V Video

R Recensione

9/10

Zulu Winter

Language

L'onda partita qualche anno fa nel panorama musicale britannico non si arresta, ma gonfia e cresce, rimestando e rivoltando come un guanto i canoni in voga fino alla seconda metà degli anni zero (quelli del post-punk e degli anni '80). Language dei londinesi Zulu Winter, diciamolo subito, è una bomba, ulteriore gioiello di questo “rinascimento” del quale da un po' di tempo abbiamo avuto avvisaglie sempre più frequenti, diventate infine certezze e conferme.

 L'era post-Radiohead (o post-Coldplay se preferiamo) è stata caratterizzata da una progressiva convergenza verso l'adesione ad un immaginario sonoro comune, che riscopriva territori lasciati in ombra (la neo-psichedelia degli Psychedelic Furs rimaneggiata dagli ultimi Horrors ad esempio) oppure passava direttamente agli anni '90 (lo shoegaze dei Chapel Club, il brit pop dei My Best Fiend). Esistono quindi elementi comuni -non casuali- nei vari Wild Beasts, Foals, Everything Everything, S.C.U.M, Maccabees? Se così fosse non sarebbe azzardato parlare di vera e propria scena (con Londra come base e alcune etichette chiave come Domino, Polydor -alla faccia dell'indie- XL, Arts & Crafts). C'è innanzitutto una sofisticatezza arty che si palesa in una scrittura gonfia, in arrangiamenti ricchi e stratificati, in un gusto decorativo strutturante e mai fine a se stesso. E qui entra in gioco la naϊveté indie che alleggerisce il sound conferendo una notevole fruibilità pop. Il culto del suono -da cui l'attenzione a produzioni curatissime- fa poi leva su quel “meta-shoegaze” di cui si parlava per Again Into Eyes: layers di chitarra trattati e deformati fino a divenire evanescenti, perennemente intrecciati con gli strati di tastiere e synth. E infine una costruzione ritmica cerebrale e math che non fa che irrobustire lo scheletro dei brani.

 Ed eccoci al disco, finalmente. Language si colloca in questo percorso, riuscendo definitivamente -e nel migliore dei modi- ad unire i due estremi estetici della supposta scena: si fondono infatti le composizioni robuste e shoegaze dei Chapel Club con l'art-pop eclettico dei Wild Beasts per un risultato impeccabile, tanto nel songwriting quanto nella resa sonora.

 Ce lo dimostra subito Key to My Hearth, brillante opening che si fa largo tra un nugolo di magnetismi sonori per prendere corpo in un exploit melodico a presa rapida, creando due piani intrecciati che si completano a vicenda: uno è quello melodico, quello dei ritornelli danzerecci e delle ritmiche geometriche; l'altro invece è quello delle scomposizioni tonali delle textures finissime e rarefatte che compongono il tappeto sonoro, veri sciami sberluccicanti complementari alla nitidezza degli elementi in primo piano. Il risultato è uno spettro sonoro ricchissimo e una scrittura con pochi eguali. Le stesse impressioni sono confermate dalla successiva We Should Be Swimming, dall'andazzo incalzante subito invaso dalle nebbie evanescenti che sfumano i contorni tanto netti delle architetture sonore, creando riflussi e vuoti d'aria, in un continuo gioco di contrazione e espansione. Non sono da meno Bitter Moon (con le sue costruzioni chitarristiche sopraffine), o le magnifiche Silver Tongue (dove spuntano i Friendly Fires) e You Deserve Better. Un discorso a parte va fatto per uno dei capolavori dell'album: Let's Move Back to Front è l'esempio più calzante per comprendere il valore della proposta Zulu Winter. I Wild Beasts sono qui una fonte esplicita d'ispirazione, ma la composizione è assolutamente inedita: gli strascichi armonici della chitarra sono pennellate liquide su cui scivolano le liriche di Will Daunt, espedienti per aprire le porte ad un'evoluzione che sembra non averne mai abbastanza, in una continua mutazione degli elementi (basi ambient pulsanti, loop puntinisti, schitarrate e fiati..) volti ad un crescendo entusiasmante. Basterebbe questo pezzo per rendersi conto della maturità di una band che è nata grande.

 Eppure le sorprese non finiscono qui, concentrandosi in una seconda metà dell'album dispensatrice di brani indimenticabili: la densissima stratificazione sonora della coldplayiana Moment's Drift, l'ennesima variazione sul tema (si parla ancora della band di Hayden Thorpe) di Words That I Wield, o il toccante commiato di People That You Must Remember.

 Insomma, siamo di fronte alla perfetta unione tra il songwriting spigliato dei Vaccines e la cura del sound dei Chapel Club, per un ibrido che supera i maestri e apre nuovi orizzonti, fornendo un nuovo caposaldo per l'evoluzione di una scena sempre più stimolante. Il futuro del pop passa da qui, vedremo chi avrà il coraggio (e l'abilità) per vedere e rilanciare. Nel frattempo godiamoci uno dei migliori lavori di questo 2012.

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 11 voti.
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motek 5,5/10
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andy capp 8,5/10
REBBY 7/10
cnmarcy 6,5/10

C Commenti

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crisas (ha votato 5 questo disco) alle 1:24 del 21 giugno 2012 ha scritto:

No aspetta, parliamone ! Questo album apre nuovi scenari, il futuro del pop passa da qui ? Allora mi sa che io non capisco niente di musica , è la prova che non ho gusti. Vado a punirmi con un album di Scanu.

Filippo Maradei alle 1:38 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Crisas, il tuo intervento era dato a 1.25, quasi come il passaggio del girone per la Spagna... chissà perché! )

Franz Bungaro alle 10:54 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Bella recensione. Bella anche la disamina sul Rinascimento del Dream Pop. Mi chiedo solo se noi, contemporanei dei contemporanei, non stiamo sopravallutando questo fenomeno musicale. Me lo chiedo io per primo, che da un pò di tempo sono passato dal considerare certe caratteristiche di certi gruppi (quelli citati più una marea di tanti altri) come "caratteristiche comuni" al "mi sembrano tutti uguali". Boh, probabilmente i posteri avranno la giusta sentenza. Ancora complimenti! Intanto approfondisco quest'album...

crisas (ha votato 5 questo disco) alle 11:18 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Se non leggo almeno una recensione su Storia della musica prima di andare a letto poi faccio sogni brutti.

TexasGin_82 alle 12:58 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Tutta questa sdolcinatezza e melensità finirà per farmi impazzire. Ma dove sono finiti gli uomini veri? Orpo di mille balene!

ozzy(d) alle 13:02 del 21 giugno 2012 ha scritto:

piu' che di "rinascimento" parlerei di "degrado" e dura pure da un po' di tempo.

target (ha votato 6,5 questo disco) alle 15:38 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Vabbeh, è indubbio che una scena nuova inglese in questi 2-3 anni si sia formata, e mi sembra che abbia un suo interesse. Personalmente dei nomi citati da Cas adoro solo i Wild Beasts, mentre Maccabees e Foals li gradisco qua e là. Gli altri fatico. Questi Zulu Winter, in effetti, come Cas descrive mirabilmente, sembrano mettere assieme (o matchare, come direbbe Dossena) tutti gli elementi che accomunano queste band, in particolare la tendenza a un sottotesto vagamente shoegaze, per il modo in cui le tastiere fanno risacca sui suoni delle chitarre e li trascinano come cose liquide, e assieme il ricorso a ritmiche belle geometriche. Tra il 9 di Cas e il 5 di Pitchfork, uscito giusto oggi e accompagnato da una recensione un po' cazzara, sto in mezzo. Ma aspetto di vedere se altri pezzi mi crescono alle altezze di "Words that I Wield" e "Let's move back to front" (non a caso, i momenti più sfacciatamente wildbeastsiani).

target (ha votato 6,5 questo disco) alle 15:46 del 21 giugno 2012 ha scritto:

Ah, due postille. La prima: i Suckers, pur essendo ammericani, in questo panorama entrano molto bene (e il primo disco, "Wild Smile", non escludo che gli Zulu Winter se lo siano ascoltati ben bene). La seconda: chissà perché, mi piace molto la copertina. Sa di sanatori alpini. (Ecco perché mi piace).

Ora dovrei essere a posto.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 21:58 del 21 giugno 2012 ha scritto:

disco di buonissima fattura, perché condensa in sé molte delle estetiche revivalistiche fiorite negli ultimi anni in terra d’albione. sì wild beasts (in certi effettaggi cristallini, nei pattern ritmici), e.e. e suckers (loro sono di ny...altro scenario imprescindibile per questo 2012) di prima maniera per la componente arty del sound; e altrettanto acuti i riferimenti al rinnovamento shoegaze e (prog)rock. detto questo, il mio voto è più contenuto rispetto a quello di Matteo: poiché il disco lo godo per una buona tratta, ma ad un certo punto va a perdere mordente (diciamo fino a “let’s move”). Ha brani eccelsi, eh (ché “we should be swimming”, “small piece” - l’apice? Il suo giro mi ronza perennemente in testa… perciò sì -, “ let’s move back to the front” è tra quanto di meglio ascoltato nel 2012), ma ha un suo limite in compattezza, nel calo dell’ultima parte, e nel non trovare quei 2-3 pezzi risolutori e capaci di elevare il disco dei a status di capolavoro. 7 (e mezzo, va a momenti), quindi; e Matteo, divergiamo nel giudizio, ok, ma hai scritto una recensione davvero completa, coraggiosa, e utile per fare il punto su un movimento, una scena, che su questi lidi apprezziamo in molti! chapeau

crisas (ha votato 5 questo disco) alle 0:47 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Perchè il mio voto è invalidato ?

crisas (ha votato 5 questo disco) alle 1:14 del 22 giugno 2012 ha scritto:

E' troppo lontano dal voto di Matteo Castello e quindi è da invalidare ? Poche ore dopo il mio giudizio lo hanno recensito su pitchfork, sito attendibilissimo, e hanno dato un bel 4,9 ! Complimenti per la censura e addio !

Filippo Maradei alle 1:29 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Te ne vai di già? E magari questa volta avevi ascoltato anche più di due canzoni e mezzo? Ah peccato, ce ne faremo una ragione. Consiglio la Valeriana per i brutti sogni, by the way. Bon voyage!

Ubik alle 8:45 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Pitchfork? Quelle diede 1.9 a Lateralus?

Franz Bungaro alle 10:05 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Già, macchia indelebile ed infamia senza appello. Quando si va dall'8,4 di Port of Morrow all'1,9 di Lateralus è fin troppo chiaro che qualcosa non funzioni da quelle parti. O forse i loro voti vanno letti al contrario?

Giuseppe Ienopoli alle 9:24 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Erborista Philiday ... cosa sono questi modi sgarbati!!?? ... ho ritrovato le discussioni sdm un po' appiattite e autoreferenziali ... una spruzzata di crisas non può che far bene ... cura anche le allergie da polline di fine stagione!

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 9:46 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Ho sempre pensato che la marcia in più di questo sito fosse la completa libertà di parola e di scambio di opinioni. Dove c'è confronto, c'è arricchimento! Ma se libertà di parola è un diritto di tutti, il farne un uso CORRETTO (e per corretto non intendo giusto, ché qui nessuno può dire cosa sia giusto o sbagliato, ma parlo piuttosto di correttezza verso gli altri) dovrebbe essere un dovere di tutti!

Giuseppe Ienopoli alle 10:58 del 22 giugno 2012 ha scritto:

... già ... il vero problema non è centrare il voto, mi pare che ognuno segua il proprio "gusto" miscelato ad una massiccia dose di "tifo partigiano" per un genere e/o per un artista ... e forse è anche giusto o almeno inevitabile ... servirebbero dei criteri di valutazione e la cosa non è facile ... in assenza ... sarebbe buona abitudine "motivare" il voto con un minimo di analisi che renderebbe meno "soggettivo" ma sempre opinabile il misero numeretto!

TexasGin_82 alle 11:03 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Crisas non so chi sia e non ho nessun interesse a difenderlo. Ma qualcuno può spiegare in cosa è stato SCORRETTO? A me è sembrato che abbia solo espresso il suo parere.

target (ha votato 6,5 questo disco) alle 11:41 del 22 giugno 2012 ha scritto:

Ti rispondo nel forum!

Qua lasciamo spazio all'inverno Zulu...

Filippo Maradei alle 11:54 del 22 giugno 2012 ha scritto:

La libertà di parola è un diritto di tutti, ma un piacere di pochi: nessuno vieta a Crisas di continuare a scrivere su questi lidi, aprire discussioni, intavolare scenate, perdersi nei suoi pensieri neri su bianco... ma qui parliamo di musica, soprattutto, e quando lo facciamo gradiremmo ogni tanto un minimo (proprio minimo) di serietà; è anche una questione di rispetto per chi passa tempo e interesse a scrivere qui dentro, che si vede ogni volta criticare sistematicamente una propria recensione e, sempre sistematicamente, abbassarne il voto senza neanche aver ascoltato l'album del caso almeno una volta per intero. Questo è mancare totalmente di rispetto. Ecco, in un sistema del tutto anarchico e per questo libero veramente da qualsivoglia condizionamento o linea redazionale come il nostro, ogni tanto bisogna ricordare che i dettami della buona convivenza e di un giusto utilizzo del sistema dei voti devono essere presi in considerazione, e che se anche una, due o tre volte può capitare che un utente faccia salire in classifica questo o quell'album per puro divertimento o fastidio, ciò non può costituire la norma. Evidentemente c'è chi non ha poi tanto piacere a dialogare e preferisce continuare a giocare con i votini per puro diletto. Ecco, noi siamo tutto quello che volete - cazzeggio, musica, riflessioni, tette - ma non un luna park.

Giuseppe Ienopoli alle 15:55 del 23 giugno 2012 ha scritto:

... sarà anche colpa dell'afa se qualcuno non riesce a godere dell'inverno zulu e poi fa sogni da peperonata calabrese! ... lo sfogo del caporedattore Maradei è comprensibile ma non condivisibile ... parlare seriamente dovrebbe essere la regola ... valida in ogni contesto di discussione ... ma aggiungerei che la musica è prodotta per essere ascoltata e riceverne emozioni e impulsi positivi personalizzati ... se questo avviene per qualcuno e non avviene per altri non c'è da preoccuparsi ... è normale ... non è sbagliato il disco ... è la diversità umana che fa la differenza di fruizione. Se un errore c'è, a mio avviso, è quello di voler recensire un disco con la scientificità dell'ingegniere nucleare, del medico in autopsia, dello spaccacapelli in otto ... per cui via a trovare somiglianze e affinità con altri 42 lavori precedenti ... volevi fare il furbo con il recensore ma io ti sputtano urbi et orbi! ... e poi via a dire cosa rappresenta o non rappresenta il disco malcapitato e altre amenità ... meno male che alla fine le recensioni passano e i dischi rimangono nel cuore e nella mente di chi li apprezza nonostante i critici musicali! ... siamo ospiti dell'inverno zulu e del recensore Matteo Cas che mi perdonerà se faccio un po' di taglia e incolla esemplificativo: " c'è innanzitutto una sofisticatezza arty che si palesa in una scrittura gonfia, in arrangiamenti ricchi e stratificati, in un gusto decorativo strutturante e mai fine a se stesso ... il culto del suono -da cui l'attenzione a produzioni curatissime- fa poi leva su quel “meta-shoegaze” di cui si parlava per Again Into Eyes: layers di chitarra trattati e deformati fino a divenire evanescenti, perennemente intrecciati con gli strati di tastiere e synth. E infine una costruzione ritmica cerebrale e math che non fa che irrobustire lo scheletro dei brani ... Key to My Hearth, brillante opening che si fa largo tra un nugolo di magnetismi sonori per prendere corpo in un exploit melodico a presa rapida, creando due piani intrecciati che si completano a vicenda: uno è quello melodico, quello dei ritornelli danzerecci e delle ritmiche geometriche; l'altro invece è quello delle scomposizioni tonali delle textures finissime e rarefatte che compongono il tappeto sonoro, veri sciami sberluccicanti complementari alla nitidezza degli elementi in primo piano. Il risultato è uno spettro sonoro ricchissimo e una scrittura con pochi eguali ... " il lettore è quantomeno perplesso e va alla ricerca disperata di ciò che vedono gli occhi del recensore ed è (w)INTERdetto ai suoi ... si deprime e via con la peperonata calabrese a go-go! ... poi viene la notte ... Filippo, un nostro comune amico francese ... certo François-Marie Arouet ... ebbe a dire in un sito musicale di Parigi ... "Non condivido le tue idee (n.d.r. i tuoi votini) ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle!" ... ed io con lui. Cordialmente.

Giuseppe Ienopoli alle 19:11 del 23 giugno 2012 ha scritto:

... la storia si ripete e con gli stessi protagonisti! ... dottor Pontini è la seconda volta che Lei tenta di scipparmi la tastiera, la prima volta successe il 27 agosto 2011 alle ore 11.41 ... ricordo che Lei scese in campo lancia in resta in difesa di Lady Lezabeth che saluto con affetto ... la cosa ci poteva stare e accettai il Suo consiglio disinteressato ma sgarbatello ... oggi comprendo meno il suo alt+stop con dirottamento di una discussione che può stare tranquillamente dove è, sia per forma che per sostanza ... voglio bene a "storia della musica" e se INTERvengo lo faccio per dare un contributo valido (?) e non per disturbare la circolazione dei pareri ... in tal senso Lei è un vero posto di blocco con tanto di logo a sbarre ... anche questa volta non ho problemi ad adeguarmi alla prescrizione del dottore ... non ho voglia di forum e approfitto dell'occasione per togliere una i di troppo all'ingegnere nucleare di prima. Con osservanza.

4AS (ha votato 7 questo disco) alle 16:03 del 25 giugno 2012 ha scritto:

Su Pitchfork vaneggiano (e non poco), fidarsi di storiadellamusica e di matteo castello è molto meglio. Il disco per me si aggiudica un 7,5, appetibile fin dai primi ascolti. Qui c'è l'appeal dei primi Coldplay filtrato dal sound possente dei Chapel Club. Molto meglio questa "nuova scena" che tutte queste reunion patetiche ed insopportabili (vedi Corgan e simili...)

Cas, autore, alle 18:58 del 25 giugno 2012 ha scritto:

"fidarsi di matteo castello è molto meglio"? ma va là, è un cialtrone quello lì!

scherzi a parte, grazie del complimento!

per gli altri: il mio voto è più che ponderato. credo che questo disco segni un punto di arrivo (e di partenza) di una scena intera. per sintesi, per raffinatezza, per completezza, per personalità di interpretazione. ora, i casi sono due: o non piace la scena e allora va be', oppure la vedo dura non rimanere almeno piacevolmente impressionati da questo album.

tramblogy alle 16:11 del 25 giugno 2012 ha scritto:

A Matteo piace l ultimo dei the drums?,....ora vado a vedere....

tramblogy alle 16:16 del 25 giugno 2012 ha scritto:

A Filippo si...azz...mi tocca fidarmi...

ozzy(d) alle 18:20 del 25 giugno 2012 ha scritto:

almeno di corgan e dei suoi primi dischi ci si ricorderà anche tra 20 anni, dei chapel club chi ne ha mai sentito parlare aldilà del circuito delle webzine?

Cas, autore, alle 19:02 del 25 giugno 2012 ha scritto:

se nessuno avesse creduto negli smashing pumpkins ai tempi del primo disco anche loro sarebbero finiti nel dimenticatoio, forse... stesso discorso per i chapel club (o per gli zulu winter): diamo tempo al tempo, cerchiamo dii valorzzare quello che sembra valido (questione di opinioni, certo) e si vedrà...

tramblogy alle 20:53 del 25 giugno 2012 ha scritto:

Ma dai...poverini...che crisi musicale...hahahhahahaha

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 10:01 del 2 luglio 2012 ha scritto:

Bel disco, ispirato e ben prodotto. Decisamente piacevole, qualitativamente e stilisticamente in linea con gli altri album "fratelli". I Wild Beasts, però, restano davvero irraggiungibili, alle mie orecchie. Non tanto per demeriti degli altri, ma per meriti loro. Qui la sostanza splende, lì BRUCIA!!!

La copertina è forse la più bella vista quest'anno. Fa molto Hopper o Crewdson (che è un po' dire la stessa cosa) e il fascino è totale...

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 18:16 del 2 luglio 2012 ha scritto:

"Qui la sostanza splende, lì BRUCIA!!!" gloria a Salvo ehehe! (sorry Matteo, era troppo forte la tentazione... )

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 16:06 del 26 ottobre 2012 ha scritto:

Si Wild beasts irragiungibili, ma anche altri hanno fatto meglio, quest'anno (nel genere ad esempio Maccabees, Toy, O. children e Fanfarlo). Un buon disco comunque. Splendida Let's move back to front.

Lazarus alle 17:48 del 26 ottobre 2012 ha scritto:

ma perché i cantanti di queste nuove indie band britanniche cantano tutti in questo modo come dire sciancato...mah da vomito proprio non li reggo

fabfabfab alle 19:04 del 26 ottobre 2012 ha scritto:

Ti quoto al 100%. Questa Sindrome di Thom Yorke si è diffusa come la lebbra, e per me è un limite...