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R Recensione

5/10

DIIV

Oshin

Il movimento legato alla Captured Tracks e agli incroci tra dream pop e shoegaze che stanno segnando molto indie recente ha partorito, con questo “Oshin” dei DIIV (ex Dive), il suo disco quintessenziale, e sia detto nel senso deleterio. Qua si ritrovano a raccolta tutti i caratteri che hanno fatto il genere, declinato con leggere varianti dai vari Beach Fossils (di cui il leader dei DIIV è chitarrista), Wild Nothing, Craft Spells, Real Estate, The Drums, Smith Westerns, Tamaryn, Desolation Wilderness, persino The Pains of Being Pure at Heart, e via dicendo. Ma si ritrovano per guardarsi allo specchio e dirsi quanto sono bellini con una pashmina in più.

Si ritrovano, soprattutto, in canzoni che troppo spesso girano melodicamente a vuoto. Costruiti su arpeggi chitarristici fatti e suonati con lo stampino, i pezzi non trovano nessun riscatto nelle linee vocali, al solito immerse nel riverbero e sprofondate nel suono fino quasi a diventare delicata poltiglia color pastello. Ne escono dei Beach Fossils reinterpretati da una cover band in pantaloncini corti dei My Bloody Valentine, e per lo più si traccheggia in momenti strumentali molto scolastici (nei due pezzi propriamente strumentali ma anche nei moltissimi passaggi a vuoto di “Past Lives”, “Air Conditioning”, “Earthboy”, “Oshin” ecc ecc), cui non basta per redimersi la ballabilità data da una batteria post punk che tira sempre uguale a se stessa.

Si segnala, al più, qualche episodio neworderiano (“Wait”) e i due singoli che ai tempi pre-internet avrebbero fregato l’ascoltatore fiducioso che si fosse azzardato a comprare il disco: “How Long Have You Known” (che sembra dei Drums, a dire il vero, e che viene praticamente autoplagiata in “Sometime”, tanto per dire quante poche idee girino in questo disco) e soprattutto “Doused” funzionano, quest’ultima bella post punk quadrata, senza annacquamenti, diritta sul basso come un treno, come se fosse uscita dal revival mid-‘00. Da tenere per le feste a tema Cure.

Il resto è buono come documento fedele dell’indie anni dieci. Nella sua versione non riuscita.   

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 6 voti.
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Dr.Paul 5,5/10
Cas 7/10
mavri 7,5/10

C Commenti

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Cas (ha votato 7 questo disco) alle 11:08 del 23 luglio 2012 ha scritto:

"Ne escono dei Beach Fossils reinterpretati da una cover band in pantaloncini corti dei My Bloody Valentine"? Ficata! A parte gli scherzi, la "scena" surfedelica non mi ha quasi mai stufato. Se poi le si aggiunge un pò di corporalità in più (come mi è parso dal primo ascolto di questo Oshin), be' tanto meglio. Insomma, nonostante la dose di autoreferenzialità sia piuttosto alta (certo non un buon segno per dei quasi esordienti) non nutro troppo astio nei confronti di questa pseudo scena (come ho più volte dimostrato eheh). Vediamo cosa succede ad ascolti ripetuti...

target, autore, alle 11:11 del 23 luglio 2012 ha scritto:

No, ma anch'io non nutro troppo astio per questa scena, anzi. Tutti i dischi delle band che cito nel primo paragrafo a me sono variamente piaciuti. E' questo che mi suona vuoto. Tanta maniera e pochissime idee. Mi dirai!

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 11:20 del 23 luglio 2012 ha scritto:

contaci!

ThirdEye (ha votato 7 questo disco) alle 21:39 del 23 luglio 2012 ha scritto:

Mah. A me è piaciuto un botto...

Dr.Paul (ha votato 5,5 questo disco) alle 0:01 del 25 luglio 2012 ha scritto:

concordo con targ volevo votare 5,5 ma ho sbagliato pardon!