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R Recensione

7/10

Other Lives

Rituals

Impiantati saldamente in territorio statunitense (originari dell'Oklahoma, si sono trasferiti nell'Oregon, a Portland, nel 2013), gli Other Lives imprimono al loro terzo album un gusto prettamente europeo. “Rituals” mette in scena una sorta di arty-indie pop dove elettronica d'atmosfera, arrangiamenti cameristici ed un songwriting sognante ed etereo (si prenda la prima “Fair Weather”, tutta un affastellarsi di arrangiamenti vaporosi, ritmica polverizzata e larghe trame ambientali) riconducono i brani di questo lavoro a realtà come Vondelpark e Adult Jazz, passando per compositori pop quali Owen Pallett (basti ascoltare la magica e barocca “Pattern”, tutta un fiorire di loop minimalisti e sontuose linee d'archi ed ottoni).

Fanno capolino gli Zulu Winter in pezzi come “Reconfiguration”, tutta giocata sull'incontro tra un tappeto meccanico di sincopati beats e l'addensarsi delle armonizzazioni vocali, il tutto condito da delicati accorgimenti di colore (gli inserti chitarristici, i samples d'archi, il loop di piano sullo sfondo), mentre nel fitto ordito di “New Fog” torna il gusto minimalista del rincorrersi ciclico degli elementi (qui impegnati in turbinosi giochi di rincorse, riflessi e rinforzi, in costante crescendo), per una forma canzone colta ed elegante che risplende di uguale fascino nella stupenda “Beat Primal”.

Un'America che, in verità, filtra più imponente di quanto possa sembrare ad un primo ascolto grazie ad una formula estetica che ci conduce a dei Local Natives in dialogo con il folk di marca Shearwater, e che si sostanzia in una seconda metà album dal maggior peso specifico, per brani dalla densa e compatta scrittura pop quali “Need a Line” (dai vistosi rimandi ai Fleet Foxes), la bellissima “English Summer” (rifinita gemma di pop da camera), e la drammatica “For the Last”.

Esistono due anime ben definite, in “Rituals”, che scontano il difetto -se proprio bisogna trovarne uno- di non riuscire ad imbastire un dialogo veramente organico tra loro. Poco importa, in verità: l'album dimostra di saper gestire le differenze traducendole in varietà. Gestire la cosa, però, potrebbe portare nel prossimo futuro a generare le sinergie adatte per un vero e proprio capolavoro. Il che farebbe, questa volta sì, la differenza.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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cnmarcy 7,5/10

C Commenti

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Jacopo Santoro (ha votato 6,5 questo disco) alle 18:42 del 8 dicembre 2015 ha scritto:

Avevano sfornato un capolavoro, nel 2011. "Tamer Animals" è stato un disco oltremodo sottovalutato, ma di una bellezza sorprendente: un miracolo. Complicato ripetersi, dunque: 'Rituals' rimane un buon disco, ma piatto e privo di brani che abbiano la potenza evocativa del lavoro precedente.