglie solo per un "t'amo scritto sulla sabbia", per poi spaziare attraverso diversi argomenti, tra i quali notiamo l'omosessualità, l'amore (molto presente), il matrimonio (nuovamente presente) e di nuovo la religione. Il tutto suona molto originale, il pezzo risulta più difficile da ascoltare rispetto alla title track, poiché Dargen qui gioca molto più con la metrica e con la voce risultando più dinamico, mentre nel primo brano la metrica è più "compatta". In questo secondo pezzo trovo che vi siano molti parallelismi con quello che può essere il sogno e le tante sfaccettature che lo riguardano. Il protagonista in carcere sogna, pensa alla moglie che ha lasciato e mette in borsa l'antipioggia, sennò le sue lacrime inonderebbero il suo corpo, e l'artista qui ci da una lezione di vita. Forse noi siamo davvero liberi solo quando sogniamo. Anche chi sta in carcere può essere libero nella mente, perché "ogni cuscino è una nazione" e "neanche immagini lo spazio dentro al cranio, mondi vuoti, prendi il primo che ti piace". Forse questo pezzo insegna di più, questo sì, a mio parere, e il coinvolgimento emotivo è alto.

Ma cos'è questa "nostalgia istantanea" in fondo? Dargen stesso ce lo spiega, nella fine del primo pezzo: "Se Dio si incarnasse ancora, finirebbe su una croce tutta nuova, ripreso dai telefonini in aria, ecco cos'è la nostalgia istantanea." Il concetto secondo me è molto interessante: provare nostalgia per qualcosa (quindi rimpiangere eventi avvenuti nel nostro passato, e sognare di poterli rivivere) mentre siamo fermi, vagare nella mente alla ricerca di quello che rimpiangiamo, e descriverlo istantaneamente, come se, almeno nella nostra mente, lo stessimo rivivendo. Ecco che da lì sorgono i pensieri vari di Dargen, è come se descrivesse i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue paure, i suoi desideri, in questi 38 minuti di "esperienza o esperimento", come lui stesso dice. Per me si tratta di entrambe le cose, una fantastica esperienza scritta da uno dei migliori parolieri attualmente in circolazione, e un'esperimento, perché rappare 38 minuti non è da tutti, ovviamente intendendoli ripartire in sole due tracce veramente lunghe, di rap fito fitto. 

Nonostante la lunghezza, a me personalmente il lavoro non stufa, anzi, Dargen mi coinvolge, mi fa entrare dentro le sue storie, forse dentro la sua testa. Consiglio l'ascolto, anche per dire che "non fa per voi".

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REBBY 6/10
Ubik 10/10

C Commenti

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daniele colombo (ha votato 10 questo disco) alle 10:10 del 8 febbraio 2013 ha scritto:

10 punto e stop,anche se la seconda parte è inferiore alla prima( che mi ha commosso,giuro). è un disco semplicemente fenomenale; solo un appunto: non ho capito se dargen esprime concetti intelligentissimi,oppure dice solo cazzate. un genio o un simpatico pirla? ottima recensione

Giz91, autore, alle 10:24 del 8 febbraio 2013 ha scritto:

Grazie Daniele Mah guarda, anche in una recensione lessi: "Forse ci ha solo presi per il culo."

Ahah io ho amato troppo questo disco, ci sono concetti molto forti.

daniele colombo (ha votato 10 questo disco) alle 10:33 del 8 febbraio 2013 ha scritto:

a me viene sempre il dubbio ogni volta che lo sento. Ma dice cose intelligentissime,o delle emerite cazzate? Sono più propenso per la prima però il disco lo amo pure io,specie perchè è il disco che mi ha fatto scoprire dargen(personaggio bizzarro,ma accativante)

Giz91, autore, alle 10:35 del 8 febbraio 2013 ha scritto:

Sì, procurati tutti i dischi

Ubik (ha votato 10 questo disco) alle 10:35 del 9 luglio 2013 ha scritto:

Nostalgia Istantenea è la cosa più magnifica che io abbia mai ascoltato nella mia vita; mi discosto completamente dal voto e dalla recensione; Dargen D'Amico è probabilmente 10 spanne su chiunque altro in Italia da anni ed anni a questa parte. E' possibile dover aspettare necessariamente 15,20 anni per una rivalutazione completa e seria di un vero genio della nostra musica contemporanea? Ma date anche solo un ascolto superficiale, se non piace, non piace; fate fioccare i 4, i 5 ecc.. Ma un 7,5 così prudente è un offesa a chi vuol farsi un' idea di cosa si trova davanti.

Se vorrei fare un mio commento sul disco, direi che è un vero miracolo della musica italiana; formalmente (Dargen D'amico è tra i migliori da 30 anni a questa parte osservando soltanto l'oggettiva abilità nella scrittura, musicalmente lascio perdere dopo aver letto nella recensione "...il pezzo è formato principalmente da accordi di organo, abbastanza evocativi, che trasmettono atmosfera suggestiva e calma pacifica. Troviamo arrangiamenti elettronici anche, comunque in generale il beat non risulta molto pieno" Calma pacifica? il beat non risulta molto pieno? Che modo di scrivere è? Credevo ci fosse un filtro sulle recensioni in entrata) e concettualmente (e qui il giudizio è soggettivo, c'è a chi evoca di più chi meno). Comunque per me è uno spartiacque, disco della vita, e miracolo in generale.

gull alle 19:48 del 9 luglio 2013 ha scritto:

L'ho rivalutato moltissimo, soprattutto alla luce del lato B "Variazioni sul tema Nostalgia Istantanea" che non avevo ancora ascoltato. Proprio nelle ultime settimane l'ho ripreso ed ascoltato finalmente per intero e per bene. Concordo con Ubik sulla vautazione di Dargen D'Amico, artista unico che fa una "cosa" assolutamente personale e che non somiglia a nient'altro. Qui produce un qualcosa di assurdo, bellissimo, intimo, sconvolgente. Un autentico genio.