V Video

R Recensione

10/10

Bjork

Post

La prova del fuoco del secondo album deve essere stata sentita particolarmente da Björk dopo che il suo primo lavoro da solista fu unanimemente incensato dalla critica di tutto il mondo. Eppure, con straordinaria preveggenza, questa schiva islandese pareva avere già capito tutto di come sarebbero andare le cose, e ha chiamato i due dischi di conseguenza: il primo “Debut”, e quello dopo, appunto, “Post”.

Fu la stessa Björk a dire che i due album costituiscono un “prima” e un “dopo”, ma attenzione a non considerarli due parti di un’unica opera: entrambi godono infatti di originalità e indipendenza proprie. E del resto, di cambi tra un album e l’altro ce n’erano stati, e si sente, a partire dal trasferimento dell’artista dall’Islanda all’Inghilterra fino alla decisione di avvalersi della collaborazione di alcuni dei nomi più noti dell’elettronica per la composizione di alcune canzoni: Tricky, Howie B, Graham Massey, Nellee Hopper, tutti in veste anche di produttori dei brani.

Il cambio principale è costituito dall’aver deciso di svoltare verso una techno molto più minimalista rispetto all’album dell’esordio: le atmosfere si dilatano, c’è più spazio per i tappeti di sintetizzatori, e spesso l’entrata pulsante della batteria avviene solo nella seconda metà del brano, per far accelerare l’emozione (come nel caso della meravigliosa “Hyper Ballad”).

Non è comunque di sicuro un album che si rifà solo ad atmosfere elettroniche di stampo techno, casomai questa può essere solo considerata una comoda etichetta dentro alla quale rinchiudere l’intero campionario di influenze e riferimenti stilistici diversissimi tipico di una mente sismica come quella di Björk: si va dalla cover di “It’s Oh So Quiet”, vecchia canzone dell’attrice/cantante Betty Hutton, all’elettronica pesante e cupa di Tricky in “Enjoy”, dagli arrangiamenti di archi che reggono tutta la raffinatissima “You’ve Been Flirting Again” al trip hop delle aperture ritmiche in “The Modern Things”, dalle percussioni di “I Miss You” alla canzone per sola arpa e voce e rumori ambientali cioè “Cover Me”.

Gli episodi dell’album che realizzano contemporaneamente tutte queste e altre contaminazioni stilistiche sono forse i più memorabili, e tra tutti spiccano “Isobel” e il primo singolo “Army Of Me”, che coniuga una basso synth sul quel si regge tutta la canzone con un riff killer di gusto industrial che accompagna il ritornello: e, benché la canzone abbia fatto il giro del mondo (grazie anche al bellissimo, surreale video di Michel Gondry), quando subito dopo la metà del brano restano solo la voce di Björk e il basso inizia ad aprirsi sul phaser è quasi impossibile non rendersi conto che anche stavolta il cerchio si è chiuso, e la conferma di Björk come artista capace di avere una sensibilità peculiare per la musica del suo tempo e al contempo di essere ricercatrice e innovatrice della stessa è ormai una certezza.

Tanto più che la stessa Björk sorprende anche per le doti vocali, non dovute tanto alla sua particolare voce ma al modo di usarla: spesso la melodia principale è sostenuta unicamente dalla voce (tranne nell’ultimo episodio “Headphones”, atto d’amore alle cuffie come trasmettitrici di emozioni, dove la voce è volutamente sconnessa), senza effetti ma ricercando solo l’orecchiabilità senza per questo tralasciare la volontà di creare qualcosa di inedito.

E sono tutte cose che si sapevano già dall’album di esordio, se non fosse che Björk in Post aggiunge una dimensione in più alla sua ricerca vocale, che è quella dell’onomatopea, evidente in certi versi (gli ”iRRRitating noises” di “The Modern Things”) o nella disinvoltura nel passaggio tra ottave (come quando la voce di Björk gioca a rincorrersi con l’arpa in “Cover Me”).

C’è infine da notare il gusto tutto personale per la scoperta che è proprio di questa artista islandese, che sembra gettarsi sulle cose e sperimentare con la curiosità e l’ingordigia di un bambino, che libero dalla confusione e dal caos del mondo degli adulti riesce a vedere le cose nella loro essenza, a scinderle nelle loro componenti elementari e riassemblarle in nuove forme come si fa coi lego. Sensibilità fanciullesca perfettamente riflessa anche nei testi, dove Björk ad esempio ci dice che tutte le cose moderne sono sempre esistite, hanno semplicemente aspettato il tempo giusto per apparire, o ci parla di lei mentre getta oggetti da un precipizio e resta a guardarli e ad ascoltare il rumore che fanno quando arrivano al fondo.

Se per Björk la musica è un gioco, allora lasciamola fare, perché sono in pochissimi a saper giocare così: e buon divertimento a lei ma soprattutto a chi la ascolta.

V Voti

Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 31 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
george 9/10
loson 8/10
hyper82 10/10
4AS 8/10
leax 8/10
REBBY 7,5/10
max997 9/10
jekspacey 8,5/10
Senzanome 8,5/10
ThirdEye 9,5/10
luca.r 7/10

C Commenti

Ci sono 9 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Bodhisattva (ha votato 8 questo disco) alle 23:22 del 28 marzo 2007 ha scritto:

A mio parere il miglior lavoro di Bjork: fresco, innovativo, a tratti dolce, a tratti isterico. Superlativa Hyper Ballad.

doopcircus (ha votato 9 questo disco) alle 23:29 del 28 marzo 2007 ha scritto:

Bjork al suo meglio

Concordo: il disco perfetto di bjork. Ovvio, a risentirlo dopo 12 anni (!) suona un pò datato, ma resta uno dei migliori esempi di dance pop in flirt con leftfield e avanguardia. 9 al disco e alla recensione

Utente non più registrato alle 12:00 del 25 aprile 2008 ha scritto:

il suo miglior lavoro

Concordo con i 2 giudizi predecedenti. Il disco migliore di Bjork. Lo si ascolta sempre con piacere.

alburno (ha votato 9 questo disco) alle 15:34 del 26 aprile 2009 ha scritto:

Preludio al Post..

Avrei preferito recensire il successivo e ben più saporito Homogenic, ma niente a contrario sul dire che questo è un ottimo lavoro se non persino "storico" per il genere musicale, soprattutto se si pensa che sono passati già 15 anni e non sembra dimostrarli affatto. Ci sono album che ti sorprendono, ti catturano e ti permettono di salire qualche gradino in più verso la coscienza musicale, se non persino verso la consapevolezza di se stessi. Quest'album ci riesce, ti colpisce e non perchè ci piace dire che la cantante sa cantare e tutto sembra tranne che un essere comune, se non persino aliena, ma perchè (in primis) di Suono si tratta nei sui aspetti più intrinseci, sia naturale sia artificiale, e che qui le due componenti convivono e condividono un’idea cristallina senza però prevalere l’una dall’altra ma armonizzandosi in musica senza eguali al tempo.... Peccato che non lo possa dire per gli ultimi suoi lavori.

Utente non più registrato alle 22:31 del 6 dicembre 2009 ha scritto:

Lo considero "inferiore" ad Homogenic che rimane per me la perla della discografia di Bjork, Post nel titolo già spiega perfettamente dove la mia beniamina vuole andare a parare. La stronzetta (ormai sono entrata in confidenza) ha fatto divenire un termine molto spesso usato come aggettivo (post-rock, post-punk etc. etc.) un vero è proprio sostantivo. S'è concentrata sul POST e ci ha rovinati tutti, perchè la signora non si può ingabbiare in un genere o corrente. Bjork la si può accusare di genialità premeditata perchè la stronza ha previsto tutto: tutti gli album hanno una propria identità e tutti gli album hanno un unico nome (Debut,Post,Homogenic,Vespertine,Medulla) ma la madre eterna è sempre lei che ri-genera ogni volta sè stessa. Questa seconda mutazione è un perfetto preambolo di quel Homogenic che chiude per un attimo i conti. It's oh so quiet then.

salvatore (ha votato 10 questo disco) alle 23:24 del 6 dicembre 2009 ha scritto:

Posso capire che per alcuni homogenic gli sia superiore, ma per me è questo il disco perfetto di bjork. E poi una canzone come hyper-ballad non l'ha mai più scritta. E non la scriverà mai nessuno, forse.

loson (ha votato 8 questo disco) alle 1:47 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

Appena sotto Homogenic. Ma proprio appena. Capolavoro.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 16:08 del 16 luglio 2010 ha scritto:

Devo ammettere che il mio preferito rimane "Debut" (oggi suona un pò datato ma lo considero meraviglioso) ma anche questo non scherza. Bastano "Hyper-ballad" e "Isobel" per innamorarmi di lei.

Norvegese (ha votato 7 questo disco) alle 20:37 del 31 gennaio 2011 ha scritto:

preferisco Debut, più fresco e immediato, ma anche questo è un ottimo album, che non ricicla (ma mai Bjork lo farà) la solita formula ma è pieno di spunti interessanti...forse risulta all'inizio un po' freddino, ma col tempo cresce in modo esponenziale