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R Recensione

10/10

Cocteau Twins

Treasure

Dietro le tende, il pizzo, la seta di copertina, c'è una sineddoche vivente tutta da svelare; non si può fare altrimenti, bisogna per forza iniziare da lei, parte per il tutto e per il troppo: una voce per un album, per un genere completamente nuovo, per una casa discografica intera (per la 4AD è stata un vero e proprio trampolino di lancio). E quindi, a vibrare tra le pareti e le casse è l'ugola dolce, cristallina, angelica, sovrannaturale, tremula, solidissima e irraggiungibile di Elizabeth Fraser.

 

Un colpo di scena che manco nel più classico dei film horror, eppure un'introduzione a luci puntate doverosa quanto essenziale e importante. Perché Elizabeth Fraser non è stata solo la cantante dei Cocteau Twins, nè la voce in libero accompagnamento dei Dead Can Dance della Gerrard, nè tantomeno la compagna di Jeff Buckley, o il diamante primo nel progetto-4AD dei This Mortal Coil (nella cui raccolta "It'll End In Tears" potrete ammirare una splendida cover di "Song To The Siren", l'unica a non sfigurare al cospetto dell'originale). Lei non è stata, e non è, solo questo: è la Maga Circe di un regno dietro uno specchio sbiadito in soffitta, al di qua del reale e dentro l'incanto, un castello medioevale dalle mille stanze, labirintico, senza uscita, e trappola immortale per gli Ulisse di turno. E noi che non siamo minimamente eroici avventurieri, non ci pensiamo neanche a scappare dalle grinfie della maga, ma anzi decidiamo di tornare bambini nella culla, per una ninna-nanna che dura ormai dal lontano 1984, anno di uscita di "Treasure" (terzo loro album) e punto di svolta per l'intero universo dark-wave.

 

Ormai naturali eredi dei Siouxsie & The Banshees dopo i primi due album, infatti, i Cocteau Twins decidono di allontanare i versi punk dei primi album a echi sottili e lontani, facendosi esperti garanti di un ordine nuovissimo: il dream-pop delle lande evanescenti, terre di confine tra melodie pop, afflato ambient e psichedelia spirituale. Dagli incubi più oscuri alle visioni più celestiali, la band scozzese è riuscita a coniugare sacro e profano soggiogando un imponente muro di synth rosenthaliani per richiamo gotico ("Beatrix") e al tempo stesso occupandone gli spazi cattedraleschi con caroselli dolcissimi per arpeggi trasognati e lievitanti ("Lorelei" e "Aloysius"). E' su questo gioco d'equilibrio che si sviluppa l'intero album, col bilancino dell'inquietudine ("Cicely") e dell'incanto ("Amelia"), tra cantilene visionarie e infantili ("Pandora (For Cindy)"), irraggiungibili gorgheggi vocali della Fraser, sostenuti da un vorticoso accompagnamento della chitarra e delle percussioni di Guthrie e Raymonde ("Persephone") e psychedelic-ballad in slow-motion di sepolcrale bellezza ("Otterley"). In questo moto-immobile, ingannevolmente perpetuo e orizzontale, i Cocteau Twins proiettano il loro mondo astratto che vive ai margini di un isolamento spettrale, spiegato solo attraverso il nome: analogamente ai fratellini orfani del romanzo di Jean Cocteau, "Les Enfants Terribles", i Cocteau Twins hanno ricreato un mondo fantastico fittizio, fatto di filastrocche e trucchi di magia, che nel caso dei "terribili" protagonisti dell'opera serviva ad emarginarsi dalla triste realtà delle mura domestiche. Gemelli Cocteau, dunque, in un'improbabile traduzione, che appaiono peraltro curiosamente simili per motivi di trama ad altri gemelli orfani, quelli descritti dalla Kristof nella bellissima "Trilogia della Città di K"; casualità o ispirazione poco importa, perché il prodigio può dirsi compiuto: persi in questo universo metafisico, veniamo travolti dalla loro pièce teatrale per eccellenza, conturbante negli abulici movimenti goth di basso e chitarra, e scossa da improvvisa squarci lirici negli acuti della Fraser ("Ivo").

 

Ad ammaliare, su tutto, è l'enfasi melodrammatica con cui i Cocteau Twins orchestrano le composizioni, che raggiungono un particolare effetto ovattato nei suoni strumentali, quasi a voler innalzare la voce della Fraser su un piedistallo e da lì accompagnarla nelle sue escursioni verticali con accordi attutiti e battiti quasi smorzati; e se non c'è l'enfasi delle elaborazioni pirotecniche, rimane la suggestione di paesaggi rarefatti distesi s'un tappeto di synth evanescenti e litanie ultraterrene ("Donimo"). Così com'è quindi, "Treasure" si completa da sè, chiedendo poco al passato e costruendo molto per il futuro: un album importante, pieno di sfaccettature, e soprattutto, bellissimo d'ascoltare.

V Voti

Voto degli utenti: 9/10 in media su 29 voti.
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SamJack 10/10
brian 10/10
4AS 9/10
loson 9/10
lakitu 10/10
Teo 10/10
Juàn 10/10
Chuck 10/10
REBBY 10/10
tecla 7/10
Suicida 10/10
Vatar 10/10
VDGG 7/10

C Commenti

Ci sono 19 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 7:27 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Capolavoro assoluto...

brian (ha votato 10 questo disco) alle 10:20 del 22 aprile 2011 ha scritto:

disco veramente eccezionale. è incredibile come ancora oggi l'80% delle nuove leve attinga da questo trio, forse un tributo addirittura superiore al reale merito del marchio cocteau twins.

la loro importanza per le generazioni a venire era un discorso da approfondire in sede di recensione, anche guthrie e raymonde sono figure troppo ingombranti per essere liquidate in due parole, qui diventano i semplici comprimari di una buona cantante, quando in realtà dietro le quinte del tutto c'è un lavoro certosino di tecnica e produzione.

Filippo Maradei, autore, alle 10:50 del 22 aprile 2011 ha scritto:

RE:

Forse ho dimenticato di ripetere i nomi, ma anche senza dedicargli un paragrafo intero penso di avergli attribuito comunque il giusto merito nelle implicite esaltazioni di synth (e quindi di nuovo Raymonde), basso (rieccolo) e chitarra (di nuovo Guthrie). Punti di vista

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 12:49 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Mmmhhh... Pur riconoscendone la grandezza non riesco a farmelo piacere fino in fondo, o almeno quanto dovrei. Sarà il pizzo, sarà che l'attitudine gotica non mi convince fino in fondo, saranno le atmosfere, come dire, fantasy (Aloysius è emblematica da questo punto di vista), ma non sono mai riuscito a cogliere questa magia. Ottima recensione per un disco, a suo modo, imprescindibile.

4AS (ha votato 9 questo disco) alle 14:51 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Come dicevo già nell'altra recensione (molto bella anche questa) l'unica piccola pecca del disco è quella batteria elettronica che mi suona quasi "rozza" rispetto all'incantesimo sonoro creato dagli altri musicisti. Cmq il disco è meraviglioso (Pandora è magia) e ha partorito molti figli. Ultimamente ogni quarto d'ora nasce un gruppo che in qualche modo attinge alle sonorità dei CT (the pains of being pure at heart, papercuts...) con risultati però molto lontani dai maestri. Se non lo avete già fatto procuratevi "Lullabies To Violaine", raccolta di EP e materiale non presente su LP. Non si tratta della solita raccolta di scarti, ma di una raccolta imprescindibile per capire il valore della band.

Filippo Maradei, autore, alle 15:26 del 22 aprile 2011 ha scritto:

RE: Se non lo avete già fatto procuratevi "Lullabies To Violaine"

Ah sì, sottoscrivo in pieno.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 16:13 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Su quale sia il miglior Cocteau non riesco a mantenere una linea di pensiero costante. Fino a due anni fa avrei detto "Head Over Heels", poi ho gradualmente virato in direzione "Treasure" (ma non avevo ancora ascoltato "Heaven Or Las Vegas" <3). Posto che la palma di "er mejo" se la contenderebbero quest'ultimo e il qui presente "Treasure", mi è meno arduo additare "Garlands" e "Victorialand" come i capitoli meno riusciti di una discografia comunque mostruosa. Bravo Fil!

Utente non più registrato alle 13:34 del 23 aprile 2011 ha scritto:

Io preferisco "head over Heels", comunque sia discone senza se e senza ma. Vocalizzi della Fraser da guerre interstellari.

benoitbrisefer (ha votato 10 questo disco) alle 0:00 del 26 aprile 2011 ha scritto:

Il dubbio in questo caso non mi appartiene.... VERTICE assoluto dei Cocteau Twins. Ha girato sul mio piatto per un mese continuativo e poi a intervalli regolari fino ad oggi (27 anni!!!) e ogni volta mi sono trovato invischiato nelal trance ipnotica di quei due!!!! Ottima e indispensabile recensione; un unico appunto: Song to the siren (TMC version)non eguaglia l'originale, lo supera di gran lunga!!!!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:22 del 26 aprile 2011 ha scritto:

Anch'io non ho dubbi: vertice assoluto di una delle band che ho più amato in diretta, nonostante l'avversione della mia morosa di allora, che non sopportava il cantato della Fraser (eheh). Possiedo i vinili originali dei primi 8 EP e 4 LP (oltre a 3 CD successivi). E' stata una progressione altamente emozionante quella che ho seguito da Lullabies a quest'incredibile capolavoro qui recensito. Ed anche dopo mi hanno fatto godere almeno per altri 4 EP e 2 LP. Sono stati la punta di diamante di un'atrettanto mitica casa discografica (ma anche i Dead can dance...): la 4AD di Ivo, a cui è stata dedicata la prima traccia di questo album. Nello stesso anno uscì un altro discone, il primo This mortal coil qui citato, con tra le altre cosone la stupenda versione di Song to the siren.

tramblogy (ha votato 10 questo disco) alle 14:07 del 28 aprile 2011 ha scritto:

Registrazione da bestemmia!!!

NathanAdler77 (ha votato 9 questo disco) alle 22:30 del primo maggio 2011 ha scritto:

Tra questo e "Head Over Heels" è dura, ma fino a "Heaven Or Las Vegas" la discografia dei Cocteau Twins è insuperabile (come il tonno)...Un monumento a quel dream-pop forgiato dalla band di Robin Guthrie: nell'Olimpo dei grandi. Fraser ultraterrena in "Beatrix" e "Otterley".

nebraska82 (ha votato 8 questo disco) alle 11:49 del 13 maggio 2011 ha scritto:

ottimo

lakitu (ha votato 10 questo disco) alle 12:01 del primo luglio 2011 ha scritto:

Il disco che ha squarciato il velo

Alfredo Cota (ha votato 9 questo disco) alle 12:58 del primo novembre 2011 ha scritto:

Puro estetismo "dècadent" e preraffaelita, un massaggio sulle tempie con brivido: etereo e cristallino come l'ugola della Fraser, ricamato e merlettato come i tappeti sonori di Guthrie e Raymonde. Luccica.

suzuki1971 (ha votato 9 questo disco) alle 15:09 del 6 febbraio 2012 ha scritto:

I MIEI 16 ANNI SCURI E FANTASTICI

Meraviglioso viaggio senza ritorno in un incanto meno astrale di Victorialand e più omogeneo di Head over Heels, è probabilmente il loro disco più forte. Ma tutta la discograifa compresi gli Ep!!! sono disseminati di troppe perle preziose.....

Chuck (ha votato 10 questo disco) alle 19:34 del 10 febbraio 2012 ha scritto:

Pura magia sonora

Vatar (ha votato 10 questo disco) alle 19:46 del 5 agosto 2016 ha scritto:

Sicuramente il miglior disco di questa meravigliosa band, rimane ancora uno dei dischi che ho ascoltato maggiormente nella mia vita, capolavoro!

FrancescoB (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:57 del 6 agosto 2016 ha scritto:

Non sono mai stato un grande Cocteau fan. Ma per questo lavoro l'eccezione è obbligatoria: disco meraviglioso, codifica il dream pop e al contempo si pone già quasi oltre.