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R Recensione

7/10

Beach House

Devotion

In pochi si erano accorti dell’esordio dei Beach House nel 2006: nove tracce sospese nel tempo che aggiornavano al nuovo millennio la lezione dream-pop e slow-core unendo con fili leggeri nomi di riferimento come Galaxie 500, Nico, Mazzy Star e Low. Il risultato era eccezionale ma peccava forse di una eccessiva omogeneità stilistica che lungi dal favorire la compattezza del disco sembrava appesantire eccessivamente canzoni di raffinatissima fattura.

Devotion è l’opera seconda del duo di Baltimora ma non si discosta molto dall’esordio, ripetendone gli stessi pregi e difetti.

I pregi, lo sapevamo già, sono la capacità di comporre brani di squisita raffinatezza e di un candore quasi angelico. Canzoni semplici che viaggiano su un leggero strato di un morbido organo, accompagnato da una batteria digitale appena accennata e dall’opera di Alex Scally che accarezza chitarra e tastiere quasi chiedendo scusa per l’intrusione, per permettersi di accompagnare la passionale ed evocativa Victoria Legrand, che si conferma una delle voci femminili più belle in circolazione. E’ difficile quindi trovare difetti di forma a brani eccezionali come Holy dances, Heart of chambers e tanti altri. Forse talvolta si pecca un pò di leziosismo, specie sulla lunga distanza, in pezzi come D.A.R.L.I.N.G.

Talvolta (Astronaut) si ha invece l’impressione di ascoltare una canzone già sentita, in un circolo che sembra non portare da nessuna parte se non in un giochino acustico auto-citazionista e consolatorio. Anche Some things last a long time, cover di Daniel Johnston riesce nel complesso godibile e riuscita ma non raggiunge l’incisività della versione originale. Devotion è inoltre un album troppo lungo che non riesce a svoltare fuori da un percorso ben tracciato e sicuro ma proprio per questo poco avventuroso e sorprendente. I Beach House in sintesi non sembrano aggiungere nulla al disco precedente che rimane migliore per la sua interezza e per la magica sorpresa che portò fin dal primo ascolto.

Ciònonostante durante l’ascolto di Devotion si fa fatica a rimanere con i piedi per terra e ci si ritrova spesso a viaggiare con la mente in luoghi sconosciuti: così parte Wedding bell e ti immagini una domenica autunnale passata in riva a un pacifico lago. Poi arriva You came to me che ti cattura con il suo splendido intro, con la sua atmosfera glaciale e sensuale e con un ritornello fanciullesco che ispira tenerezza. Sono tanti piccoli bozzetti come Gila, un soffio al cuore, e Turtle island, di una malinconia incantevole, che rendono quindi apprezzabile un disco seducente e delicato, anche se a tratti un pò monocorde. Difficile quindi riuscire a bocciare una prova del genere.

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Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 21 voti.

C Commenti

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target (ha votato 8 questo disco) alle 17:43 del 19 febbraio 2008 ha scritto:

L'autunno in primavera

D'accordo con te: i pregi, estenuati, perdono il loro fascino e la loro unicità. E in effetti alcuni brani peccano un po' di leziosismo. Ma bastano perle come Heart of Chambers o Gila per riscattare il disco intero, con atmosfere claustrofobiche ma serene che sanno anche un po' di Air (delle Vergini suicide), con un'aria da modernariato diffusa. Tutto sommato, deliziosi.

Neu! (ha votato 6 questo disco) alle 19:52 del 21 febbraio 2008 ha scritto:

come al solito esagerate... disco carino

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 15:20 del 22 febbraio 2008 ha scritto:

Si, carino è il termine giusto anche per me. Un

album gradevole, con canzoni forse troppo simili tra loro, ottimo come sottofondo mentre si è in

altre cose affacendati. Un bel 6,5 il mio voto,

arrotondato a 7, per compensare quello di quel

tirchio di Neu (non in questo caso a dire il vero)

Naturalmente sto scherzando, anche se so che Neu è un critico severo più di Scaruffi e Bertoncelli

(da giovane ovviamente) messi insieme.

Anzi dico (e mi rivolgo a tutti, non a Neu in

particolare) che è apprezzabile un certo fair-play

che evita attacchi ad personam sul voto espresso

da chi ci ha preceduto (specie ai recensori).

In tanti siamo convinti di ascoltare il meglio di

quello che si conosce. Abbiamo gusti e criteri di

giudizio differenti (io ad esempio, che voto solo

album dell'anno in corso, darò il mio 10 a quelli

che mi piaceranno di più), tutti rispettabili.

L'optimum sarebbe che ognuno secondo la propria

soggettività ricerchi anche il massimo di propria

obiettività. Ma per Diana, è un gioco...!

Con affetto a tutti, Neu per primo.

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 19:26 del 24 agosto 2008 ha scritto:

lo trovo incantevole, prezioso...ciò che più mi affascina sono tutte quelle raffinatissime trovate strumentali che fanno capolino in ogni brano...perchè in effetti la struttura delle canzoni è semplicissima. In ogni caso 7,5 se lo merita proprio!

lovemetwee (ha votato 9 questo disco) alle 10:34 del 24 giugno 2009 ha scritto:

delizioso

lo trovo stupendo. ascoltato e riascoltato.. "pure relax, pure.."

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 10:49 del 24 giugno 2009 ha scritto:

"In pochi si erano accorti dell'esordio ..."

e noto che anche per questo 2° alcune testate

specializzate lo recensiscono solo ora (hanno

aspettato l'edizione italiana, ma nell'era di

internet ...). Bravissimo Peasy: li hai fatti

colorati (eheh)

Utente non più registrato alle 22:18 del 15 dicembre 2009 ha scritto:

carino

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 17:26 del 27 aprile 2010 ha scritto:

Fresco, freschissimo come pochi altri dischi del 2008. Molto bello.

4AS (ha votato 7 questo disco) alle 20:29 del 10 luglio 2010 ha scritto:

Questo lo trovo carino, ma forse (come giustamente osserva il recensore) un pò troppo auto-citazionista. Si cullano sulle stesse tonalità e sugli stessi tempi (lenti) dalla prima fino all'ultima canzone. "Teen Dream" mi è piaciuto di più.

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 14:39 del 25 luglio 2010 ha scritto:

Pure io gli preferisco "teen dream". Ad ogni modo anche questo "devotion" è album SPETTACOLOSO!

casadivetro (ha votato 8 questo disco) alle 5:41 del 23 marzo 2011 ha scritto:

Cuore costante della mia devozione

Si scopre ascolto dopo ascolto.

Ti colpiscono subito You came to me, Gila, Heart of Chambers.

Poi t'innamori di Astronaut, Holy Dances e Home again.

E ti lasci cullare dalla chitarra sonnacchiosa di Scally e dalla voce altera ma mai algida della sacerdotessa Legrand.

E una dolce, perfetta malinconia t'assale.

target (ha votato 8 questo disco) alle 14:45 del 23 marzo 2011 ha scritto:

Per me continua a essere questo il loro migliore, più centrato nelle suggestioni (rétro, chiuse, vellutate, oniriche) rispetto a "Teen Dream".

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 12:05 del 24 marzo 2011 ha scritto:

Fino a un po' di tempo fa, preferivo "Teen Dream". Oggi li metto sullo stesso piano (9 pieno)... "Devotion" è sicuramente meno "estroverso" e quindi meno immediato... Insomma, necessita una più lenta assimilazione. Anche qui - ormai caratteristica comune a tutti gli album dei BH - non si buttano via nemmeno 30 secondi, ma con "Heart of Chambers" hanno toccato vette di perfezione irraggiungibili per tutti gli altri. Oggi come oggi, chi si cimenta col dream pop deve passare di qui...

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 12:24 del 24 marzo 2011 ha scritto:

RE:

Ecco Salvo, io per gli stessi tuoi identici motivi l'ho sempre apprezzato più degli altri: mi sembra più sentito, personale, romantico, laddove l'ultimo "Teen Dream" lo percepisco più distaccato e calcolato. Entrambi hanno singoli che ti si sciolgono dentro, ma "Devotion" sta un gradino sopra... e forse anche per la sua atmosfera intimamente casalinga, chissà...