R Recensione

8/10

Yeasayer

All Hour Cymbals

Sarà sicuramente considerato un anno di sorprese, il 2007, nonché un anno di promettenti debutti.

Tra questi è sicuramente da nominare quello di All Hour Cymbals, affascinante opera prima dei New-Yorkesi Yeasayer.

Si tratta di un lavoro che racchiude in sé tutte quelle caratteristiche che fanno di un disco un ottimo disco: buona conoscenza del passato, creatività, originalità, fantasia, abilità strumentale, ambizione, coerenza e solidità.

Il punto di riferimento, a livello musicale, sono i soliti anni ’80, ma questa volta non quelli dei Joy Division o dei Cure: le citazioni sono per lo più da attribuire a quel bell’esperimento ritmico-elettronico che è Remain In Light, frutto della collaborazione tra Eno e i Talking Heads.

L’ideologia abbracciata sembra essere invece quella della nuova generazione di freak e neo-hippie (Animal Collective, Panda Bear), che affonda le sue radici, volente o nolente, negli anni ’60.

Unendo queste due caratteristiche si ottiene dunque il sound degli Yeasayer: un pop-folk dalle profumatissime tinte etniche e world e dalle ambizioni avant. Il tutto arricchito da un melodismo fatto di cori alla Beach Boys immersi in ritmiche tipicamente synth pop.

Di questo abbiamo subito un assaggio con la prima traccia: Sunrise.

Ritmica tribale, effetti elettronici diffusi e strumentazione variopinta offrono un’ottima prima impressione, anche se ancora molto in bilico tra una vena naif e un aspetto etno ancora in embrione.

La prima conferma giunge però con Wait For The Summer, dominato dalle voci sempre unite in coro, dal suono vivace dei sonagli e dagli accordi degli strumenti a corde africaneggianti. E poi, tutto d’un tratto, l’atmosfera cambia radicalmente facendosi piacevolmente malinconica e sospirante, per venire infine ricondotta dal flusso vocale al tema di partenza.

A chiudere il trittico iniziale arriva 2080, pezzo mistico e fascinoso, che gioca sull’alternarsi del coro di voci in falsetto alla tonalità e alla cadenza decisamente pop del vocalist, mentre l’uso dell’elettronica riveste il tutto con eleganza, disegnando impercettibili atmosfere esotiche e profumate.

Germs ci trasporta in pieno medio oriente, con la sua sensualità calda e avvolgente, le sue percussioni tribali e la chitarra elettrica perfettamente mimetizzata; una sensualità a volte cupa, ma mai pesante, anzi sempre rilassata e fluente, di chiara derivazione lisergica.

Dopo il breve intermezzo ambientale di Ah, Weir, troviamo la lenta e spirituale No Need To Worry, dominata in un primo momento dalle sole voci, e poi colorata dall’abilità polistrumentista degli Yeasayer, capaci di aggiungere al lento incedere del piano ogni tipo di trovata esotica. La chiusura è affidata poi ad un ottimo rock chitarristico che riesce a non stonare, ma anzi a rendere davvero completo ogni pezzo dell’album grazie ad un tecnicismo per nulla scontato.

Il capolavoro dell’album è però Forgiveness, dove si ha il massimo risultato nella perizia dell’accostamento tra l’elettronica di Brian Eno, la melodia hippie da spiaggia e le tradizioni musicali dei paesi più svariati. Il risultato è un pezzo mistico, delicato, poetico, arcano, bello.

Solido e compatto. Senza una sbavatura.

Le tre W successive (Wintertime, Waves e Worms) forniscono altre deliziose varianti di questo avant-pop etnico, dipingendo una nuova serie di suggestioni dall’intensa delicatezza e sensibilità… E dalla dirompente fantasia, forse uno degli elementi che maggiormente fanno apprezzare questo All Hour Cymbals.

Red Cave, con la sua immediata semplicità alla Thee & Stranded Horse, ci da l’ultima mazzata, con il suo andamento mantrico e orientaleggiante capace di sposarsi a perfezione con il canto tribale africano. Un lungo e progressivo crescendo, fatto di arpeggi intrecciati di chitarra e di percussioni tradizionali, che non ci permette mai di distogliere l’attenzione, avviluppandoci nel suo coinvolgente e commovente svilupparsi.

Insomma un lavoro da assaporare e da assorbire.

Un lavoro che ci fa sentire in piacevole comunione con tutto il mondo e tutti i suoi suoni.

Bella la globalizzazione secondo gli Yeasayer!

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 13 voti.
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REBBY 7/10
george 10/10
lev 8/10

C Commenti

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gerogerigegege (ha votato 6 questo disco) alle 19:27 del 15 gennaio 2008 ha scritto:

boh?

per quanto ci abbia provato, non riesco ad assorbirlo...per il momento l'incontro tra Africa e indie mi lascia un pò freddo.

Lo stesso dicasi per i Mahjongg.

fabfabfab (ha votato 10 questo disco) alle 14:18 del 7 giugno 2008 ha scritto:

2007

Debutto dell'anno. Indefinibili. Proviamoci: è un po' come se gli Akron/family e gli Animal Collective la smettessero di bere e drogarsi e andassero a suonare in una festa hippy insieme a un gruppo pop anni '80. Capito? Diciamo che sembrano un gruppo folk-rock tradizionale. Di Marte. Tappeti di percussioni, chitarre dilatate, handclapping (è l'anno dell'handclapping). Poi fermano tutto, cantano in coro e mettono i brividi.

george (ha votato 10 questo disco) alle 15:35 del 24 gennaio 2009 ha scritto:

già

a conferma di quanto scritto qui sotto provate a guardare i filmati sul sito della blogoteque

lev (ha votato 8 questo disco) alle 11:38 del 5 gennaio 2010 ha scritto:

c'ho messo un pò a metabolizzarlo, ma direi che ne è valsa la pena!

Ivor the engine driver alle 15:19 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

ma qualcuno ha sentito l'ultimo? Sto cercando di dargli una seconda chance, ma per ora è terribile, plastica su plastica su plastica= plastica al cubo.

target alle 15:30 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

Minchia, ivor, è la seconda volta in un giorno che siamo d'accordo: mi devo preoccupare? C'è qualche bel pezzo anche nel nuovo, eh, ma per lo più dimostra che le cose vintage plasticose non vengono bene a tutti (mica sono 'glo-fi' loro )...

fabfabfab (ha votato 10 questo disco) alle 15:31 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

RE:

Secondo me mica l'avete ascoltato tanto bene ...

Ivor the engine driver alle 15:35 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

io mi preoccuperei target....a proposito di glo-fi sto rivalutando i Memory Tapes, che però non c'entrano na mazza con Neon Indian, Gary War e sticazzi. I Gary War mi han fatto cacare, o meglio non ne ho proprio capito il senso, nell'immediato e in proiezione futura. Cioè fra tre anni un divertissement come quello lo risentiresti? Mah. @codias: difatti sto cercando di vedere oltre la nebbia di plastica, perchè sto disco era proprio caruccio.

target alle 15:42 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

Se fabio dice che va riascoltato, farò. Finora sono arrivato fino alla fine 3 volte e l'opinione è questa (bruttina, cioè)... Di Gary War ho ascoltato cose sparse senza ordine: molto, in effetti, sa di pugnette sopra il synth, ma ci sono pezzi fiki assai. Un po' come Ducktails, secondo me. Avrà senso se si darà una regolata (rimanendo però sregolato).

Emiliano alle 20:14 del 7 febbraio 2010 ha scritto:

Riascoltato di recente (ad esempio ora). Bel lavoro, la voce ogni tanto mi ricorda qualcosa di Patton (opener), ma forse sono io che sto andando definitivamente.

J.J.FOX (ha votato 2 questo disco) alle 21:50 del 17 dicembre 2010 ha scritto:

Ragazzi mio nipote di 4 anni con il tastierino Bontempi fa cose migliori... Bleah