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R Recensione

5/10

Keep Shelly In Athens

At Home

È purtroppo dimenticabile il primo disco sulla lunga distanza dei greci Keep Shelly In Athens, che negli anni scorsi avevano rilasciato una serie di Ep tra chillwave e lounge balearico di ottima fattura. “At Home”, che a dispetto del titolo nasce durante i lunghi tour americani che i due si sono concessi in questo periodo di riscontri yankee diffusi, tiene l’attitudine sonora ’90 della loro elettronica, ma la pasticcia con basi inutilmente corpose e con pezzi (ora sempre cantati) poveri a livello compositivo.

L’esito è un dream pop appesantito da beat troppo calcati, tra i quali Sarah P. sembra spersa, tanto che la sua voce è spesso distorta per darle un’aggressività che proprio non le compete (“Higher”, “Madmen Love”). Ai synth RΠЯ ha perso la fantasia e la leggerezza degli esordi, sostituita da un’abrasività che cerca spesso l’effetto ruvido o lo stacco rabbioso, finendo in affanno o in un vicolo cieco, attraverso suoni tutti rimasticati (“Hover”, “Time Exists Only To Betray Us”). Come se i Saint Etienne (si parva licet) avessero voluto fare un disco di rottura e lacerazione in stile The Knife (“Knife”, appunto). Non nelle loro corde. Ne risulta stravolta, in particolare, l’attitudine chill out e ‘d’atmosfera’, che era proprio dove i Keep Shelly In Athens andavano forte.

E così la cosa migliore del disco è l’unico ripescaggio (“DIY”, dall'ep “Our Own Dream”), accanto ad alcuni numeri electro-pop (“Room 14”, come se fossimo nel 1995, "Ostende") e a riemersioni glo-fi (“Recollection”) che si fanno ascoltare ma nulla aggiungono a quanto la band aveva già detto. Anche perciò, oltre che per la ripetizione vuota di certi pezzi (“Flyaway”), i 52 minuti di “At Home” risultano difficili da giustificare.

Un po’ di panchina farà bene.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 2 voti.
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salvatore 4,5/10

C Commenti

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salvatore (ha votato 4,5 questo disco) alle 13:51 del 26 settembre 2013 ha scritto:

Che strazio e che peccato! L'unica cosa è provare a dimenticare...