V Video

R Recensione

8/10

Jessie Ware

Devotion

Assieme a Katy B è stata la musa di alcuni fra i più quotati produttori dubstep (SBTRKT, Joker, Sampha) durante l'ultimo biennio, lasso temporale che proprio del dubstep ha visto la rinascita (alcuni la definiscono una parcellizzazione) quando non la fluttuazione in derive “mid” o mainstream. Sempre assieme a Katy B è ora possibile ascoltarla, delizioso duetto fra UK ladies, in quella Aaliyah che apre le danze nel Danger EP omaggiando l'indimenticata artista statunitense, anch'ella musa per Timbaland & Co. in un'epoca altrettanto prodiga di “cesure” col passato. Jessie Ware, ventottenne di South London, ha pubblicato a fine agosto il suo primo album da solista. Un album applaudito dalla critica e affacciatosi alla Top Ten UK ricco di promesse (quinto in classifica al suo esordio), per quanto scivolato presto ai piani bassi e infine “espulso” dalle chart un paio di mesi più tardi. Risultato comunque più che buono, specie considerando il trattamento non proprio idilliaco riservato ai singoli (soltanto Wildest Moments aveva forzato la Top 50) e, soprattutto, tenuto conto del low-profile della Nostra: un cocktail fra il pudore della comparsa ritrovatasi quasi per caso sotto i riflettori e il contegno aristocratico di chi, “illuminato” o meno, non può e nemmeno vuole contribuire al pollaio mediatico necessario per stuzzicare il vasto pubblico.

Devotion (Island/PMR, 2012) non è un disco “facile”. Potrà sembrarlo, complicI la catchiness del mazzolin di singoli e l'elegante registro soulful della ragazza, ma non lo è. I richiami a Sade e Lisa Stansfield, intesi da alcuni come gabbietta dorata per un usignolo che non vuol saperne di guardarsi attorno, svaporano in un paesaggio lunare che è tavolozza impressionista, telaio nel quale strumentazione organica ed electronics s'intrecciano in un ricamo art-pop saturo di esotismi e complessità sonore/strutturali. Un traguardo inimmaginabile senza gli “zamponi” di Dave Okomu (leader degli Invisible), dell'house-producer Julio Bashmore e di Kid Harpoon (già co-autore per i Florence + The Machine nel recente e ancora sottovalutato Ceremonials). Ecco un buon parallelismo: se Florence Welch e Paul Epworth hanno di fatto escogitato una nuova, “barocca” forma di wall of sound partendo da gospel e pop corale '00s, Jessie Ware e Okomu reinventano il british soul come collisione tra la tradizione '80s/'90s (urban, sophisti-pop) e l'universo iper-variegato del post-dubstep.

l singoli, neanche a parlarne, capitalizzano la visione in vertigine quadrilatera che ha i suoi estremi nello UK Garage intimista di 110%, nel synth-soul vanigliato Sweet Talk, nell'epica marziale di Wildest Moments, nella “britishness” post-acid jazz di Running. Ma gli altri brani non sono da meno, e anzi sorprendono per atmosfere ancora più rarefatte, indecifrabili. Prendete la Title Track, ad esempio. La ascolti ed entri in una stanza degli specchi, con le chitarre tintinnanti a replicarsi all'infinito, l'elettronica a scomporsi in mille frammenti di luce difettosa, secondo una prassi che se non è glitch poco ci manca. E il trucco si ripete in No To Love: interplay scolpito nel ghiaccio, col basso che s'intrufola subdolamente nelle maglie downtempo e dialoga con le sei corde, mentre la voce "souleggia" come una Cece Peniston in stato catatonico. Still Love Me fa del mantra vocale il pilastro portante, cosicché la ritmica può, in tutta tranquillità, eludere un qualsivoglia baricentro. Night Light s'imbarocchisce di titubanti viole e violoncelli, laddove Swan Song fotografa i Japan ricondotti a ombrosità acquatica, “pizzicato” quartomondista. Soltanto la penultima Taking In Water ha un retrogusto un po' sgradevole/dolciastro da ballad alla Adele, ma è un giochetto dimenticarla se, come in effetti accade, a chiudere il lavoro è una Something Inside di puntillistico splendore.

Non è chiaro se Devotion debba intendersi come il primo atto di una progetto solistico a lungo termine o, parole delle stessa Ware, come tentativo di “giocare alla pop star”. Fatto sta che il disco resta esperimento tra i più peculiari tentati (e riusciti) in quella “Terra di Mezzo”, tra underground e mainstream, che in Gran Bretagna è già ricca di cittadini illustri. Viene difficile pensarlo come background music, musica da tappezzeria, come qualcuno ha affermato, a meno che del termine non si isoli la ramificazione “colta” teorizzata da Eric Satie e, in seconda battuta, da Brian Eno. Ma anche così, la carta da parati è proprio un'altra cosa.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 6 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
andy capp 5,5/10
REBBY 6/10
Wrinzo 7,5/10

C Commenti

Ci sono 7 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

Lezabeth Scott (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:08 del 18 dicembre 2012 ha scritto:

Quanto mi piace lei. Un'interprete capace di cogliere sfumature pop-soul rare e confidenziali, esaltata da un songwriting raffinato nelle melodie, essenziale e delicato nei suoni. Ormai si può dire tranquillamente: uno degli esordi più interessanti di quest'anno.

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 18:30 del 18 dicembre 2012 ha scritto:

Già, sono d'accordo, un gran bel lavoro. Altro che carta da parati! "Devotion", "Running" "Wildest Moments", "Night Light", "Something inside" tutti pezzi validissimi. Un anno fa non l'avrei certo detto. Ma che ci vuoi fare, a forza di ascoltare la roba che ascolti te...

loson, autore, alle 21:34 del 18 dicembre 2012 ha scritto:

Ti sto traviando, eheh... Vuoi vedere che nella tua top ten 2013 ci sarà posto per Rihanna! (Tanto un album lo caccia fuori, il prossimo novembre). No, davvero, grazie. Sacrosanto anche il tuo commento, Lezabeth, quando parli della raffinatezza, della delicatezza della Ware come interprete. Mi ci sono soffermato poco, nella recensione, ma è un aspetto di primaria importanza.

Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:34 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

...probabilmente si, mi stai traviando! Per Rihanna, non credo di correre rischi, siamo su pianeti abbastanza diversi...nel caso però dovessi parlare bene di RIhanna, sparatemi, non voglio soffrire in quel modo. Tornando a Devotion, ho beccato una deluxe edition, con alla fine due versioni completamente acustiche (voce e chitarra acustica) di Wildest Moments e Running. Gustosissime!

loson, autore, alle 12:21 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Carine, l'ennesima prova che le canzoni ci sono. Lei comunque non fa parte dei pochi artisti ai quali concedo il privilegio di potersi accompagnare solo con chitarra o pianoforte. Tolti produzione e arrangiamenti, gran parte del fascino sublime di questo disco (come di quasi ogni disco) si disperde. E non potrebbe essere altrimenti. Sentitevi/guardatevi piuttosto questa versione live di Devotion, ovviamente non così sfaccettata e "aliena" come quella dell'album, ma in ogni caso sorprendente. <3

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 23:04 del 18 dicembre 2012 ha scritto:

analisi acuta ed elegante (nessuna novità) che condivido nella sua interezza (ad esempio, anche nel calo di "taking water"). eleganza, dicevo, che è tratto peculiare non solo dello scritto di Matteo (eheh) ma anche di "devotion" - soul pop già maturo, giocato in prevalenza su trovate post-dubstep e di r'n'b contemponea, ma anche synth-pop/wave, arty - ad arricchirne l'estetica. grandiose "running", "night light" (lo dico per la milionesima volta: cercate il rmx dei wild beasts! Los?), "sweet talk" e "110%"! insomma, per dire che il disco vive di concretezza e compattezza (dell'insieme, dei singoli episodi); doti che, per rimanere in Inghilterra, difettano non poco nell'ultima creatura di bat for lashes.

loson, autore, alle 12:25 del 19 dicembre 2012 ha scritto:

Bellino il remix Wild Beasts, anche se non mi ha esaltato. Hai fatto molto di più tu per la mia autostima, col tuo commento.