R Recensione

5/10

Animal Collective

Water Curses (EP)

This thinking is stopped” diceva Kerouac in una sua poesia, rendendo con estrema efficacia la sensazione di quando l’ispirazione svanisce, di quando tutte le geniali idee e l’entusiasmo che possono per un attimo muovere la creatività scompaiono in un altrettanto breve istante. Ora, gli Animal Collective hanno illuminato gli anni 2000 con un mare di dirompente creatività, bisogna dirlo, una foga vitale di incontenibile espressività artistica non riconducibile soltanto ad una breve e fortunata illuminazione. Certo, con l’ultimo Strawberry Jam la cosa si era un tantino incrinata, ma il signor Panda Bear, complice della nascita del collettivo animale insieme ad Avey Tare, aveva rimediato licenziando lo splendido Person Pitch.

Con l’uscita dell’ultimo Water Curses, ep contenente quattro tracce provenienti dal periodo di lavorazione del precedente disco, i nostri riconfermano i dubbi che questo poteva aver suscitato in qualche ascoltatore, cioè che i nostri avessero esaurito (momentaneamente) il bagaglio di idee con cui avevano stravolto la canzone folk americana. Le trovate freak deliranti, gli inserti elettronici spumeggianti, le dilatazioni tribali e acide e la vitalità delle loro opere si perdono in queste quattro tracce, evidenziando un lavoro stanco e con ben pochi aspetti degni di nota.

Solo la prima traccia, Water Curses, ripropone quel caos genuino che caratterizzava lavori come Sung Tongs o Feels, quella gioia strabordante e spensierata che animava i paesaggi deliranti dipinti dal gruppo. A questa cantilena freak segue la dilatazione pressoché immobile di Street Flash, contenitore vuoto di cose già fatte e lidi già esplorati, un susseguirsi di effetti elettronici minimali sopra un incedere lento ed annoiato, che non riesce a sfruttare come si deve l’esplosione “rumorista” (rispetto ai toni dominanti del brano) posta a pochi minuti dalla conclusione. Lo stesso discorso vale per Cobwebs, altro esempio di anestesia musicale, che comunque riesce a coinvolgere maggiormente rispetto al brano precedente, anche solo per la minore durata. Si chiude con le vagheggianti note di piano immerse in nebulose ambientali neanche troppo gonfie di Seal Eyeing, per arrivare ad un tratto alla definitiva fine dell’album.

Poco è accaduto durante l’ascolto, il fecondo incontro tra avanguardia, sperimentazione e freak folk non è riuscito ad innescare le sue solite reazioni. Un insuccesso, insomma. Niente di grave in ogni caso, o almeno niente che l’ottima discografia degli Animal Collective non riesca a farsi perdonare.

V Voti

Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 2 voti.
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rubens 8/10

C Commenti

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TheManMachine alle 23:36 del 10 settembre 2008 ha scritto:

Peccato se è tutto come tu dici, Matteo, visto che "Strawberry Jam" era stato un album di incontenibile e contagiosa vitalità espressiva. Sull'aggettivo "splendido" che spendi per "Person Pitch" ho invece delle riserve: troppa la voglia di stupire con esercizi di calligrafia musicale. Però le tue recensioni invogliano ad ascoltare i dischi anche quando non ne dai un giudizio positivo.

rubens (ha votato 8 questo disco) alle 11:07 del 15 settembre 2008 ha scritto:

L'altra campana ...

Personalmente ho una visione di questo disco diametralmente opposta: soprattutto Water Curses, pezzo forte dell'ep, è la quadratura del cerchio avant pop degli animali oltre che uno dei miei preferiti per l'anno in corso. Basterebbe solo quello, ma anche gli altri pezzi li ho trovati notevoli. Io non credo che gli Animal Collective siano in stanca creativa, al contrario credo che con Strawberry Jam e questo Water Curses stiano portando definitivamente a compimento il loro stile.