R Recensione

3/10

Pete Doherty

Grace-Wastelands

È da quando ho iniziato a interessarmi di musica che sogno il momento in cui poter sbeffeggiare in maniera definitiva e totale quel gran fregnaccione di Pete Doherty. Ricordo come se fosse ieri il boom che fece il primo disco dei Libertines, sulla scia di quello che all’epoca venne denominato “new rock” (comprendendo i vari White Stripes, Strokes, BRMC, Vines, e via dicendo) e che con gli anni è stato più praticamente suddiviso in filoni più marcati come il cosiddetto “revival wave” e un indie più marcatamente brit, più pastoso, giovane e NME-style.

I Libertines sono stati ovviamente i capostipiti per eccellenza di questo secondo nefasto filone, il quale comunque nonostante tutto non è propriamente da buttar via, avendo sfornato alcuni dischi pop-rock freschi e simpatici (penso agli esordi di Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Maximo Park, Fratellis e altri). Filone che però si mostra immancabilmente incapace di uscire dai canovacci del “one album and no more” perché se il “second” arriva puzza immancabilmente di sterco ammuffito.

I Libertines lo dicevamo, sono i maestri di questo canovaccio, diventando un punto di riferimento imprescindibile per una miriade di gruppetti aspiranti allo status di “next big thing” e per una generazione desiderosa di miti generazionali propri, in grado di incarnare icone del passato come Sid Vicious, Jim Morrison e compagnia bella. Se i Libertines rappresentano quindi l’aspetto più estetico e vuoto di un moto più o meno genuino di rinascita rock Pete Doherty è a sua volta la parte più luccicante, estetica e vuota all’interno dei Libertines. La rockstar inglese è probabilmente l’icona giovanile per eccellenza del mondo indie più commerciale (che costituisce ovviamente la maggioranza del pubblico “alternative”) di questo decennio. Dove va lui i locali fanno tutti sold out. E poco importa se poi il concerto, la musica o l’esibizione garantiscano standard qualitativi degni di nota. L’importante è che Pete Doherty ci sia. E che possibilmente succeda qualcosa di anomalo.

Quello che stava con Kate Moss, quello che è perennemente sbronzo e drogato, quello che ai tempi dei primi Libertines ha comunque dimostrato di avere talento. Se poi ci scappa una scazzottata tanto meglio. Poco importa il contenuto musicale. È l’evento in sé, l’immagine, il simbolo quello che conta. È il poter dire “oh la sala era strapiena di coglioncelli snob e ragazzine urlanti e quel pirla è arrivato ed è riuscito a fare solo tre pezzi prima di crollare. Ahahahah, sì davvero! Io c’ero solo per vedere cosa faceva, sai com’è…

Già sai com’è…

Questo è il problema: Pete Doherty rappresenta tutto quello che odio in questa società, in questo mondo e nella musica di plastica che ottiene successo. A livello sociale è la perfetta rappresentazione di un oggetto-merce che pur essendo totalmente inutile e scadente ottiene successo per il solo fatto di apparire in una certa maniera. A livello musicale è la proiezione di una massa di esseri disgustosamente ignoranti che credono di essere fichi facendo gli alternativi perché portano i vestitini a righe e leggono Nme. Quella fastidiosa gente che crede di essere più “adulta” musicalmente e di saper distinguere la musica di plastica perché conosce e ascolta i Libertines e Pete Doherty quando poi magari non ha mai sentito nominare i Sonic Youth e non saprebbe distinguere una chitarra da un basso.

Pete Doherty è estetica pura, una piattola amorfa scevra di ogni contenuto minimamente musicale o artistico. Il poco talento che aveva l’ha esaurito negli esordi o è stato completamente debellato dal suo stile di vita plurisregolato. La cosa più triste è che ciònonostante trova attenzione mediatica, i suoi dischi vendono, e le masse giovanili lo ergono a modello e mito. Pensando magari di aver di fronte un vero erede del nichilismo punk, ma avendo in verità dinnanzi nient’altro che uno scadente ubriacone vestito con i lustrini e le etichette fiche.

A testimonianza della sua scarsità di talento è stato il percorso degli altri ex-Libertines, usciti fuori con il buon riscontro dei Dirty Pretty Things, evidenziando di fatto dove stessero davvero le qualità musicali nel nucleo originario. Doherty invece si è lanciato nel progetto Babyshambles fatto di dischi davvero mediocri come Down in albion e Shotter’s nation.

Grace-Wastelands è il primo capitolo ufficiale della carriera solista di Doherty. Non cambia poi molto dai Babyshambles in realtà, quindi si può anche definire l’ultima imbarazzante prova di un artista fallimentare. Il disco è un cumulo di brani insipidi e mosci che fanno cadere le braccia (e non solo quelle) già al primo ascolto. Prendete le insipide 1939 Returning e Lady don't fall backwards, ballate romantico-nostalgiche buone per un circolo di vecchiette stagionate. Prendete A little death around the eyes, tutta squallidamente poggiata su una sere di arrangiamenti dotti che paiono usciti da uno dei primi film di James Bond. E cosa dire dello swing di Sweet by and by? C’è da augurarsi che sia solo un omaggio scherzoso piuttosto che un serio tentativo di lanciarsi nel jazz con piano vaudeville e atmosfere da New Orleans anni ’30 in un nuovo ruolo alla “songwriter colto e poliedrico”. E sì che ci prova Doherty a fare il tipo fico che ama spaziare tra i generi, e in parte ci riesce anche. Peccato che quando prova a scimmiottare Syd Barrett (Arcady) travestendosi da menestrello folk sbilenco e spartano non riesca a non suonare imbarazzante e un po’ penoso.

Qualche livello di sufficienza però lo raggiunge ogni tanto Pete, pur non toccando picchi celestiali: Salome è una folk-song apprezzabile per lo sforzo di sincerità che emerge nel tono e nelle variazioni chitarristiche, non particolarmente virtuose ma efficaci. Più o meno la stessa ricetta di Palace of bone, in cui si varia tra country e blues in maniera addirittura graziosa, tra viscidume e sporcizia davvero reali (perché musicali) ed effetti low-fi finemente grattugiati.

Ma sono gocce nel deserto che comunque superano di poco la sufficienza, appena confermate in questo da un’altra manciata di brani più ritmati e vari (I am the rain, New love grows on trees) che però si perdono in un mare di mediocrità. È la povertà il sentimento prevalente che emerge da brani come Sheepskin tearaway (moscissimo duetto con Dot Allison), Broken love story e Last of the English roses: povertà di idee, costante impressione di aver scopiazzato qua e là con scarsissimo successo, pastiche sonoro privo di una qualsiasi direzione artistica.

Un calderone insipido che vi faranno passare per un raffinato piatto esotico, pronti a fregare ancora una volta gli allocchi. Niente di nuovo sotto il sole insomma… Per questo qui si lancia apertamente una crociata contro Doherty. En garde!

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ThirdEye 2,5/10
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C Commenti

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fabfabfab alle 9:49 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Non conosco il disco, e conosco poco il personaggio (a parte il primo disco dei Libertines), quindi non posso dare alcun giudizio. La recensione è spassosa e interessante, le considerazioni che fai sono condivisibili. Il problema è che le stesse considerazioni potrebbero essere fatte per Sid Vicious (perchè diciamoci la verità, come musicista non è che fosse superiore a questo qui) o per tutti quelli che hanno tratto vantaggio dal loro "essere personaggi". Che poi alcuni avessero delle qualità (Morrison, Cobain ...) e altri no (Vicious e vai altri babbei ...) è in parte un fatto oggettivo e in parte una questone di gusti... O no?

ozzy(d) (ha votato 1 questo disco) alle 10:19 del 5 aprile 2009 ha scritto:

uno dei piu' grandi bluff di questo decennio....

otherdaysothereyes alle 10:32 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Lui è uno di quei cazzoni insopportabili come dite. Questo non ho avuto ancora il tempo (o coraggio?)di ascoltarlo, i libertines non erano male, i babyshambles però erano già penosi, non oso immaginare questo suo disco solista...

Il paragone con Vicious calza. Quantomeno però i Sex Pistols avevano Rotten che mostrerà più marcatamente il suo spessore artistico con i PIL.

fabfabfab alle 10:52 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Vicious

Vero, quindi peggio ancora, visto che sulle magliette dei ragazzini c'è la faccia di Vicious. E' il solito fascino del rocker maledetto, pazzo e drogato. Che poi sia un demente poco importa.

Peasyfloyd, autore, alle 11:13 del 5 aprile 2009 ha scritto:

giustissimo fabio

hai perfettamente ragione su vicious. In effetti sid è l'esempio più calzante di altro "mito generazionale" completamente svuotato di contenuti, uno diventato tale più per capigliatura, giacca jeans e vita sregolata che per l'aspetto musicale. In effetti oggi come ieri la storia ci regala dei grandi bluff musicali, personaggi buoni più per le copertine che per lo stereo. Poi certo i sex pistols per quanto mi riguarda erano cmq di un altro spessore e importanza, ma è un altro discorso

Dige alle 12:03 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Non ho ancora sentito il disco.Però vorrei difendere almeno i Libertines di Up the Bracket,che sfornavano un buon indie rock in salsa brit.Sono d'accordo,niente di che rispetto a mostri sacri come Jesus and Mary Chain,Pavement,belle e sebastian ecc.,ma un album che ho apprezzato molto e che è stato utile per la nascita di Maximo Park,Fran Ferdinand,Mogway e compagnia.

Il Pete ormai vive del personaggio che si è creato,su questo sono d'accordo,ma non dimentichiamoci come è già stato detto che pure gente come Sid Vicious era tale e quale o quasi.

Certo,per conoscere davvero la musica indie rock degli ultimi vent'anni non puoi fermarti a doherty,e iniziare da Pixies,Sonic youth(che personalmente non apprezzo più di tanto) ecc,ma si può ascoltare anche roba più leggera.Purtroppo ora c'è la moda dell'alternativo,che ci vuoi fà??

fabfabfab alle 18:36 del 5 aprile 2009 ha scritto:

RE: Mogwai?

Beh, dai. Quando è uscito "Up the Bracket" i Mogwai avevano già quattro dischi (e un bel seguito) sul groppone. E fanno musica che non c'entra nulla con Libertines, Maximo Park e Franz Ferdinand, oltretutto.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 22:37 del 5 aprile 2009 ha scritto:

Il mondo è pieno di stronzi, impegnati nelle più

svariate professioni, e Doherty certamente è uno di questi. Quando ero giovane io c'era appunto

Vicious (non era l'unico eh), il quale però non

sapeva suonare e tanto meno scrivere canzoni. Egli

mi stava così tanto sulle palle che Never mind the bollocks l'ho comprato solo dopo aver apprezzato i primi due PIL. Tornando a Doherty il

personaggio è sicuramente antipatico ed indifendibile. Condivido "l'intento etico" di Peasy. Ma per quanto riguarda il musicista non sono d'accordo. Tra i giovani muscisti rock brit

per me, al contrario, è uno di quelli dotati di maggior talento (per fare un paragone in ambito

calcistico una specie di Cassano ... chissa magari

c'è speranza). Non bisogna essere necessariamente

dei giovani col cervello in fondo ai piedi per

apprezzare la sua musica. Mia moglie ad esempio ha

46 anni, non è mai stata alternativa, non legge

NME, non ha i vestitini a righe e non è ignorante,

eppure ascolta ancora oggi Shotter's Nation, magari dopo Daydream nation. E così pure il mio

amico Paolo e potrei andare avanti. Come al solito è una questione di gusti. Se non piace il genere è comprensibile che non piacciano i suoi dischi. Trovo strano però che si preferiscano i

dischi dei Fratellis, che magari sono meno cazzoni, ma insomma. Vabbè è un opinione rispettabile anche questa (come spero la mia).

Venendo al disco in questione lo trovo un album

discreto (a proposito con lui collabora e suona sto giro Graham Coxon) e come al solito vario e

"rispettoso" della storia del rock (niente di

rivoluzionario, it's only rock & roll but I like

it). In questo caso molti brani hanno una

dimensione acustica, prima più inusuale per lui.

I brani che mi piacciono di più sembrano essere

Sweet by & by, Last of the english roses e Broken

love song (sarà un caso? nessuno acustico).

carew (ha votato 6 questo disco) alle 1:20 del 6 aprile 2009 ha scritto:

Recensione bruttina e a tratti penosa. La scarsa preparazione del recensore è tristemente evidente (il "new rock", wow!) e poi tutta una serie di luoghi comuni sul personaggio doherty che, se nel 2005 potevan sembrar quasi simpatici e condivisibili, ora appaion stantii e privi di consistenza.

Il discorso sulla presunta maturità musicale di "chi non ha mai sentito parlare dei sonic youth" scade poi definitivamente nel provinciale.

La bravura sta, a mio modo di vedere, nel giudicare un disco, nella piu completa pace dei sensi. Ascolto Loveless dei MBV. Mi piace? Si? bene. Unknown pleasures? bello? si? no? avanti un altro. Chi? i Kooks? e sentiamo sto disco dei Kooks.

Iniziare una recensione, cito testualmente: "E’ da quando ho iniziato a interessarmi di musica che sogno il momento in cui poter sbeffeggiare in maniera definitiva e totale quel gran fregnaccione di Pete Doherty", non solo non ha senso, ma è controproducente ma inutile e sciocco.

ANGELOSKA alle 12:37 del 23 agosto 2016 ha scritto:

Sottoscrivo in pieno

Peasyfloyd, autore, alle 23:09 del 7 aprile 2009 ha scritto:

Rispondo

x rebby: ovviamente è una questione di gusti, però il mio non è un intento "moralizzante" in senso puritano. Cioè non è che dico che doherty non va ascoltato perchè è brutto cattivo e si droga, ma perchè secondo me è proprio scarso come artista, incapace di reggere il formato album (qualche singolo qua e là si salva per carità...) tranne appunto l'esordio dei libertines che si faceva ascoltare (ma che non penso sia tutta solo farina del suo sacco). Cmq mai detto che non mi piace il britpop, anzi io sono "nato" musicalmente su un forum di britpoppari, puoi immaginarti che sbornia continua di oasis, verve e compagnia bella. che poi si può essere cazzoni, inutili o anche solo divertenti se il prodotto finale merita ma se "it's only rock'n'roll" e lo fai pure male per quanto mi riguarda sei il MALE, specie se hai successo commerciale.

x carew:

1) ho citato il new rock senza condividere la definizione, ma giusto per ricordare come venivano etichettati all'epoca

2) cos'è nel 2005 gli si poteva dar contro al fregnaccione e ora no? E' come dire che con Berlusconi nel 95 gli si poteva rinfacciare il conflitto d'interessi e ora no perchè c'è stato Veltroni! Se entrambe le cose sono rimaste uguali e fanno scalpore da parte mia continuan a volare gli insulti

3) l'analisi del disco mi sembra di averla fatta, un track by track perfino troppo generoso per l'occorrenza.

4) ovvio che la frase d'apertura è provocatoria ma in generale c'è una questione di stile personale: a me piace ogni tanto iniziare le mie rece facendo il riassunto di quello che penso di un artista. Cosa ovviamente che faccio se conosco bene l'artista in questione e cmq in genere prima ancora di aver ascoltato il disco o aver deciso il giudizio definitivo. A volte mi smentisco, a volte mi dò ragione. Se vai a cercare tra le 168 recensioni che ho scritto finora (in maniera sicuramente deprecabile data la mia evidente scarsa preparazione) ne troverai sicuramente qualcuna scritta su questo modello.

carew (ha votato 6 questo disco) alle 1:12 del 8 aprile 2009 ha scritto:

Non volevo esser offensivo, era solo una provocazione quella dell impreparazione, ho letto altre tue recensioni. Solo mi sembrava un pochetto presuntuosa come lettura, e troppo zeppa di pregiudizi sul personaggio.

Non difendo doherty (che pur apprezzo), non mi piace solo il modo con cui hai condotto l' analisi, ma pazienza, alla prossima

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 8:29 del 8 aprile 2009 ha scritto:

Peasy, il "se non piace il genere" non era riferito a te (poi io sulle etichette ci capisco

poco, ma Oasis, Blur, Verve, ecc. non c'entravano, parlavano dai Libertines in poi),

anzi a te era dedicato il "trovo strano che si

preferiscano i Fratellis" (e mi raccomando ecc.

ecc.). Il punto comunque non è comunque avere

opinioni diverse sul musicista, siamo qui apposta

per confrontarci, mica dobbiamo essere d'accordo

sempre. Per te è da 3 quest'album, per me quello

dei Uochi Toki, OK no problem, ma non è che io ti

dico che sei un allocco perchè ascolti quei verbosi. Sto disco comunque pare l'abbiamo ascoltato in 3 quindi ne abbiamo parlato sin troppo ... Piuttosto io (sarà colpa mia che non

sono aggiornato) non ho capito bene la storia degli alternativi. Uno che si veste alla moda è

fashion o alternativo? Uno che ha molto successo commerciale (sarà poi vero? Chi è che compra i suoi dischi? I giovani. Ma non scaricano oramai

tutto?) è mainstream o alternativo?

Peasyfloyd, autore, alle 9:50 del 8 aprile 2009 ha scritto:

valido per tutti: per l'amor di dio ognuno è libero di giudicare i dischi e le recensioni altrui. Che poi questa è una recensione presuntuosa sono il primo a dirlo, d'altronde la presunzione è il mio miglior difetto

Cmq rebby quando parlo di brit pop vuol dire i mostri sacri ma anche tutta la ciurmaglia di gruppetti dei '00s. E poi sì i Fratellis son stati fichi, almeno al primo disco. Sul disco ovvio che qui c'è il max rispetto per ogni idea-voto diverso dal proprio, infatti non ho mai insultato nessuno per aver apprezzato questo disco. Il discorso sugli alternativi (poi chiudo) è riferito non a chi alternativo lo è per curiosità o perchè ci finisce per gusti, ma chi lo diventa per fare il diverso, quello fico che si distingue, che deve fare il saputello, quando poi è tutta apparenza e non sa un cazzo. Non ridete di gente così ce n'è, così come ci sono ancora quelli che vanno in giro con la kefiah, ti parlando di banche diaboliche, massoneria e anticapitalismo poi ti vanno a votare il partito di governo perchè c'è lo zio candidato in lista. E' la gente superficiale e ipocrita che mi dà fastidio, che non bada ai contenuti ma solo all'estetica e ciònonostante va in giro credendosi chissàchi! Chiarisco: alternativi è un'etichetta un pò stupida ma è una divisione che trova fondamento tra i giovani. Io non la detesto a priori, anzi. E' quella categoria di superficiali (che ovviamente ci sono anche altrove eh) che mi viene da insultare. Non so spero di essere stato chiaro ma ho paura di no

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 9:54 del 8 aprile 2009 ha scritto:

Ah ho capito, sono i finti alternativi.

Mr. Wave (ha votato 4 questo disco) alle 21:54 del 13 aprile 2009 ha scritto:

Ehm, non ci siamo proprio.

DucaViola (ha votato 6 questo disco) alle 18:50 del 21 luglio 2009 ha scritto:

A me questo disco piace, non mi fa impazzire, ma lo trovo carino. Il personaggio sbronzo, tossico e finto dannato? Affari suoi... io ascolto l'album... che mi frega di chi è Pete Doherty nella vita privata. Poi un disco mica deve sempre cambiare il mondo, anzi, nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte ad album di contorno. E' un disco morbido, non palloso, e ascoltato nel giusto contesto è gradevolissimo. Poi di cosa dobbiamo parlare dei buoni e dei cattivi? Degli antipatici e dei simpatici? Probabilmente la maggior parte di quelli che adoro musicalmente sono degli stronzi pazzeschi... e continuo a dire ma che mi frega... io ascolto la loro musica mica ci vado a bere inseme. Di dischi di plastica siamo sommersi fino al collo e non ne posso più neanche di sentire brith pop, indie, rock, pop, new new wave, romantic new romantic psichedelici, neo psichedelici.... un milione di nomi per identificare, incanalare, impacchettare... e questa non è mercificazione... non è plastica? Un disco o piace o non piace. Ripeto, non mi fa impazzire, ma non è la cosa più brutta che ho sentito in vita mia... è divertente.

Dott. Fottermeier (ha votato 7 questo disco) alle 13:19 del 26 marzo 2011 ha scritto:

ma che è 'sta roba?

Oddio che pena questa recensione, roba da dilettanti allo sbaraglio! Troppo soggettiva, troppo di parte, banale e piena di luoghi comuni. E' la tua opinione sono d'accordo (de gustibus e tutto il resto), la mia opinione invece è che come recensore fai pena, non mi va neanche di perdere tempo a spiegarti il perchè. Sei un wannabe!

ozzy(d) (ha votato 1 questo disco) alle 19:53 del 28 marzo 2011 ha scritto:

mo' se si incazza il dottor fottermeier so kecchi ameri ghghghgh. comunque ribadisco il mio voto, ma pete doherty che fine ha fatto? se è ancora vivo lo vedremo in qualche reality tipo Celebrity Rehab.

Lezabeth Scott alle 20:16 del 28 marzo 2011 ha scritto:

Non c'è che dire: ha avuto una reazione degna della Santanchè, il piccolo Harry Fotter!

doopcircus alle 9:59 del 30 marzo 2011 ha scritto:

Rimossi alcuni commenti che avevano poco a che vedere con la discussione. Massima libertà nei commenti, ma evitiamo gli insulti alle persone o ai recensori. E questa nota vale soprattutto per Dott. Fottermeier.

Dott. Fottermeier (ha votato 7 questo disco) alle 11:23 del 30 marzo 2011 ha scritto:

Ci tengo a sottolineare che nei miei due commenti non c'era alcun tipo di insulto nei confronti di nessuno. Caro moderatore, modera sì, ma con moderazione.

rdegioann452 (ha votato 7 questo disco) alle 23:27 del 18 gennaio 2012 ha scritto:

a ma piace assà.. soprattutto last of the english roses

eddblabla alle 1:27 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

Recensione spicciola e becera. Di certo non ci si poteva aspettare gran che da chi si definisce "Comunista marxiano. Poeta fallimentare a tempo perso "..."Non esistono rock, jazz, classica ecc. Non esiste musica commerciale e musica artistica. Non esistono avanguardie. Non esistono etichette e generi. Esiste musica buona e musica cattiva."

A primo impatto, non mi sembra esattamente il profilo di un critico musicale oggettivo e competente, ma per carità, sono il primo a dire che l'abito non fa il monaco..

mi permetto di dire però che hai le idee un po confuse, visto che nel tuo articolo parli di new wave, new rock, indie, brit, pop rock ecc..

ma andiamo avanti, cit "Pete Doherty rappresenta tutto quello che odio in questa società, in questo mondo e nella musica di plastica che ottiene successo. A livello sociale è la perfetta rappresentazione di un oggetto-merce che pur essendo totalmente inutile e scadente ottiene successo per il solo fatto di apparire in una certa maniera. A livello musicale è la proiezione di una massa di esseri disgustosamente ignoranti che credono di essere fichi facendo gli alternativi perché portano i vestitini a righe e leggono Nme."

mi sembra di carpire da queste frasi così cariche di astio, che le tue ottuse ideologie politiche condizionino in modo alquanto determinante il tuo giudizio..

continuando a leggere la tua "recensione" definisci P D cit"una piattola amorfa scevra di ogni contenuto minimamente musicale o artistico".. sorvolando sul improbabile e tristemente mal riuscito paragone … non mi sento di condividerla mancanza di contenuto artistico.una canzone si compone da una parte musicale e da un testo: hai per caso letto ed ascoltato i testi delle sue canzoni (sempre che tu sia a conoscenza della lingua inglese e non la consideri la lingua del mondo occidentale e capitalista che tanto ripudi)? a 16 anni P D ha vinto un concorso di poesia ed è stato ammesso alla Queen Mary University di Londra (migliore università inglese di letteratura), credo sia inappropriato dire gli manchi la componente artistica.

Concludo dicendo che questo articolo manca di oggettività, qualità fondamentale per lo pseudogiornalista che vorresti essere.

Detto ciò', sono sicuro che le recensioni di artisti del calibro dei 99 posse, cccp, rage against the machine ecc. ti verranno sicuramente meglio!

fabfabfab alle 1:42 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

Clima da campagna elettorale?

Lezabeth Scott alle 10:13 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

L'ho pensato anch'io quando ho letto PD, ma invece erano solo le iniziali di Pete Doherty. Quello dei Libertines, per chi ancora se lo ricorda.

Peasyfloyd, autore, alle 10:20 del 7 febbraio 2013 ha scritto:

colgo cmq la palla al balzo per confermare che sono una merda sia il PD musicale che quello politico.

ANGELOSKA alle 11:52 del 23 agosto 2016 ha scritto:

Mai letta una recensione più livorosa di questa. Verso Doherty e verso coloro che ascoltano/comprano i suoi dischi. Non sarà un capolavoro, ma TRE è un voto che darebbe solo uno a cui Doherty ha fottuto la ragazza. Mah.....

fabfabfab alle 12:11 del 23 agosto 2016 ha scritto:

Infatti Pascale stava con Kate Moss all'epoca, se non ricordo male....

ANGELOSKA alle 12:29 del 23 agosto 2016 ha scritto:

Anche io da piccolo nei sogni stavo con Gloria Guida, ma mica me la prendevo con Johnny Dorelli....