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R Recensione

8/10

The National

Boxer

Arrivati al quarto album, i National non deludono le aspettative e confermano le vette compositive raggiunte col precedente, splendido, "Alligator"; a differenza dei concittadini Interpol o di qualsiasi altro gruppo "pilotato" dalla stampa specializzata, il quintetto americano ha saputo costruirsi lentamente un discreto e meritatissimo seguito, grazie anche a grandi performance dal vivo.

Le caratteristiche della band sono sempre le stesse, come conferma l'opener "Fake Empire": voce baritonale e sofferente, accordi di pianoforte in minore che creano un atmosfera notturna e malinconica. Rispetto al passato però il tutto è molto più compatto, soprattutto grazie al batterista Bryan Devendorf, forse il vero protagonista di questo disco: è lui uno dei punti di forza del gruppo, riuscendo a trasformare persino i pezzi più convenzionali (ad esempio "Squalor Victoria" o "Apartment Story") rendendoli interessanti e convincenti, come dimostrato anche dal vivo in occasione delle date italiane del precedente tour.

In "Mistaken For Strangers" sembra quasi di ascoltare gli Editors o uno dei tantissimi gruppi new waveinglesi, se il cantato sofferto e i dissonanti riff di chitarra non portassero la canzone ad un livello superiore; "Brainy" - una delle migliori canzoni indie-pop ascoltate quest'anno - affronta nel testo i consueti demoni del cantante Matt Berninger (alcool, notti insonni, amori finiti e rimpianti), in contrasto con la melodia semplice ma d'effetto.

La ballata "Green Gloves", davvero emozionante, è forse la traccia più riuscita dell'opera: un racconto sulla solitudine e sull'immedesimazione nelle persone amate che non lascia scampo all'ascoltatore e che dimostra quanto il gruppo sia maturato dagli esordi, qui ricordati con la rielaborazione di "29 years" che appare, del tutto stravolta, con il titolo di "Slow Show", buon esempio dello struggente romanticismo di Berninger ("You know I dreamed about you / for twenty-nine years before I saw you").

Nella seconda parte, inevitabilmente, l'album paga una leggera flessione, anche se la qualità si mantiene alta: le chitarre sono protagoniste assolute della dolce "Start a War" e di "Guest Room", che riprende a livello compositivo e lirico le suggestioni di quella "Secret Meeting" che resta - ad oggi - il capolavoro del gruppo.

Nel finale c'è spazio per una comparsata dell'onnipresente Sufjan Stevens, al piano nell'incalzante "Ada", ennesima riflessione sulla vita di coppia e sull'incomunicabilità; la conclusiva "Gospel", racconto di una nottata estiva in città, si fa apprezzare per l'arrangiamento intelligente e non invadente, che richiama alla mente, oltre che la solita tradizone cantautorale americana, anche gli U2 (che pagherebbero oro pur di scrivere una canzone così, di questi tempi). Considerato nel complesso quindi questo "Boxer" è senz'altro un album eccellente che, seppur discontinuo nella seconda parte della scaletta, si spera faccia ottenere finalmente al gruppo tutti i successi che meriterebbe.

C Commenti

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Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 13:13 del 29 maggio 2007 ha scritto:

avete sentito guest room?

fdrulovic (ha votato 9 questo disco) alle 18:40 del 29 maggio 2007 ha scritto:

veramente bello

Sarà che li ho visti dal vivo e mi hanno impressionato.Sarà che gli Interpol non mi hanno mai convinto.Questo disco mi piace un bel po'E guest room è fantastica

Nadine Otto (ha votato 9 questo disco) alle 0:23 del 30 maggio 2007 ha scritto:

I romantici non muoiono mai

Complimenti per la recensione. Inquadrato veramente bene il disco! Anche se gli avrei dato 4 stelle e mezzo! A me fanno impazzire anche "Green Gloves", "Fake Empire", "Ada" e "Slow Show", allora già quasi mezzo album...

Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 1:10 del primo giugno 2007 ha scritto:

Non ho capito questa cosa degli Interpol...

fdrulovic (ha votato 9 questo disco) alle 0:33 del 4 giugno 2007 ha scritto:

The National vs Interpol

Vengono tutti e due da New York e le loro sonorità si assomigliano e a tratti si sovrappongono (ascolta per esempio "Mistakene for starngers").anche la voce e lo stile del canto sono simili.Ma Gli Interpol sono stati "pompati" e osannati dalla critica sin da subito.The National sono arrivati al quarto album e devono guadagnarsi la pagnotta

Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 2:48 del 4 giugno 2007 ha scritto:

ad un ascolto attento ci si dovrebbe accorgere che le loro sonorità non si assomigliano così tanto e neanche la voce di matt berninger è troppo simile a quella di paul banks, che mi fa pensare a quella di un leonard cohen posseduto da nick cave (così come non vedo questa imitazione pedissequa dei joy division da parte degli interpol)...poi ci sono gruppi che vengono "pompati" però sono bravi, proprio come gli interpol (almeno secondo me)

lode ad entrambi

teocapo alle 19:28 del 4 marzo 2014 ha scritto:

d'accordo, su tutto.

Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 2:51 del 4 giugno 2007 ha scritto:

ovviamente matt berninger mi fa pensare a quei paragoni, non paul banks, nel mio commento precedente non è stato spiegato correttamente...

target (ha votato 9 questo disco) alle 13:16 del 3 luglio 2007 ha scritto:

Discone. Gli Interpol possono sentirsi solo in "Mistaken for strangers" e "Apartment story". Gli Interpol non hanno il piano dei National: ed è una grossa differenza. E forse Banks si sente anche nello stile della scrittura: poetica, surreale e sfilacciata. Per il resto siamo più verso il Nick Cave di metà anni novanta, allo stesso tempo romantico e cupo, sentimentale e cinico. "Brainy" la mia preferita.

dagenham dave (ha votato 9 questo disco) alle 11:56 del 12 luglio 2007 ha scritto:

bello

che sorpresa questo disco!! mi è piaciuto tanto ed è anche merito tuo (ottima recensione) e dei commenti di tutti perchè "alligator" a me non aveva affatto convinto. Però corro in fretta ad riascoltarlo..

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 19:10 del 18 luglio 2007 ha scritto:

l'ho sentito poco ma mi è sembrato un ottimo disco. C'è da dire che io sono stufo di questo cazzo di "The" davanti al nome. Per anni ho volutamente ignorato questo gruppo per il solo fatto che aveva il "the", cioè non è che non ascolto gruppi col the ma davvero ogni volta che mi trovo davanti a un "the" mi scatta quasi inconsciamente una molla psicologica che mi suggerisce di lasciar perdere. Atteggiamento sbagliatissimo, sia chiaro. Che infatti coi pregiudizi è andata a finire che scopro un buon gruppo solo al quarto disco. Però davvero che cazzo facciamo una petizione per vietare il "The" dalla musica rock

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 17:00 del 23 agosto 2007 ha scritto:

E' un ottimo disco, nulla da dire, ma...

...non vi pare che Mirrored dei Battles meriti decisamente qualcosina in più? Senza niente togliere ai fantastici National

rain (ha votato 9 questo disco) alle 10:17 del 22 settembre 2007 ha scritto:

un bellissimo disco,di gran lunga migliore del precedente alligator

Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 11:05 del 8 ottobre 2007 ha scritto:

posso dire che a distanza di tempo

il disco è cresciuto e continua a crescere in maniera eccezionale? Per me questo sfiora il capolavoro. E in ogni caso sarà nella top five di fine anno.

target (ha votato 9 questo disco) alle 15:43 del 9 ottobre 2007 ha scritto:

D'accordo con te, peasy

Me le suono e me le canto ogni giorno alla chitarra: le linee vocali, anche se a tutta prima non sembra, sono davvero geniali. Top 5 assicurata. Cazzo, tra l'altro siamo già in ottobre...

simone coacci (ha votato 8 questo disco) alle 18:22 del 13 novembre 2007 ha scritto:

No, questi mi piacciono sul serio. Il disco è diviso in due ma non per questo composito e disomogeneo: da un lato c'è un mood ombroso che guarda a certa dark wave, è vero, con le epilessi di cassa e rullante (il batterista è proprio bravo)e quant'altro, dall'altro un country pop da camera elegantissimo e struggente. Testi da soap opera intellettuale, canzoni di valore indiscutibile (Guest Room, Green Gloves, Ada, Brainy). Riguardo al dibattito Interpol vs National direi che è un po'fuori fuoco. Questi meno si avvicinano a quei palloncini sgonfiati e meglio è. Ah fra l'altro mi da l'impressione che il cantante dei Baustelle se lo sia ascoltato per benino 'sto Berninger.

Miro (ha votato 8 questo disco) alle 13:05 del 21 novembre 2007 ha scritto:

Sicuramente uno dei migliori del 2007

Sembra di sentire Leonard Cohen con i Joy Division reinventati per il 2007.

Veramente bello. Consiglio a tutti.

massimopi (ha votato 10 questo disco) alle 11:37 del 25 novembre 2007 ha scritto:

stupendo

il miglior disco dell'anno..

Hexenductionhour (ha votato 8 questo disco) alle 21:06 del 24 luglio 2008 ha scritto:

Come al solito leggo i commenti sono sempre gli stessi, simili a:--> hanno ripreso da:--> e cose del genere, come al solito oggi basta sentire un cantante che canta con una voce baritonale per paragonare immediatamente il gruppo a Editors, Interpol per non dire Joy Division, come al soltito è facile fare paragoni in modo affrettato, invece secondo me come ho detto anche dei Tv on the radio e lo stesso vale per loro, i National sono un gruppo che può essere considerato unico nel suo genere, è facile dire il cantato somiglia a quello di Leonard Cohen lo stile della batteria a quello di un qualche gruppo New wave (Bauhaus per dirne uno) e il suono della chitarra a qualche altro gruppo ancora, ma se si osserva nel complesso, il gruppo risulta essere unico proprio per tutti questi fattori, per cui io dico solamente che i National sono davvero un grande gruppo con un grande cantante come difficilmente se ne trovano in questi ultimi tempi (anni), e come ha detto qualcun'altro (massimomopi n.d.) questo assieme a quello dei Tv on the radio (e forse un'altro paio al massimo) è uno dei migliori album del 2007.

Luca Morello (ha votato 10 questo disco) alle 12:57 del 25 luglio 2008 ha scritto:

RE:

guarda che return to the cookie mountain è uscito nel 2006!

Hexenductionhour (ha votato 8 questo disco) alle 17:13 del 25 luglio 2008 ha scritto:

Si, scusatemi, l'album dei Tv on the Radio è uscito l'anno precedente, cmq può essere considerato uno dei capolavori del 2006 così come quello dei National è uno dei capolavori del 2007.

Miro (ha votato 8 questo disco) alle 10:52 del 30 luglio 2008 ha scritto:

Il mio commento non voleva certo sminuire la bravura di questo gruppo, che ha fatto un ottimo disco, ma i paragoni sono normali nel mondo della musica perchè dietro a loro c'è una storia lunga lunga. Ogni cantante o gruppo che sia prende spunto da qualche genere o una qualsiasi cosa musicale gia esistita quindi è normale trovare tracce di passato nei gruppi recenti , tutto qua. Nessuno vuole sminuire il gruppo.

Hexenductionhour (ha votato 8 questo disco) alle 17:57 del 30 luglio 2008 ha scritto:

In effetti è così purtroppo, anche se scoccia che un gruppo venga sempre paragonato ad altri perchè vuol dire che non ha inventato nulla di nuovo, in tutta la storia della musica sono pochi i gruppi innovativi che hanno lasciato il segno vedi---->Pere Ubu,Captain Beefheart,Velvet Underground,Joy Division,Bauhaus ecc. ecc.,quando si parla di qusti gruppi è difficile trovarne un termine di paragone perchè sono stati veramente innovativi per la loro epoca.

Utente non più registrato alle 22:11 del 6 dicembre 2009 ha scritto:

Anche io all'inizio, quando uscì l'album, avevo sentito una certa discontinuità tra la prima e la seconda parte, poi però col tempo mi sono innamorata della voce di Berninger e delle sue liriche di decadenza metropolitana e ho approfondito di molto l'ascolto del disco (e del gruppo). A furia di affinare ho notato che il disco non cede ed anzi è molto omogeneo, la seconda parte è forse più intima della prima dove ritroviamo i singoloni da heavy rotation (Mistaken for strangers, Apartament Story) ma non più debole. Racing like a pro l'ho rivalutata tantissimo e questa è circondata da altri due brani consistenti come Guest Room e Ada soprattutto. Un album che matura col tempo questo Boxer.

Gli Editors sinceramente non li sento, gli Interpol di più e cmq sostengo che bisogna tenerselo stretto questo gruppo che da Sad songs for dirty lovers (a proposito, non è recensito in queste lande?) sta crescendo. A forza di vedere gruppi che si bruciano al primo disco meglio starci attenti a musicisti così.

Harlan1985 (ha votato 9 questo disco) alle 10:44 del 22 maggio 2010 ha scritto:

Amore al primo ascolto

L'ho scoperto solo recentemente, e mi ha folgorato. Questo disco è un'incredibile collana di perle.

4AS (ha votato 9 questo disco) alle 11:59 del 22 maggio 2010 ha scritto:

Il disco è un susseguirsi di canzoni malinconiche, emozionanti (ascoltare la splendida "Slow Show" per credere) nelle quali il batterista è uno dei protagonisti in quanto scandisce i tempi in maniera impeccabile. Sono il perfetto equilibrio tra il revival dark wave e il pop orchestrale dei Tindersticks.

folktronic (ha votato 8 questo disco) alle 17:35 del 13 novembre 2010 ha scritto:

gran disco....

Jokerman (ha votato 9 questo disco) alle 21:56 del 22 novembre 2010 ha scritto:

Slow Show.

Uno dei pilastri musicali dello scorso decennio.

Album bellissimo.

alekk alle 11:16 del 18 settembre 2014 ha scritto:

Uno degli apici dei 2000. Fake Empire,Mistaken for Strangers,Ada,Slow show,Green gloves e Racing like a pro sono gemme che brillano di intensità profondità ed emozione