R Recensione

8/10

Hope Sandoval & The Warm Inventions

Through The Devil Softly

Se lei è una che di nome fa Hope, e non la si vedeva in giro da almeno otto anni, e tu uno che in presenza d’una bella ragazza non può fare a meno di pronunciare la sua battuta, non dico proprio come il Presidente ma quasi, ti viene spontaneo salutarla sorridendo che chi non muore si rivede e la speranza, non a caso, è l’ultima a morire. Lei che poi è sempre stata una un po’ così. Ineffabile. Non una che se la tira, attenzione, ma una un po’ timida, inquieta, riservata. Una dalle occhiate brevi e dai lunghi silenzi. Una che gioca a nascondino col suo pubblico perché tutti quegli occhi puntati addosso la mettono ancora un po’ a disagio. A tal punto che la maggior parte dei suoi concerti si svolgono in penombra, appena rischiarati da un flebile controluce. Insomma: una da lume di candela, in tutti i sensi.

Come nello splendido autoscatto che lei stessa ha scelto per la copertina del nuovo Through The Devil Softly. Secondo album a firma Hope Sandoval & The Warm Inventions - dopo quella misconosciuta ma inestimabile gemma del 2001, Bavarian Fruit Bread - l’informale gruppo formato da lei e da Colm O’Ciosoig (ex batterista dei leggendari My Bloody Valentine), con la collaborazione fissa di Alan Browne al basso e quella occasionale di altri validi musicisti, a seguire di qualche anno lo scioglimento dei Mazzy Star. Through The Devil Softly è un’opera che alimenta, nell’atmosfera e nelle scelte dell’arrangiamento, un flebile quanto distintivo cordone ombelicale con il retaggio onirico e psichedelico delle lontane band d’origine dei due autori/produttori, ma, raffrontata al disco d’esordio, mostra, a livello di suoni e di scrittura, un’impronta roots decisamente più marcata: dream folk, country, ingiallite nostalgie west-coast, venature jazzy e blues.

Un sound curato e minimale. Meno vario e più continuo rispetto a Bavarian. Un flusso prevalentemente acustico che si regge, intervallato da gradazioni sottili, talvolta appena percettibili, su un equilibrio fragile ed esiziale. E permette alla voce della Sandoval di risaltare al massimo della sua bellezza e di fare ancora una volta la differenza. Così chiaramente enunciate, Warm e Softly sono, e non potrebbero essere altrimenti, le parole chiave, rivelatrici dell’ennesima grande prova di questa suadentissima e sensualissima chanteuse della psichedelia più intima, confidenziale, crepuscolare. Col suo canto da sirena a guidarci lungo le undici tracce sulla sabbia di questo sogno lucido.

Apre Blanchard, brezza calda del deserto che geme e sospira il contrappunto, chitarra, voce, spazzole (chiazze di piano nel ritornello) e strie di slide. Wild Roses: California uber alles, l’armonica tra le labbra, svenevole, trasognata, David Crosby & Joni Mitchell. Da costa a costa, Set The Blaze, alle pendici degli Appalachi, reminescenze celtiche (nel picking) che si arricchiscono di fantasmagorie gotiche (violoncello, controcanti spettrali, glockenspiel). Poi Thinking Like That, un valzer campestre venato di jazz. Poi verso sud: There’s A Willow litania southern, ipnotica, country che diventa psichedelia slo-core, e Trouble chitarra elettrica in evidenza, lentone spezza-cuori per brokeback cow-boys solitari in qualche balera delle lost highways. Fall Aside, straordinaria, raga-folk pellerossa, pelli percosse, banjo e organo che s’inseguono in giri concentrici. E ancora: Satellite, noir in bassa fedeltà, fruscii vinilici e tinni d’accompagnamento, come lucciole nella calura asfissiante della notte, David Lynch e “Cuore Selvaggio”. Poi blues, per chiudere in bellezza, For The Rest Of Your Life, rarefatto, propiziatorio, col basso enfio ed effettato dal delay che si propaga tremolante come un’onda d’urto e lei, lupetta solitaria, che ulula (sexy, ma arrossendo un po’) nell’inciso.

E se la Speranza, come diceva Aristotele, è un sogno fatto da svegli, in questo caso l’unico rimpianto è che duri soltanto una cinquantina di minuti.

LINK:

- Sito Ufficiale: www.hopesandoval.com

- Myspace: www.myspace.com/hopesandoval

VIDEO:

- "Wild Roses" (audio): http://www.youtube.com/watch?v=PPoFy5tk1qI

- "Blanchard" (audio): http://www.youtube.com/watch?v=xbh-YsSFl_U

- "Trouble" (audio): http://www.youtube.com/watch?v=OGj-dntDsVY&feature=channel

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 8 voti.
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target 6/10
krikka 8/10
REBBY 6/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 17:01 del 15 ottobre 2009 ha scritto:

Io l'ho ascoltato bene solo 2 volte, ma sono un

pochino deluso. In teoria qui ci sono tutti gli

ingredienti giusti, ma per ora l'impressione è

che dopo un ottimo inizio (il primo brano) il

disco "si ammoscia e si trascina avanti senza guizzi". Lo riascolterò di sicuro e spero tanto

di cambiare idea, comunque.

Lezabeth Scott (ha votato 8 questo disco) alle 11:35 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

Anche Blow Up dice più o meno la stessa cosa. Ma non riesco a capire perchè. A me sembra un disco sublime nella sua fragile armonie, nel suo equilibrio scarno e minimale. E le ultime canzoni (ad esempio "Satellite" e "For The Rest Of Your Life") mi sembrano belle quanto le prime

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 18:50 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Giuro che non me ne ero accorto (sono spesso in

disaccordo con le loro rece, con SIB poi), stasera

controllo ...(eheh). Immaginavo che a te piacesse

(pensando ai tuoi gusti, oramai un pochino ci si

conosce). Ieri L'ho ascoltato ancora, anche se

non sempre con attenzione, e ho notato anch'io

For the rest of your life (che è una delle prime

però), ma ho raggiunto mia moglie proprio mentre

iniziava Satellite ...

Lezabeth Scott (ha votato 8 questo disco) alle 19:25 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

RE:

No, ma infatti è una coincidenza che i può stare, non volevo insinuare nulla di male. Si "For The Rest..." è tra le prime 4, è che...vabbè ormai s'è capito che non ce l'ho originale e le ascolto un po' a caso

Lezabeth Scott (ha votato 8 questo disco) alle 19:26 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

RE: RE:

A caso nel senso: in ordine casuale, non quello della tracklist.

target (ha votato 6 questo disco) alle 17:48 del 18 ottobre 2009 ha scritto:

Niente. Sto con Rebby nel giudizio complessivo (il Rebby dei primi 2 ascolti: non so se poi cambierà idea..., anche se non ho avuto l'impressione di un calo finale (ma di una sostanziale omogeneità qualitativa). Impeccabile la disanima coaccesca, ma alle mie orecchie il disco fa molta fatica a uscire dall'evocatività spettacolare della voce della Sandoval. Qualcosa di simile l'ho provato con l'ultimo della Fortino (e qualche pezzo, tipo "Fall aside", con il suo spiritualismo desertico, è molto vicino alle cose di Tiny Vipers). Per me: grande intensità umana, ma non una qualità compositiva all'altezza.

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 19:57 del 25 ottobre 2009 ha scritto:

raffinata ed elegante. Sulla lunga un pò troppo monocorde ma notevole per la classe e l'intensità espressa. Un'altra fanciulla da tenere buona per le serate in cui si vuole far colpo sulla propria donzella