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R Recensione

8/10

Vondelpark

Seabed

Londra è in fermento. Una non-novità da almeno 50 anni, per quanto riguarda la musica pop. Eppure continua a stupire il suo ruolo di incontenibile incubatrice di scene e tendenze. Se ne è parlato tanto, del nuovo indie britannico, su questi lidi. Zulu Winter, Horrors, Toy, Foals. Ma anche Egyptian Hip Hop. E James Blake, perché no? Da qui si parte, per parlare di Seabed: dalla scuderia R&S, capace di collocarsi a pieno titolo tra i tanti interpreti -e divulgatori- dell'ondata di novità che ha investito, da qualche anno, la sensibilità indie d'oltre Manica.

I Vondelpark, quartetto formato nel 2010 e con alle spalle un paio di Ep, rappresentano un incredibile ibrido, una spia che fornisce l'ulteriore conferma non solo della vitalità della scena, ma anche dei fortunati ponti che continuano a stabilirsi tra le varie correnti. Da una parte, infatti, lo step-soul di James Blake è rievocato in maniera inconfondibile. Dall'altra, però, le screziature sono molteplici, rendendo unica la proposta: una maggiore ricercatezza elettronica (d'altronde l'elettronica è come il pane, in casa R&S, si pensi a nomi come Lone, o Blawan) convive contemporaneamente con elementi R&B, art pop e indie rock. Più precisamente, è la via più eterea e cerebrale a venire privilegiata, quella che passa per i Wild Beasts più sommessi e arriva ai già citati Egyptian Hip Hop.

Si prenda la fantastica California Analog Dream: un chirurgico pattern ritmico frastagliato, supportato da un'eleganza compositiva fatta di pennellate tenui e sfumate, di armonie delicate che si fondono l'una nell'altra. Ogni elemento non è che un sottile strato sonoro, dai layers di chitarra, ai bordoni del basso, fino alle striature di armonica. Così la voce, elegante e piena, souleggiante e calda. Degli Zulu Winter vaporizzati, questa l'impressione. 

E tutto l'album si bilancia perfettamente in un mix in grado di mettere d'accordo uk garage e art-pop. Si prenda la prima Quest, dove i magnetismi elettronici (le scie di synth che aleggiano nell'aria) si fondono con gli apporti elettrici (quel motivo di chitarra dalla consistenza liquida), mentre Lewis Rainsbury mette in scena il suo baritono modulato. Come non citare poi la sapienza compositiva di Blue Again, dove le trame electro (tra dubstep e ambient) sposano una ricercatezza acustica che ricorda, a tratti, quella dei Bark Psychosis. E se Dracula deve tantissimo al Blake degli esordi, Always Forever flirta con un R&B personalissimo, fragrante e raffinato: un nugolo acustico in lieve crescendo, dove il gioco tra melodia briosa e ricercatezza armonica è in perfetta sintonia. Si arrriva infine a Bananas (On My Biceps), la più elettronica del lotto: tra uk garage, fragranze new-disco, atmosfere madide e dense come mai.

Remember when dubstep fell into the hands of kids who stayed in their bedrooms instead of going to raves, so that after Boxcutter came Bondax? Vondelpark’s members do something similar to R&B and pop, appropriating the genres into their own sexless, bland, hazy blueprint” è il commento di Rainsbury riportato dall'impietosa analisi di Factmag.com (“fluff without substance and repetition without meaning”). I punti che lì sono esempi di demerito qui, per chi scrive, diventano invece motivi di celebrazione. La traslazione di codici e archetipi tanto differenti tra loro in un nuovo linguaggio del tutto ricontestualizzato fa di questo Seabed una grande sorpresa e uno dei lavori più interessanti di questo 2013. Rubare, assimilare, ricostruire, rinnovare. Questo è il grande gioco del pop. E i Vondelpark dimostrano di saperci davvero fare.

V Voti

Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 6 voti.
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ciccio 7,5/10
cnmarcy 6,5/10
REBBY 7,5/10

C Commenti

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Filippo Maradei (ha votato 5,5 questo disco) alle 11:43 del 24 maggio 2013 ha scritto:

Non so. Ascoltato a suo tempo un po' di volte: "California Analog Dream" resta bella nel tempo, ma le altre non sono all'altezza: troppo fiacchi - nati stanchi - i pezzi che si trascinano qui dentro, pigri ma senza la bellezza di certo indolente estetismo downtempo. E' proprio l'ossatura elettronica che non mi convince, qui basi slow-motion a debosciare e poco più. Ci vedo poca classe, poche idee, il loro è uno stile troppo confondibile; e poi la voce non mi piace per niente, la trovo noiosa, insulsa. L'unica altra che salvo è "Blue Again", atmosfere barkpsychosiane al 100% ma anche ambient a tinte lounge... molto gradevole. Peccato, avevano tutte le carte in regola per interessarmi, ma davvero ci vedo poca sostanza dentro. Non me ne volere Mattè, penso sia la prima volta che non ci troviamo d'accordo in maniera così netta su un album, ma ci rifaremo alla grande!

Cas, autore, alle 12:31 del 25 maggio 2013 ha scritto:

ma ci mancherebbe anche fil! la tua sensazione negativa è quella di molte altre webzine: un disco che ha letteralmente diviso la critica. da una parte chi lo taccia di inconsistenza, dall'altra chi lo celebra come una fruttuosa ibridazione (non NME, testata con la quale mi trovo particolarmente in sintonia).

ovvio, spero che tu ti ricreda perché questo è un gran bell'album ehehehe

casadivetro alle 12:58 del 27 maggio 2013 ha scritto:

Anche i Rhye.

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:04 del 22 novembre 2013 ha scritto:

Accantonato all'inizio dell'estate, fino a poco fa gli avevo dato degli ascolti o distratti oppure a basso volume, nel cuore della notte. Ma questo album necessita di un volume adeguato per svelarsi, in caso contrario si rischia di perdersi i dettagli, le sfumature, che fanno l'opera. Direi perfetta anche per me la recensione di Matteo. I Vondelpark (con quel nome pensavo fossero olandesi, si chiama così il parco attaccato alla squat house di Amsterdam dove ho abitato per qualche mese quand'ero ragazzo, con la principale mansione di addetto al minestrone, bei tempi eheh) mettono insieme tutte quelle "tendenze" musicali di cui si parla in recensione e lo fanno bene, creando un mix gradevole, alle mie orecchie. Meritano un approfondimento di sicuro. Ma mi raccomando play loud e possibilmente hi-fi.

Cas, autore, alle 13:35 del 22 novembre 2013 ha scritto:

giustissimo Rebby, un disco da gustare in cuffia, possibilmente

antobomba (ha votato 8 questo disco) alle 16:51 del 8 aprile ha scritto:

Stavo riascoltando quest'album (sempre molto molto piacevole) proprio in questi giorni e mi chiedevo che fine avessero fatto: ecco, si sono sciolti nel 2016.

Cas, autore, alle 14:02 del 9 aprile ha scritto:

una delle tante meteore di questi anni. peccato, dopo un buon esordio come questo...