R Recensione

8/10

Mahjongg

Kontpab

E se un giorno o l’altro venisse fuori la mania del mélange musicale tra generi come unico credo? Dico questo perché è da un po’ di tempo che mi capita di sentire lavori che hanno proprio questa come caratteristica principale: la ricerca e l’espansione della propria sfera domestica verso altre culture e altri suoni. La globalizzazione alla conquista della musica quindi (o viceversa).

Faccio alcuni esempi: Mirah con la sua ultima rigorosa opera folk/balcanica, gli Yeasayer con il loro avventuroso intreccio afro-indie-rock psichedelico, gli Extra Golden con il loro sventurato indie rock macchiato di afro beat, i Beirut con le loro tziganate dai profumi balcanici, i Thee and Stranded Horse con i loro strumenti a corde del Sahara…Ed infine questi Mahjongg, con alle spalle un solo album nel 2005, che se ne escono a tre anni di distanza con questo incredibile e ardito lavoro sperimentale dal titolo di Kontbap.

Si sta parlando qui di elettronica, chiariamoci, e di un tipo di elettronica che risente dei proseliti fatti non molto tempo fa dagli eccezionali Battles, di cui questo disco sembra voler trarre molto. Ma si sta anche parlando di una ennesima espansione artistica verso i lidi più disparati, dal percussionismo tribale ed esotico, al funk più dance che ci sia, senza dimenticarci di una estrema ricerca condotta a casa propria, nell’elettronica stessa.

Si parte con Pontiac, dove subito sono le percussioni di cui parlavo qui sopra ad essere i primi elementi a mostrarsi. Sembrano essere anche tanti, e suonano più o meno all’unisono ritmi minimali ma evocativi facendo presagire un ottimo sviluppo. Ed infatti lo sviluppo è buono, perché dopo due minuti di poliritmia africaneggiante irrompe una drum machine che devia il tutto verso atmosfere techno-dance capaci di non snaturare quanto fin ora ascoltato dando invece una scrollata geniale e coinvolgente al tutto. Un coretto ripetuto chiude questo primo brano per aprire la successiva Problems.

Ora, se la velocità fosse doppia ci troveremmo di fronte ai Justice, ma non è così, perché le sonorità si trascinano mollemente ubriache grazie ad un loop floscio al quale si aggiungono i notevoli spunti funk delle chitarre ed alcuni ninnoli melodici capaci di valorizzare incredibilmente questi cinque minuti, insieme alle varie trovate ritmiche che li rendono tanto gustosi e succulenti. Kottbusser Torr è un epilettico insieme di suoni robotici e liriche dance sincopate, dove i brevi interventi della chitarra elettrica aggiungono sapore ad un piatto già molto ricco. La seguente Tell The Police The Truth è  un "classico" pezzo elettronico mozzafiato, mentre Those Birds Are Bats cambia un’altra volta forma per assomigliare ad una sorta di noise-pop meccanico, sorretto da una linea di basso concisa e portante, e devastato da sibili industriali rumorosi e al limite della crisi di nervi. Come se non bastasse arriva un assolo rumorista di chitarra elettrica che trasporta di peso tutto l’album dentro alla tradizione rock.

Ma non è finita: Wipeout e Teardrops, con la loro rigida e fredda geometria tecnologica, e Mercury, una dance psicotica dalle tinte vagamente orientali qua e là, devono ancora affascinarci per bene. Infine Rise Rice procede nel senso opposto rispetto alla prima traccia: qui sono gli elementi elettronici e la drum machine ad aprire il tutto, e a seguire, inserite tanto inaspettatamente quanto prepotentemente, sono le percussioni etniche. Ma qui si presta molta più cura e molta più varietà e fantasia all’esecuzione, regalandoci un pezzo dal cromatismo sensazionale, dalla poliritmia trascinante e dal fascino innegabile.

Uno dei primi capolavori del 2008 a mio avviso, e fa piacere che sia arrivato così presto, quasi come un buon presagio.

Speriamo bene che l’onda cavalcata dai Mahjongg trovi sul suo percorso altri gruppi volenterosi di cavalcarla. Non può che venirne fuori una surfata senza dubbio interessante.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 5 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 15:36 del 26 febbraio 2008 ha scritto:

Tappeto di percussioni, tante, percosse e sopratutto elettroniche. Basso pulsante wave.

Voci e altri strumenti si inseriscono a tempo,

stridendo e creando variabilità. Una musica

aliena, forse intellettuale, ma sopratutto mistica

(il dio kontpab!?). Una musica sciamanica da godersi alterati (naturalmente o chimicamente?).

Una musica che potrebbe diventare trendy in taluni

dance-floor. Una musica tribale, anche se

elettronica. Una musica per poche occasioni,

almeno per me. Ed in quelle occasioni, alla

ricerca di sensazioni primitive, i Liars, meno

elettronici e più agnostici fanno più al caso mio.