Live Footage
Willow Be
Durante l’ascolto di Willow Be dei Live Footage - primo full-lenght prodotto dal sodalizio artistico tra Mike Thies (percussioni, tastiere) e Topu Lyo (già in passato con Setting Sun e Quitzow; qui, al violoncello elettrico) -non dovrebbe risultare inusuale, qua e là, imbattersi in personali rievocazioni musicali derivate da fruizioni passate di gruppi come Balmorhea, Dirty Three, Rachel’s, Richard Skelton. Ma anche Battles, Explosions in the Sky e Tortoise. Questo perché l’assetto di base del sound del duo newyorkese, prende sostanza dall’idea di fondere insieme chamber-folk (e post-rock), improvvisazioni “controllate” – e dal netto retrogusto jazzy – entro una cornice math, partiture di stampo classico (e non è un caso che, come riferimento, gli stessi Live Footage citino Debussy) e soluzioni ambient – queste, smosse, in certi episodi, dall’utilizzo misurato di loop elettronici dal tratto minimale -. L’insieme di questi elementi, conduce ad un’apprezzabile gestalt in bilico tra apparizioni figurative ed estrema astrazione.
Ed è importante dire che, in alcuni casi, questo mix strumentale funziona discretamente. Come nell’iniziale Tigran: metriche in controtempo, sostenute da un perpetuo loop elettronico e contrappunti scintillanti di piano, tracciano il sentiero per le incursioni bipolari del violoncello. O nell’andamento estremamente dinamico dei sali e scendi emotivi di Fatherado. Si dimostra, successivamente, particolarmente incisiva anche Willow Be: i primi "input" ricordano i Battles - pare, una delle loro principali influenze musicali - spogliati di tutto. In buona sostanza, la tittle track è uno dei brani in cui viene posta meglio in luce l’attitudine post-rock del gruppo.
Ma è, forse, nel momento in cui prende forma in modo più netto e deciso il tratto introverso dei Live Footage, che Willow Be riesce a dare il meglio di sé: sentire ad esempio, in Sad Love Story, l’inquietudine prodotta dal collasso di loop e percussioni, in cui i lamenti di onde alte e spirituali prodotte dal violoncello di Lyo, contrastano decisamente con il caos appena generato; oppure, l’abbandono in una disperazione dignitosa e disadorna, nell’ottima Big Mind, in cui a farsi apprezzare è la rassegnata sinergia tra un piano pieno di turbamenti e un violoncello che tesse trame a testa bassa, sostenuto da un’andatura generale allo stremo delle forze. E se l’uptempo - dall’assetto scarno - di See the Refletcion, insieme alle – poco efficaci – aperture indietroniche di Working Man is Always Poor , stonano in termini qualitativi con quanto proposto fin d'ora, il tentativo di concentrare buona dose della creatività in dilatazioni noise ed estremamente astratte (nella conclusiva ii) si dimostra una scelta coraggiosa ma non particolarmente a fuoco.
Senza pretese manieristiche (ed è questo, per chi scrive, un bene), le quali, probabilmente, avrebbero minato la tenuta d’insieme del lavoro, Willow Be si gioca le sue carte nell’oscillazione continua tra stati emotivi, prodotti sapientemente dalla maestria del violoncello e dall’istrionismo (in alcuni casi inibito, altre invece espresso pienamente) della componente ritmica ed elettronica. Un disco, quello dei Live Footage, che, se in alcuni episodi porta a momenti di stanca, in altri è destinato ad appagare discretamente l’ascoltatore. E, immagino, ancor di più nel contesto live.
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