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R Recensione

8/10

Altar Eagle

Mechanical Gardens

Gli anni '80 non finiranno mai. O forse sì, ma in fondo non ha così importanza. Quel che conta è soltanto ringraziare che da quell'innovativo decennio l'ondata revival wave degli anni '00 (tuttora in corso?) abbia ripreso con particolare frequenza quelle sonorità fondate su atmosfere cupe e malinconiche, cercando di catturarne l'essenza spirituale più decadente e sognante che ha segnato fenomeni come il dark-wave, il dream-pop e lo shoegaze.

Poi certo, sciaguratamente ci sono state anche le rivisitazioni di un altro fenomeno tipico soprattutto della prima metà del decennio: l'attenzione microscopica e puntigliosa per un sound plastificato e digitalizzato fino al midollo negli studi di registrazione, come ci ha insegnato un certo cattivo synth-pop commerciale della peggior specie.

Per fortuna non è questo il caso degli Altar Eagle, sigla dietro cui si cela la coppia di coniugi Brad Rose e Eden Hemming, già al lavoro in passato con progetti differenti tra loro come The North Sea e Corsican Paintbrush.

Il viaggio in cui si gettano stavolta i due è quello intrapreso in questi ultimi anni (con largo anticipo sulla concorrenza quindi) dai Beach House, e ricalcato nelle sfumature più diverse (ora in salsa più wave e ritmata, ora più dream) da gruppi come Burning Hearts, Holiday for Strings, Pyramids, The Helio Sequence, Tearwave e tanti altri.

Ecco quindi puri brani dream pop squisitamente innaffiati di tastiere, autunno e synth come Battlegrounds, Honey, Breakdown. Rimanendo su questi binari ci sono momenti (You Lost Your Neon Haze)in cui la struttura sonora prende il sopravvento sul cantato, che rimane echeggiante in lontananza, dando quella sensazione di assistere al racconto di un amore digitale da terzo millennio: tutto effetti speciali melodici ma impossibile da sentire con nitidezza.

Rispetto ai Beach House però si gioca di più con i colori e le ritmiche, lasciandosi anche andare a giochetti di indietronica waveggiante (Pour Your Dark Heart Out, e Spy Movie che rievoca i My Bloody Valentine) e orgie sonore più intense, come l'ubriacante balletto impastato di synth incrociati di Six Foot Arms.

Sembra infine difficile conciliare tutto quanto detto sopra con due brani come B'nai B'rith Girls e Monsters: il primo uno strumentale in cui gocce di liquidità scivolano tra tavolate glitch e un'elettronica low-fi minimale; il secondo un momento in cui l'enfasi si fa maggiore e più frenetica, come se gli Arcade Fire chiedessero rifugio nel castello shoegaze controllato dai sovversivi della Sacred Bones.

Non mancano insomma gli spunti per parlare di un disco verso in bilico più volte verso l'hypnagogic pop, anche se di gran lunga più vicino ad un'estetica riconducibile a gruppi come Slowdive, Cocteau Twins e i già citati Beach House. L'effetto complessivo è quindi assai eterogeneo e dinamico, anche se con qualche calo d'intensità qua e là, dovuto per lo più a salti di genere improvvisi e non abbastanza coordinati. Però insomma: a buon intenditor poche parole.

V Voti

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C Commenti

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target (ha votato 5 questo disco) alle 12:45 del 7 gennaio 2011 ha scritto:

Non conoscevo. Sembrano inserirsi diritti nel filone di dream pop sfocato shoegaze che molto ha dato negli ultimi anni. Bello il primo pezzo (con quella melodia di tastiera che gioca a nascondino), meno gli altri proposti sopra. Il terzo è tremendamente A Sunny Day In Glasgow, ma senza (mi pare) la loro complessità. Ascolterò meglio, e tutto!

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 13:25 del 7 gennaio 2011 ha scritto:

Disco carino. Molto belle "battlegrounds" e "you lost your neon haze", il resto si ascolta con piacere e facilità ma lascia, a mio avviso, poche tracce. Il vero problema è che lo shoegaze è diventato oggi più un abito da far indossare alla canzone, che il corpo stesso della canzone... e questo si sente.

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 0:27 del 9 gennaio 2011 ha scritto:

Davvero bella scoperta! Ottimo dreampop condito di sapiente e non intrusiva elettronica e alto livello evocativo. Ai primi ascolti Honey la mia preferita, ma è ok tutto l'insieme. Speriamo che questo revival eighties (ovviamente sfrondato di ogni ciofeca) continui a lungo....

Ivor the engine driver alle 12:49 del 10 gennaio 2011 ha scritto:

il problema del revival anni 80 è che oramai ci sono solo cadaveri da dissotterrare, la roba decente l'hanno già revivalata tutti. Quello che + mi inquieta è il cotè culturale che tale revival si porta dietro, soprattutto la moda (se una cosa non si può e non si deve ritirar fuori è proprio l'ORRIBILE modo di vestirsi eighties, misto yuppie che vorrebbe essere ricco ma non può, e colori abominevoli accoppiati a casaccio, fuseaux e altre robe orribol...ah dimenticavo le terribili Air Jordan e le odiose Timberland). Per non parlare della frivolezza naif del cazzo che pervade l'aria, tutto tranne quello che uno che un minimo li ha vissuti gli 80 potrebbe avere nostalgia. Venendo al disco i North Sea non dispiacevano, ma facevano un bucolicissimo folk o ricordo male?

Peasyfloyd, autore, alle 13:10 del 10 gennaio 2011 ha scritto:

x Target: non conosco gli A Sunny Day In Glasgow. Cercherò di rimediare

X ivor: si i North Sea erano tutt'altro genere. Qui c'entrano poco o nulla stilisticamente

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 22:35 del 11 gennaio 2011 ha scritto:

Caro Ivor forse la mia visione degli eighties sarà un po' nostalgica (in effetti li ho vissuti!!) ma mi sembra che la tua sia un po' parziale e tenda a cogliere solo alcuni degli aspetti (ovviamente i più deteriori) dell'epoca, dalle "spallone" sulle giacche, al frilluccichio di lustrini stile drive in, ai suoni pompati e al dualismo duran duran-spandau ballet. Bella forza! Senza essere come il buon vecchio Gianni Minà dei "MITICIIII anni '60!!!", in cui tutto è bello e intellettuale, ti vorrei far presente però che gli '80 sono anche il decennio dello spleen esistenziale post punk di Bunnymen, Psychedelic Furs, Comsat Angels, Chameleons, della timida malinconia degli Smiths, dell'ombroso noise Jesus & Mary Chain e MBV, del romanticismo onirico dei Cocteau Twins,della Postcard della 4AD e della Creation con tutta L'ESTETICA A QUESTI CONNESSA, la quale mi pare ben altra cosa rispetto a quello che dici tu. Non voglio aprioristicamente santificare gli higties, ma non è neppure giusto fare di tutt'erba un fascio e demonizzarli in modo acritico e di maniera. Cerchiamo di vagliare bene e separare il buono da ciò che non lo è e tenendo presente che gli anni '80 hanno dato un contributo straordinario alla musica che amiamo.

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 22:42 del 11 gennaio 2011 ha scritto:

.... e a proposito di vestirsi spero che tu non sia di quelli che di fronte all'orribile moda degli '80 hanno tirato un respiro di sollievo al ritorno della zampa di elefante, le camice flower power e i colletti col becco di 45 cm!!!! Quando vedo le foto dei Velvet periodo Factory all black dressed, occhiali da sole e le confronto con quelle del periodo Loaded ringrazio il cielo che il look degli eighties si ispirasse ai primi e non agli altri!!!

Ivor the engine driver alle 12:52 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

RE:

Benoit, sinceramente il mio intervento si riferiva al lato deteriore degli '80, che è quello di cui scrivevo e quello che citi all'inizio del tuo post (spalline, mullet e compagnia), che è più culturale in senso ampio che musicale in senso stretto. Ovvio che ci sia stata musica valida e validissima negli '80 (per quanto a me non piaccia quasi nessuno dei gruppi che citi, difatti prediligo in caso i gruppi undeground USa degli 80 all'estetica decadente e romantica dei gruppi Uk coevi, che sinceramente mi urta proprio a livello estetico oltre che musicale, ma lungi da me dire che sia "merda", fortunatamente i gusti sono gusti e sarebbe abbastanza cieco dirlo). Quindi nessuna erba e nessun fascio. Quello che mi spaventa non è il discorso musicale tout court, quanto quello terribile della frivolezza di certi lati culturali degli '80 che stan tornando. Ovvio ogni generazione è affascinata dal decennio che non ha vissuto (lo era per me con i 70 da adolescente), ma forse essendo nato nella metà dei '70 la mia viione 80's era poco "consapevole" e subita passivamente per ovvi motivi anagrafici. Però ho dei ricordi vividi e decisamente poco nostalgici di quel periodo. Anzi non sono proprio uno nostalgico, tant'è che mi viene da ridere anche del revival camicione a scacchi che vedo in giro ultimamente, e non vado di certo a dire che i gruppi grunge con cui sono cresciuto siano degli dei, perchè non lo credo, appunto perchè cerco di oltrepassare il velo nostalgico che li accompagna.

Ivor the engine driver alle 13:02 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

ah e sinceramente non mi sembra di vedere gente coi pantaloni a zampa (attenzione quelli original 70, non le vie di mezzo uscite nei 90), coi colletti alla Barry White e via dicendo per strada. Fortunatamente, ovvio. Ma se devo scegliere fra un paio di Timberland e un paio di Clark, scelgo le seconde tutta la vita, soprattutto perchè le trovi a due lire ancora oggi (non le originali, ma chi le ha mai comperate?). E se devo mettermi un Moncler (giuro che quando vedo la gente col Moncler li guardo subito male), mi tengo stretto il giubbotto di pelle sbisunto. Il concetto è che ritorna l'aspetto naive e basta degli 80's. E sinceramente per me i primi '90 furono una rivincita e una boccata d'aria fresca proprio perchè si smontò in un attimo il correre dietro ai capi "firmati". Penso di aver comprato solo roba usata fino al 2000, e ne sono sinceramente contento.

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 16:19 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

Sono contento, Ivor, che tu riconosca che qualcosa di buono musicalmente ed esteticamente venga dagli eighties, poi, come giustamente dici, de gustibus... con quel che segue e su quelli nulla si può obiettare. Mi lascia invece un po' perplesso quel diffuso e sottointeso(ma neppure troppo) etichettare gli '80 come l'epoca del futile e del disempegno (l'edonismo reaganiano!!!). A parte il fatto che nel campo della cultura popolare, tralasciando la musica, in quel decennio sono esplosi fenomeni di tutto rilievo (nel cinema Ridley Scott e Lynch fra gli altri, il cyberpunk nella SF, i geni visionari di Miller e Moore nella letteratura per immagini), la mia impressione resta che per molti gli 80 abbiano il "torto" di aver decretato la caduta del muro di Berlino e la fine del socialismo reale in tanta parte dell'Europa orientale e che viceversa il decennio precedente era impegnato e culturalmente vitale perché Kultura e Impegno sono tali solo se benedetti dal marxismo-leninismo et similia.

Ivor the engine driver alle 17:07 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

RE:

il discorso sul Muro di Berlino e la Kultura dei Kompagni è una cosa che sinceramente non capisco, nel senso che non era questa l'idea o il motivo per cui non sopportavo l'aria e la frivolezza (che poi ovviamente era generalizzata e non generale) degli 80. Pur essendo sempre stato di sinistra, non mi era mai venuta in mente una (scusa) stronzata di questo tipo. Per il resto, come sopra scritto, è un discorso assolutamente generale e quindi un po' generalista, ed è mediato dalla mia impressione/ricordi diretti degli 80. Tanto che soprattutto come scrivi bene tu, per la mia amata Science Fiction, fu un periodo d'oro, dalla letteratura ai fumetti al cinema (a 12 anni già leggevo Neuromante). Però, come spesso accade, sono i ricordi peggiori quelli che rimangono..

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 11:46 del 13 gennaio 2011 ha scritto:

Non era assolutamente mia intenzione collegare il ragionamento politico generale al tuo pensiero in particolare, Ivor. Tantomeno aderire alla berlusconiana equazione: di sinistra = comunista.

Tuttavia devi ammettere che per una certa sinistra all'epoca fedelmente allineata gli anni '80 sono come fumo negli occhi dato che hanno visto lo sgretolarsi di decenni di certezze dogmatiche. E allora è facile giustificare quanto è storicamente avvenuto bollando tutto il periodo con l'etichetta di futile, vacuo, edonistico etc. e riducendo Reagan ad una macchietta di povero cowboy coglione (cosa che mi sa non era se un intellettuale di primo piano come Pietro Ostellino, nell'editoriale del corriere della sera di pochi giorni fa, lo cita come autore di un fondamentale saggio programmatico di economia, anno 1981!). Se a questo ragionamento aggiungi poi che in Italia gli eighties furono gli anni del craxismo....