V Video

R Recensione

8/10

Timber Timbre

Hot Dreams

Con Creep On Creepin' On qualcosa aveva iniziato a cambiare seriamente. Un suono adulto, che allargava incredibilmente i suoi confini, abbandonando il folk più o meno tradizionalista -già diretto verso qualcos'altro nel 2009- che aveva caratterizzato i primi album. Il suono si gonfiava, le armonie si facevano ricche e sontuose, seppur tinte di un nero decadente, buono per una colonna sonora di un ipotetico film sui fantasmi (ad essere precisi di The Last Exorcism Part II, di cui doveva fare da soundtrack).

La dimensione immaginifica, nella musica dei Timber Timbre, viene più che confermata (e affinata) nel nuovo Hot Dreams, che muta il mood (rimanendo però, scusate l'autocitazione, quel coacervo di “ponti fumosi tra tradizioni proprie alla cultura popolare americana, incroci tra anni '50, black music, vintagismo folk e ariosi rigonfiamenti chamber pop”) facendosi sinuoso, sexy, pur mantenendo una vena oscura e sottilmente perversa.

Questa volta Taylor Kirk si prende più tempo in sede di composizione, gioca più sugli incastri e le dinamiche degli arrangiamenti (potendo contare su un ricchissimo organico), compattando il tutto in un discorso molto più lineare rispetto allo scorso lavoro (che già faceva bene). Hot Dreams rappresenta a tutti gli effetti un'evoluzione di quei suoni liberati ormai tre anni or sono.

Ad aprire le danze Beat the Drum Slowly, col suo avanzare lento, immerso in nebbie di riverberi, che con i suoi rintocchi di piano elettrico conduce ad un finale minacciosissimo e teso, subito dipanato però dalla suadente Hot Dreams. Tra Elvis e Roy Orbison, Taylor Kirk situa il suo crooning avvolgente in un'atmosfera fumosa, dipanata solo dalle aperture languide del refrain. Il più bello però arriva con il sax di Colin Stetson, per uno dei momenti più gustosi ed appaganti dell'album tutto. Che dire poi dell'incredibile Bring Me Simple Men, che mette assieme suggestioni morriconiane, songwriting grave alla Bill Callahan e dinamiche chamber pop in stile Tindersticks, per uno psycho-western che riesce comunque a connotarsi di un'interpretazione unica, del tutto peculiare, giocata sull'incedere ipnotico, su una linea di organetto tremolante, su una chitarra twang che rintocca nel ritornello ed elabora il motivo d'accompagnamento del finale. La stessa chitarra la ritroveremo nella bellissima Grand Canyon, leggera ed elegantissima ballata folk levitante su uno sfondo d'archi. Anche qui il baritono corposo di Kirk è accompagnato da un ricco dispiegarsi sonoro, capace di regalare diversi colpi da maestro, tra cui il gancio chitarristico e l'intervento del sax di Stetson ad anticipare il finale.

Difficile non soffermarsi su ogni singolo brano, tanto è il potere evocativo di ciascuno, dalla splendida ballata country-gotica di This Low Commotion, passando per il progressivo crescendo di Run From Me (che mette insieme Arcade Fire e western), fino alla conclusiva The Three Sisters, dolente pezzo strumentale slowcore.

Difficile entrare appieno nella nuova creatura di Taylor Kirk, coadiuvato questa volta dagli ottimi Simon Trottier, Olivier Farfield, Mathieu Charbonneau e Mika Posen, senza contare i featuring con Colin Stetson. Una creatura ibrida, sfuggente, che si concede pian piano regalando di volta in volta qualche appiglio in più. Sforzi del tutto ripagati, comunque. Tra le prove migliori di questo 2014.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 7 voti.
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target 8/10
Dr.Paul 7,5/10
REBBY 8,5/10

C Commenti

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Jacopo Santoro (ha votato 7,5 questo disco) alle 2:26 del 18 giugno 2014 ha scritto:

Il blues si inserisce in punta di piedi, in un disco dall'impostazione folk. E "romantico", per sound e liriche. Ci sono bei pezzi, ma per i miei gusti cede qua e là, talvolta, pur rimanendo l'album più maturo dei canadesi.

Le preferite: "This Low Commotion", "Grand Canyon" e la meravigliosa ballata "Hot Dreams", che dà il titolo al disco. Qui è tutto bello: la voce calda e amichevole di Kirk, gli accordi di "settima+", l'apertura in MI maggiore del ritornello, pieno, abbracciato dal pianoforte, e la geniale, raffinatissima sequenza finale del sax di Stetson (!), che cresce progressivamente di una battuta (dalle 2 arriva alle 7); una sequenza che purtroppo, dal vivo, è suonata dal basso, con un effetto non identico.

Li vedrò a Bologna, il 10 luglio.

target (ha votato 8 questo disco) alle 11:31 del 18 giugno 2014 ha scritto:

Bel disco proprio, che porta a maturazione i precedenti. Sottilmente dark e assieme romantico, un po' Nick Cave che rifà gli Arcade Fire usando gli effetti noir dei primi Portishead ("Curtains?!", con "The new tomorrow" la mia preferita), con tutta la tradizione folk americana alle spalle. Quando Cas lascia lo shoegaze per il Canada, ci incontriamo di nuovo, eheh.

loson alle 9:27 del 20 giugno 2014 ha scritto:

Jacopo descrivi benissimo "Hot Dreams", capolavoro anche per me. Gli altri due pezzi linkati mi piacciono meno, a naso. Loro a vederli sono orripilanti. Bravo Cas, adesso cerco l'album.

Dr.Paul (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:03 del 24 giugno 2014 ha scritto:

"Tra Elvis e Roy Orbison", "il suo crooning avvolgente"..... ma questo è il ritratto di Richard Hawley (hot dreams lo prende molto), i pezzi postati nei video sono gustosi si...tra Hawley, Cousteau e certo Nick Cave...

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 13:30 del 30 agosto 2014 ha scritto:

Un lavoro molto interessante, forse non del tutto "democratico" (la qualità è un po' altalenante), ma di certo capace di lasciare il segno.

fabfabfab alle 14:27 del 28 dicembre 2014 ha scritto:

Wow, bel disco. Peccato esserci arrivato in drammatico ritardo. Ho già scritto da qualche parte che Taylor kirk è membro attivo dei Bruce Peninsula?

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:09 del 7 febbraio 2015 ha scritto:

Recensione perfetta!