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R Recensione

7,5/10

Aurora

Sílice

Con il loro secondo “Sílice”, i granadini Aurora danno grande prova di una scrittura pop dove gli sforzi sottrattivi sono messi al servizio non di una minore, bensì di una maggiore densità del suono. Sono vere e proprie “riduzioni” quelle degli Aurora: ogni elemento superfluo evapora per concentrare i sapori in composti compatti e, a loro modo, ricchi.

Merito certamente del produttore Hans Krüger (Delorean, John Talabot), ma soprattutto di una band che sembra sapere perfettamente come far suonare i propri pezzi. Le risonanze e gli strascichi shoegaze sono ridotti a leggerissimi sfumati, la profondità sonora è garantita da un'effettistica vagamente dub (memore dei lavori di Bark Psychosis e degli ultimi Talk Talk), le liriche sono come fluttuanti in un dream pop da dormiveglia.

Impossibile resistere alla prima “Tuk Tuk”: pochi accordi di chitarra in delay, un velo di tessiture leggere che si diramano con garbo, il tutto tenuto assieme da pattern ritmici che sono un piccolo colpo di genio, così ossessivi eppure perfettamente integrati nello svolgersi di un brano che si mantiene sospeso a mezz'aria. La stessa atmosfera placida la troviamo in brani come “Badlands”, dove convivono tratti calligrafici alla Durutti Column ed un senso personalissimo della gestione degli spazi sonori (splendida l'elettronica d'atmosfera su cui tutto pare galleggiare), o nella stupenda “Arena en los Ojos”, briosa e ammiccante gemma di fragranze indie pop.

Ottimo anche l'irrompere educato delle più energiche “Voces” e “Algo Tan Sólido”, interessanti tentativi di irrobustimento delle trame, condotti entro la stessa cornice estetica minimale che caratterizza i momenti più soft. Il risultato è un ibrido dove le spinte cosmiche proprie dei colleghi inglesi vengono riassorbite da una sonnolenza accaldata, tutta terrena.

La fluidità con cui si susseguono i brani è l'elemento che, assieme alla qualità di ogni composizione, fa la forza del lavoro degli Aurora: la visione d'insieme è tanto definita quanto lo sono i singoli brani, ognuno proiettato in un suo spazio autonomo e nello stesso tempo parte di un discorso coerente e rigoroso. “Sílice” si rivela un album intensissimo, dalle proprietà balsamiche. Un peccato lasciarselo scappare.

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