V Video

R Recensione

7,5/10

Daughter

If You Leave

I sometimes wish I'd stayed inside

my mother

never to come out

Elena Tonra, in Smother, dice di rammaricarsi, talvolta, per aver visto la luce, evadendo dal grembo della madre dopo essersi plasmata per mesi in ossa, muscoli, nervi, e finalmente gettarsi nella giostra, fare un giro, prima di inabissarsi in quel deserto silenzioso che già l'aveva preceduta. E' forse per questo che vige un languore latente, e una malinconia di suoni e liriche permea If you leave, già dal titolo allusione a un addio, a un abbandono. Ma la voce e le chitarre, in fondo, scaldano come un buon vino, mentre fuori la pioggia cade fitta.

L'esordio atteso dei Daughter non è invero un reale debutto, visti i due EP precedenti (His young heart, dell'aprile 2011, e The wild youth, dell'ottobre 2011): con questi lavori, che già mostravano una maturità di scrittura, il trio londinese si era ormai dileguato dall'anonimato britannico - ma anche europeo e mondiale - creando un serbatoio di curiosità e attenzione per quella che sarebbe stata la prima, vera uscita dal guscio, If you leave, disco foriero di continuità con le opere precedenti. Vaga infatti la medesima leggerezza e la stessa cura quasi ossessiva del dettaglio. Mai, però, si ha la sensazione di un eccessivo riempimento e gli spazi sono chiusi e colmati intelligentemente. Identico è anche il rock dalle melodie accattivanti, che guarda indifferentemente al pop e all'indie, e che rimanda a The XX.

C'è una costante, voluta crescita in ogni brano, con l'abbraccio graduale di percussioni (Remi Aguilella) e ricami di chitarra (Igor Haefeli), mentre la candida voce si fa più empatica, si libera in echi e in slanci emozionali che poi si ritirano nello scarno tema iniziale: il cantato della Tonra tanto ricorda quello della connazionale Florence Welch (leader di Florence and the Machine). La profondità dei testi deriva anche da una narrazione in prima persona, che avviene senza troppe reticenze, e sembra scaturire da una bocca triste, che necessita di comunicare il proprio malessere. Un difetto (o un pregio?) di If you leave è la ricorrenza spesso similare degli arpeggi elettrici, o della voce che viaggia tra gli argini ben delineati, senza mai esondare; si rischia di non distinguere i vari tratti di questo fiume omogeneo, che non muta colore a seconda delle latitudini. Ma forse è proprio in questo che si annida la grande potenza espressiva dei Daughter, il cui filo rosso è regolarmente riconoscibile. 

L'inquietudine è sinonimo di sensibilità, ma arriva in superficie anche tramite le pennate nervose di Youth (unico brano non inedito), TomorrowTouch, dove le corde maltrattate formano uno strano e riuscito connubio con la delicatezza del cantato. Si passa da episodi più algidi (Winter) ad aperture notevoli (Human, dove si avverte anche il pianoforte, quasi del tutto assente nel disco). La tristezza si insinua in Still ("I'll wrap up my bones / and leave them / out of this home / out on the road") e nella già citata Smother; il finale è un congedo pacato, con apparati più scheletrici (Amsterdam) e con atmosfere più tenui, sottili (Shallows), dove Elena Tonra osserva le stelle scontrarsi, in uno spettacolo che merita di essere vissuto.

Plasmarsi in ossa, muscoli, nervi, evadere dal grembo, rimanere abbacinati dalla prima luce e fare un giro sulla giostra è meglio di non esserci mai stati, nonostante l'abbandono, gli addii, la malinconia, il malessere. E tutto ciò nel languore dei Daughter, mentre fuori la pioggia cade fitta.

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 14 voti.
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mavri 7,5/10
Gio Crown 6,5/10
cnmarcy 8,5/10
Wrinzo 8/10
motek 7/10
REBBY 7/10
elisa14 10/10

C Commenti

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Gio Crown (ha votato 6,5 questo disco) alle 8:39 del 14 aprile 2013 ha scritto:

"si rischia di non distinguere i vari tratti di questo fiume omogeneo, che non muta colore a seconda delle latitudini" cito il recensore perchè esprime perfettamente la mia impressione. Come pure concordo con il richiamo a band molto simili per sonorità e confezionamento di album come XX e anche Polica e aggiungerei Widowspeaker (forse anche Washed out?). Chiedo subito scusa se gli accostamenti possono non essere calzanti alle orecchie degli esperti, ma sono una novellina degli ascolti e devo imparare tanto anche io prima di essere brava come i frequentatori di questo sito!

Ciò premesso, l'impeccabile arrangiamento, le voci educate e l'accuratezza delle melodie di questo lavoro conquistano e rapiscono..mi piace moltissimo l'atmosfera sognante che questi Daughter riescono a creare e ad infondere in tutti i pezzi dando l'idea di un volo attraverso gli spazi infiniti dell'universo. Mi chiedo solo quando tutte queste band riusciranno a crescere e a trovare una propria dimensione, pur senza tradire la propria ispirazione originaria che ne fa un filone musicale a se stante. Le premesse e le potenzialità ci sono tutte, basta solo metterle a frutto .

Jacopo Santoro, autore, alle 23:27 del 16 aprile 2013 ha scritto:

Concordo con tutto, l'atmosfera è costantemente "sognante", curatissimi arrangiamenti e melodie. Dissento solo all'idea che i Daughter non abbiano trovato la loro "dimensione". Con questo lavoro, a mio avviso, ci sono finalmente riusciti: è un disco maturo ed ispirato.

futuroalt-j (ha votato 8 questo disco) alle 20:10 del 2 maggio 2013 ha scritto:

Volevo segnalare questa splendida cover..

Concordo anche io con il richiamo agli XX, soprattutto del secondo album "Coexist", a cui probabilmente si sono ispirati, riuscendo a comunicare le loro emozioni senza copiarlo spudoratamente. Nel senso che si sente l'ispirazione ad essi, ma si sente anche la loro ispirazione e sembra anche che ciò in cui cantano ci credano veramente tanto.

L'atmosfera che riescono a generare è superlativa, il culmine secondo me è raggiunto alla quarta traccia "Still", semplicemente stupenda, da Eden musicale.

L'intera opera è un viaggio da percorrere da soli nel letto con le cuffie, isolandosi completamente dal resto del mondo grazie ad una maturità musicale già raggiunta (come dice l'autore) e grazie ad un cantato emozionante e coinvolgente!

Complimenti!

futuroalt-j (ha votato 8 questo disco) alle 16:21 del 11 maggio 2013 ha scritto:

Scusate l'up, ma volevo sottolineare quanto possa emozionare quel passaggio di Youth verso il minuto 2:25, quel "they are dead, and they are gone" che esce da un cantato timido e cupo fino a quel momento e che sembra voglia sfogare tutte le sue emozioni e il suo impeto.. Da lì in poi sembra più tranquilla

Possibile che solo a me trasmetta tutto questo?

Wrinzo (ha votato 8 questo disco) alle 1:47 del 23 ottobre 2013 ha scritto:

Ho votato alto dopo averlo ascoltato un po', quando il genere piace si rischia sempre di eccedere un po'. Trovo che sia un bel lavoro e davvero carico di emozioni. Magari sono solo io che ho la lacrima facile.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 11:57 del 15 aprile 2014 ha scritto:

Mesto folk rock dei giorni nostri (post sadcore eheh), emozionante per definizione. Album interessante, forse un filino troppo uniforme, da centellinare (mai più di una facciata al giorno eheh). Youth e Still le mie preferite.

Jacopo Santoro, autore, alle 13:59 del 30 settembre 2015 ha scritto:

Nuovo brano del nuovo disco, in uscita a gennaio 2016.

futuroalt-j (ha votato 8 questo disco) alle 14:03 del 30 settembre 2015 ha scritto:

Lo stavo ascoltando proprio adesso ed è davvero un brano stupendo! Speriamo questo 15 gennaio arrivi presto.. Un bell'album invernale da ascoltare sotto le coperte mentre fuori c'è la neve..