R Recensione

5,5/10

Helen

The Original Faces

Prendiamolo come un divertissement, uno svago. Liz Harris, dopo un lavoro di grazia smisurata (“Ruins”, 2014) veste i panni di un noise pop sghembo e sfocato, solo lontanamente memore delle fascinose atmosfere dei lavori a nome Grouper. Gli Helen, trio formato assieme a Jed Bindeman e Scott Simmons, danno sfogo a dodici pillole shoegaze memori tanto di uno shambling pop in salsa C86, tanto di frammenti di più grossolana materia sonica (gli Eternal Tapestry di Bindeman?).

Il risultato, ahimè, non è dei più soddisfacenti. L'afflato ambient pop tanto caro alla Harris fa la differenza in pochi episodi (“Ryder”, con quel basso giocoso a portare avanti strati di riverberi polverosi ed eterei, “Violet”, dove gli strati vocali sono incredibilmente levigati e immateriali), mentre nel complesso questo “The Original Faces” procede confuso, alternando scialbe canzonette indiepop ("Covered in Shade", "Right Outside”), gravi bozze heavy (“Felt This Way”, e “Motorcycle”, nonostante quest'ultima covi un'anima intimamente dreamy) e vaghi impasti shoegaze (“Allison”, “Dying All the Time”).

Un divertissement, dicevamo, che purtroppo non diverte, apparendo invece uno svogliato modo per ammazzare il tempo, incapace di mostrare una qualsivoglia direzionalità o intenzionalità. Chitarre sfilacciate, vocalizzi iper-diluiti e giri di basso ciondolanti (a Simmons, più che alla Harris, il compito di tratteggiare le linee melodiche), il tutto buttato nel mucchio alla rinfusa. Un episodio da dimenticare in un percorso che sembrava avere imboccato una strada dorata.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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target 7/10

C Commenti

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target (ha votato 7 questo disco) alle 10:33 del 17 settembre 2015 ha scritto:

In totale disaccordo. Da adoratore di Grouper (e di certo shoegaze più scanzonato) lo trovo un disco molto godibile, con il basso che genera melodie spesso sfacciatamente facili e quasi giocose, le chitarre che insozzano e la voce che rende più accessibili le nebbiose malinconie della Harris. I pezzi sono spesso soltanto rapidi bozzetti, ma in successione sprigionano una loro leggera armonia, che tiene. Disco molto settembrino. Stupenda "Dying all the time".